Una partita senza senso, un risultato bugiardo in una settimana in cui nel mondo del calcio è successo di tutto. L’Inter perde una ghiottissima occasione a La Spezia, non riuscendo a imporsi sulla squadra di Italiano, ma mantiene invariato il suo ruolino di marcia verso lo Scudetto. La squadra di Conte esce stizzita dal turno infrasettimanale perché ha perso due punti contro un ottimo Spezia, organizzato benissimo da Italiano, che sfrutta l’unico tiro in porta della serata per agguantare il vantaggio e resistere stoicamente. Lato Inter, il rammarico più grande è un paradosso: negli ultimi 180’, ha subito due gol da un solo tiro in porta.
Peccato, perché il Milan aveva involontariamente fornito un assist eccezionale alla squadra di Conte - che però non è riuscita a capitalizzare la solita mole di gioco in novanta minuti di fuoco. Poco male, per ora: le prossime tre partite saranno fondamentali. Verona, Crotone e Sampdoria: 9 punti per coronare il sogno.
BLACK OUT - Se aveva avuto due mesi di spolvero, negli ultimi 4 giorni Handanovic è ricaduto nel baratro di inizio stagione, quando una serie di errori aveva fatto fortemente vacillare il suo futuro. Handa ha portato all’Inter almeno sei punti fondamentali, contro il Milan nel derby di ritorno e all’andata contro il Napoli. Qui e là, tuttavia, nel percorso ha disseminato una serie di errori madornali, che sono spesso costati punti alla squadra.
La leadership del capitano non si discute, ma è legittimo iniziare a immaginarsi prepotentemente un futuro in cui Handanovic passi il testimone al suo erede - ancora da identificare. Perché più della papera fortuita contro il Napoli, la saponetta sul tiro di Farias è davvero fatale: in un campo in cui il Milan ha perso, la Juve per vincere ha dovuto ricorrere a Ronaldo dalla panchina e in cui l’Atalanta ha fatto 0-0, regalare un gol è delittuoso.
FATTORI - Oltre all’errore di Handanovic, l’Inter nei primi 20’ fa fatica a trovare la giusta dimensione. Questo perché la catena di sinistra non ingrana, con Perisic di ritorno dal 1’ ed Eriksen e Bastoni che non riescono a trovare la giusta posizione. Dall’altro lato, invece, Hakimi sgasa in continuazione, tanto che a un certo punto è lo stesso Conte che lo benedice: “Sfruttiamolo di più”, urla ai suoi. Il marocchino accelera che è un piacere e semina scompiglio fra gli avversari che non lo prendono mai: il controllo con cui si aggiusta il pallone per crossare verso Perisic è un gioiellino d’istinto, anche se nella ripresa tutte le sue discese non riescono mai a trovare il bersaglio grosso - oltre all’assist per Lukaku, in cui sfortunatamente lui parte in fuorigioco.
CALMA - E’ inutile negarlo, l’Inter inizia a sentire il peso delle partite. Quando manca così poco al traguardo, ogni pallone è fondamentale e i calciatori sono consapevoli di non giocare solamente per i tre punti. C’è molto di più in palio, ma Conte deve essere bravo a gestire le energie di tutti: la consapevolezza di questa squadra c’è, anche perché oltre al gol regalato lo Spezia non crea altre occasioni, anzi - è un monologo dell’Inter. Del resto, le occasioni sono state moltissime: il doppio palo di Lautaro, i due gol annullati, le grandi parate di Provedel, un paio di errori di misura sottoporta. E’ stata davvero la sagra dell’assurdo, con quell’errore all’inizio che è costato di fatto una gestione tranquilla del risultato.
Ora l’Inter non deve fare l’errore di iniziare a eseguire calcoli. Dietro stanno battagliando per la Champions League, quindi non ci saranno prigionieri né attimi di riposo. Ma il momentum è tutto dalla parte dell’Inter, che si trova nelle condizioni migliori per arrivare fino in fondo. Certo, alcuni pezzi da novanta sono sembrati stanchi: Lukaku e Brozovic su tutti ieri sera si sono fatti sentire poco, come Eriksen nel secondo tempo non è riuscito a trovare le giuste mattonelle. Ma la strada è tracciata e bisogna seguire il percorso.
SUPER - Ma come, arrivare fin qui senza fare nemmeno un accenno alla SuperLega? Il discorso di Marotta prima della gara è stato molto chiaro, in questo senso. La Super League è stato un capitolo che con il campo centrava poco, perlomeno in questa fase. Era un progetto economico e politico che ha sconvolto il mondo del calcio e - francamente - tirato fuori il peggio da diversi protagonisti. Quella che sembrava prospettarsi una lunga partita a scacchi si è trasformata in una ritirata lampo. Non ci sono vincitori né vinti, ma persistono le domande e i dubbi su di un sistema che deve ancora trovare il modo di rinnovarsi, diventando più sostenibile. Ma a oggi, l’unica cosa che conta, sono i prossimi 9 punti. Per tutto il resto, ci sarà tempo.
VIDEO - TRAMONTANA: "SPIACE PER HANDANOVIC, MA ORA GLI ERRORI COMINCIANO AD ESSERE TANTI"
Autore: Marco Lo Prato / Twitter: @marcoloprato
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