"La migliore versione di me? È quella coi capelli come quelli di mio fratello Khéphren". Scherza così Marcus Thuram quando, nel corso dell'intervista rilasciata al magazine Onze Mondial, quando gli viene ricordata una battuta a proposito della sua volontà di cercare sempre la versione migliore di se stesso. Tornando serio, l'attaccante dell'Inter spiega poi: "La versione migliore di me sarebbe quella in cui riesco ad avere la padronanza di tutti gli aspetti del gioco. Quando magari vedi un match alla televisione, puoi dire: 'Ma non ha visto questa cosa?'. Perché hai un angolo di visuale più ampio e sullo schermo vedi tutto quello che succede sul campo. Il mio sogno è quello di entrare in campo un giorno e avere una visione di gioco come se guardassi il campo dall'alto verso il basso. E quindi non sbagliare nulla: 100% di scelte positive, 100% di efficacia, 100% di tutto".
Ma pensi sia possibile?
"Tutto è possibile nel calcio. Ad esempio, quando Neymar giocava nel PSG, dava l'impressione che controllasse tutto in campo. Anche Benzema era uno che vedeva prima il gioco. Ecco, io aspiro a diventare così".
La cosa più difficile nel calcio è segnare. Qual è la tua opinione?
"È vero, però la cosa ancora più difficile è mantenere la costanza nel segnare reti. Ormai non serve più che la gente pensi se tu riesca a segnare oppure no: entri in campo e segni, stop. Un po' quello che fa Erling Haaland. La gente ormai banalizza le cose. Ma quello che fa Haaland, come quello che ha saputo fare Lionel Messi o Cristiano Ronaldo è incredibile. Tutti possono segnare un gol; ma segnare tanti gol in una, due, tre stagioni è qualcosa fuori dal comune. Bisogna capire che una volta che segni tanti gol, diventi un bersaglio. La gente presta attenzione nei tuoi riguardi, gli avversari preparano delle cose contro di te. E malgrado tutto questo riesci a segnare. La sfida più dura è quella di saper segnare tante reti sul lungo periodo".
Ma quando penserai di arrivare al tuo massimo livello?
"Quando avrò saputo gestire tutto quello che devo gestire. Se mi chiedi un'età, però, non posso dartela".
Quali sono gli attaccanti del passato che hai potuto analizzare?
"Quando ero piccolo guardavo Adriano e Ronaldo il Fenomeno. Ora però non studio più nessuno. Se però devo citare il nome di un attaccante che guardo con attenzione da quando ho iniziato a giocare, ti dico Karim Benzema. E direi di fare lo stesso ad un bambino che mi chiedesse quale attaccante studiare. Perché Benzema è tutto, è un vero computer del calcio: tu gli esponi i problemi e lui in un secondo ti dà le soluzioni. È il ChatGPT del calcio, poi ha una cultura del calcio e una cura dei dettagli allucinanti".
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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