Tutto quello che è successo dentro e fuori San Siro in occasione di Inter-Napoli dello scorso 26 dicembre, dalla morte di Daniele Belardinelli ai cori razzisti a Kalidou Koulibaly, ha riaperto il dibattito sulla gestione degli ultras e sulla sicurezza negli stadi. "Cinque anni fa, durante una riunione al Viminale con il capo della polizia Manganelli e la ministra Cancellieri, con una situazione più o meno analoga, sostenni la tesi che serviva una cura diversa dai provvedimenti del passato, visto che Daspo e tessera del tifoso non sono bastati - dice il presidente del Coni Giovanni Malagò a Circo Massimo, parlando a Radio Capital -. Cosa bisogna fare? Cito sempre quello che hanno fatto gli inglesi: hanno fatto delle leggi speciali, processi per direttissima, sono stati duri sul profilo della pena, dopodiché la partita si è chiusa. Chiaro che per tutto questo c'è stata una congiuntura favorevole, perché si è andati in parallelo con la costruzione di nuovi impianti".

Intanto il ministro dell'interno Matteo Salvini dice no alle curve chiuse e alla sospensione delle partite, quasi stia strizzando l'occhio agli ultras: "Gli ho sentito dire che ognuno deve fare il proprio mestiere, e io mi devo occupare di sport - aggiunge Malagò. Non c'è dubbio che chi fa il ministro degli interni ha oneri e onori di prendersi la responsabilità di come gestire queste cose. Se ritiene che questa sia la cosa migliore...".

Il Napoli e il suo allenatore Ancelotti hanno detto che si fermeranno se dovessero esserci nuovi cori razzisti: "Darei ragione al 100% al Napoli e ad Ancelotti, ma non si possono fare le regole loro - risponde il numero uno del Comitato Olimpico. Se le regole se le fa una squadra o un allenatore, è finita. Non si può fare".

Le società spesso conoscono gli ultras, a volte li tollerano: «La società non deve avere nessun tipo di connivenza, complicità o tolleranza nei confronti di queste persone - chiarisce Malagò. E se si scoprisse che questo avviene, le sanzioni devono essere altrettanto, se non più pesanti, di quelle per i tesserati. Questo è il contrappeso della legge che andrebbe fatta nei confronti del cittadino pseudotifoso o quello che sia e la società. Tenete presente che tutto questo va inserito in un contesto che rappresenta, a torto o a ragione, un caposaldo della giustizia sportiva, cioè la responsabilità oggettiva. All'atto pratico: di chi è la colpa? Se la colpa è di una singola persona che fa una cosa da matto, si può dire che la società non c'entra; se lo fa tutta la curva - conclude Malagò - è più difficile sostenere che la società non abbia responsabilità oggettiva". 

Sezione: News / Data: Ven 11 Gennaio 2019 alle 16:06
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
Vedi letture
Print