"Direi 'finalmente'! Era tanto che il popolo nerazzurro aspettava lo scudetto, che per la proprietà rappresenta un obiettivo raggiunto e anche un nuovo inizio. L'Inter, con il gruppo Suning, è cresciuta gradualmente e in campo, grazie all'allenatore, ha trovato il perfetto equilibrio. Questa vittoria si spiega soprattutto qui". Parole e musica di Youri Djorkaeff, intercettato da La Gazzetta dello Sport nel day after del 19° scudetto nerazzurro.

Su Conte, all'inizio, aveva dei dubbi.
"Da interista, faticavo a immaginare un simbolo bianconero sulla nostra panchina. Antonio è stato bravissimo, eccezionale a individuare il modo che gli avrebbe permesso di inserirsi nel mondo nerazzurro: doveva essere 'vero', genuino. L'ha capito e oggi gli faccio i complimenti: ci ha messo entusiasmo, forza e grinta, ciò che è mancato negli anni passati".

Attualmente Lukaku è...
"Uno dei cinque più forti del mondo. E non sono d'accordo con chi afferma che, magari nel Bayern Monaco, segnerebbe di meno: pure lì farebbe una valanga di gol! Ho seguito la crescita di Romelu, mi è sempre piaciuto: ha fame e cattiveria, è un grande lottatore. Spesso fa la 'guerra' da solo: non è semplicemente un attaccante formidabile, è anche un meraviglioso uomo-spogliatoio. Il simbolo dello scudetto è lui".

A questo punto, i tifosi sperano di fare strada anche in Champions.
"Per farcela c'è bisogno di molte cose: serenità all'esterno del campo e grande qualità all'interno, ciò che tutte le big hanno. In ogni caso, non dimentichiamoci che per vincere servono pazienza e parecchio denaro. Pensate a Psg e Liverpool: quando hanno iniziato a spendere prima di raggiungere certi risultati? Il tempo è necessario, anche se capisco che per la tifoseria non sia così semplice da capire. Solo il mio amico Zidane arriva sempre in fondo, anche se gli anni passano e i giocatori cambiano in continuazione: non so come faccia il Real Madrid...".

A Milano ha conquistato solo una Coppa Uefa: un rammarico?
"In realtà avrei vinto anche uno scudetto... Non può essere un caso che, a distanza di tantissimi anni, si parli ancora della stagione 1997-98. A parte ciò, nonostante in bacheca non ci sia quel titolo, la nostra squadra è rimasta nella storia: eravamo un gruppo affiatato, capace di entrare nel cuore della gente. E non parlo solo degli interisti".

Anche grazie al mister.
"Simoni non era l'allenatore più famoso, ma per noi era semplicemente perfetto. Gli volevo tanto bene".

A Lippi, probabilmente, meno.
"L'Inter è dentro di me, ma con il suo arrivo non avrei mai potuto continuare".

Sezione: News / Data: Lun 03 maggio 2021 alle 18:03 / Fonte: Gazzetta.it
Autore: Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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