Davvero in pochi se lo sarebbero aspettati. Proprio in quelle due partite che potevano serbare altri sei punti fondamentali per la rincorsa ai posti Champions, il motore dell’Inter si è bruscamente inceppato. Brutte disattenzioni in difesa, poco ordine e scarsa lucidità nel costruire la manovra sono i dati più allarmanti delle ultime due uscite dei nerazzurri contro Lecce e Palermo. La caduta in Puglia sarebbe potuta apparire come uno stop necessario, dovuto alle fatiche di una straordinaria rincorsa. E invece anche contro il Palermo la squadra di Ranieri sembra aver di colpo perso la bussola. Il tutto dopo aver sconfitto il Milan nel derby e la Lazio, vittorie che facevano vagheggiare a obiettivi più ambiti del terzo posto. Con altri sei punti in saccoccia, cinque in più di quelli poi ottenuti, a quest’ora l’Inter si troverebbe lì, appaiata insieme all’Udinese a tre lunghezze di distacco dalla Juve, che attende comunque il recupero contro il Parma. Con il Palermo ci ha pensato un Milito stratosferico a tenere a galla i nerazzurri facendo poi sognare una vittoria che si sarebbe dovuta difendere con i denti e che invece è stata clamorosamente buttata a mare negli ultimi minuti.
I dilemmi che accompagnano la squadra sono i sempre i soliti. Quanto pesa il rombo esatto dal rientro di Sneijder? In che modo si potrà sopperire alla partenza di Thiago Motta, elemento fondamentale nella formazione di Ranieri? Domani a Roma il tecnico non conterà né su Alvarez né sull’olandese, ancora una volta alle prese con un nuovo infortunio, e tornerà ad affidarsi saggiamente al 4-4-2. Eppure contro la Lazio la rimonta è avvenuta anche grazie all’ingresso di Wesley. E in campo non c’era Thiago Motta. Rombo o non rombo, all’Inter manca quella spinta mentale con cui era riuscita a incanalare la serie di sette successi consecutivi. A Lecce sono venute meno le idee in avanti e la voglia di ottenere un risultato largamente alla portata. Contro il Palermo si è fatta sentire moltissimo l’assenza di Samuel, ma non può essere stata l’unica causa dei quattro gol incassati a San Siro. C’è chi ha notato, non a torto, qualche somiglianza con l’Inter di Leonardo. Poco supporto offerto dalla mediana al reparto arretrato e lacune paurose davanti alla porta di Julio Cesar. Cali d'attenzione e difetti tattici a cui Ranieri dovrà porre un freno.
Il mister nerazzurro, che nelle scorse settimane sembrava aver trovato la formula vincente, deve di nuovo mettersi all’opera per capire come far ripartire il meccanismo. Domani potrebbe scegliere Poli dal 1’, uno dei più in forma nel pareggio di mercoledì. Un eventuale innesto di Palombo servirebbe invece a dare le geometrie necessarie dopo la perdita di Motta. In difesa torna Samuel ed è già una garanzia. In avanti non può pensarci sempre Milito, ecco perché in futuro non sarebbe da scartare un ipotetico 4-2-3-1, il modulo che ha fatto le fortune nerazzurre nell’anno del Triplete e che con i due mediani servirebbe a tappare i buchi tra difesa e centrocampo. Alvarez, Sneijder e Guarin, una volta che i tre rientreranno dai rispettivi problemi fisici, possono perfettamente adattarsi a fare da rifinitori alle spalle dell’unica punta, che sia il Principe o Pazzini, che in tal caso non si pesterebbero i piedi a vicenda. Il colombiano può integrarsi nel modulo giocando a destra. Un altro che attende di tornare in corsa è Diego Forlan, che potrebbe rientrare nella gara di Champions col Marsiglia. Le soluzioni ci sono ma vanno accuratamente selezionate. Perché da domani si riparte da una sfida complicatissima, seguita da un ciclo di impegni cruciali. Dopo Roma i due match abbordabili in casa di fronte a Novara e Bologna, contro cui non vanno ripetute le amnesie di mercoledì, poi sarà già tempo d’Europa. Il 22 febbraio si vola quindi alla volta di Marsiglia per l’andata degli ottavi di Champions, quattro giorni dopo, la trasferta bollente in casa del Napoli. A fine mese l'Inter avrà già fornito le sue risposte sul campo.
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