"Sono rinato grazie alla pazienza. E a Donadoni. Quando sono arrivato a Parma mi ha detto: “Se vuoi tornare quello di prima, devi lavorare. So che ce la puoi fare, dipende da te”. Parole che mi hanno dato serenità". Così Ezequiel Schelotto alla Gazzetta dello Sport. "La fede mi ha salvato. Ho passato un brutto momento, un paio di anni fa. Vivevo al limite, sempre fuori alla sera, notti in discoteca, nei bar, brutta gente che mi girava attorno, ubriachi, spacciatori... Non mi riconoscevo più. Sono rinato grazie alla fede e all’aiuto della mia famiglia.

E adesso, a fine maggio, mi sposo con Gisela. La vita è incredibile: un cambiamento simile non l’avrei mai immaginato. E poi conosco bene le difficoltà. Nel 2001 c'era la crisi in Argentina, mia padre perse il lavoro. Vedevo le persone che non avevano soldi e per mangiare andavano a rubare nei supermercati. Per questo adesso cerco di dare una mano. Nel quartiere di Guernica, a Buenos Aires, presto aprirò una fondazione per aiutare i bambini poveri. E per il mio matrimonio non voglio regali: gli invitati raccoglieranno soldi che destinerò in beneficenza". Sul corpo si è tatuato la frase «Io sono il padrone del mio destino. Io sono il capitano della mia anima». Come mai?
"L’ho imparata guardando “Invictus”, il film su Nelson Mandela. Quelle parole, scritte sulla mia pelle, raccontano più di ogni gesto, più di ogni azione, più di ogni dribbling chi sono e che cosa desidero". 

Sezione: News / Data: Sab 10 maggio 2014 alle 10:34 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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