È stato uno dei cannonnieri più formidabili e letali dell'ultimo ventennio. Hernan Crespo ha segnato centocinquantaquattro gol in Serie A, suddivisi con le maglie di Parma, Lazio, Inter, Milan e Genoa, e oltre trecento in carriera. Il primo sigillo della sua avventura italiana avvenne proprio a San Siro contro l'Inter: un match perso 3-1 dai ducali all'epoca allenati da Ancelotti. Milano era dunque nel suo destino. Infatti gli anni più importanti della sua carriera sono trascorsi nel capoluogo meneghino, dove è riuscito ad essere amato ed osannato da entrambe le tifoserie. In rossonero l'amarezza della finale di Champions a Istanbul, persa ai rigori col Liverpool nonostante una sua doppietta. In nerazzurro alfiere di tre Scudetti e due Supercoppe italiane. Ancora oggi rimane un idolo assoluto per milioni di sportivi e calciofili, indistintamente dal tifo e dai colori indossati. Merito di un carattere speciale e di una educazione fuori dal comune. La stessa con la quale ha accolto FcInterNews.it in vista del Derby della Madonnina. Fra aneddoti, analisi tecnici (ha preso il patentino da allenatore a Coverciano) ed emozioni in libertà "Valdanito", come era soprannominato da calciatore il bomber di Florida ci introduce alla stracittadina milanese.
Domenica c'è il derby di Milano: che gara si aspetta?
"Dal punto di vista tecnico credo sarà una partita molto equilibrata e combattuta, come sempre. Il derby è sempre il derby, anche se quest'anno sono cambiate molte cose".
Rispetto a qualche anno fa quando c'era lei fra i protagonisti è in tono minore: all'epoca ci si contendevano Scudetti e passaggi del turno in Champions League. Oggi in palio un posticino in Europa League...
"Nell'osservare Inter e Milan oggi è evidente come la realtà non corrisponda alla loro storia e al blasone che hanno sempre rivestito. Credo che tutto ciò sia doluto alla fase che stanno attraversando. Un periodo particolare di transizione e cambiamenti: l'Inter ha cambiato proprietario e anche al Milan ci sono stati degli avvicendamenti nella dirigenza e in panchina. Tutto ciò ha avuto un peso importante sull'annata di entrambe. Le due squadre hanno, certamente, risentito dei mutamenti societari".
Quest'anno come ha visto le due squadre?
"L'Inter con Mazzarri ha trovato grande solidità e non perde quasi mai, anche se ha pareggiato troppe volte per essere in lizza nelle prime posizioni. I nerazzurri hanno comunque effettuato sinora un buon percorso. Il Milan adesso è in salute e ha ottenuto con Seedorf cinque vittorie consecutive. Settimana scorsa è arrivato lo stop con la Roma, ma la ritengo una normale sconfitta contro una squadra più forte".
Chi avrà maggior pressioni in questa stracittadina?
"Il derby era e resta una partita sempre decisiva per tutti. Penso sia un bivio importante per entrambe. L'Inter facendo risultato sarebbe in Europa, al tempo stesso il Milan con un bel risultato farebbe un balzo in avanti importante completando la crescita delle ultime settimane".
Lei è stato un uomo derby-decisivo: ricordi speciali che conserva?
"A Milano tutti bellissimi. Ho quasi sempre vinto e fatto risultato. Con l'Inter segnai nel 4-3 in casa del Milan l'anno del mio ritorno in nerazzurro. A differenza dei derby vissuti a Roma con la maglia della Lazio quelli milanesi rimangono nel mio cuore. Le sfide della Capitale invece sono state negative, ho perso praticamente sempre (risata ndr)...".
Domenica fari puntati sul duello Icardi-Balotelli: da grande attaccante come li vede?
"Sono due grandissimi talenti, su questo non discute. Soprattutto dal punto di vista tecnico e delle qualità che possiedono. Magari a livello di esperienza devono ancora crescere, limando qualcosina caratterialmente. A oggi il percorso di Mario è superiore rispetto a quello di Icardi per quanto riguarda le esperienze importanti vissute. Non dimentichiamoci che a quasi ventiquattro anni è stato protagonista prima all'Inter e poi in Inghilterra al City. Come attaccante da area di rigore Mauro Icardi è e rappresenta il futuro. Ha grandi doti e può fare molto bene. Icardi sente di più la porta e ha un senso del gol incredibile; mentre Mario ha più classe. Devono, però, continuare a migliorarsi, perchè hanno tutte le carte in regola per fare una grande carriera".
Con chi le piacerebbe fare coppia in campo?
"Me li godo da spettatore. Ormai io quello che dovevo dare al calcio l'ho dato e credo di aver fatto abbastanza...(ride ndr)".
Inter-Milan o Milan-Inter è passione e coinvolge visceralmente il pubblico: che effetto le faceva vivere la settimana del derby a Milano?
"Era qualcosa di speciale. Il clima e l'atmosfera che ci circondava era diversa da tutte le altre settimane. Ancora oggi conservo tanti ricordi e sono molto legato a questa città. Ti confesso una cosa...".
Prego.
"La cosa più bella che porto nel cuore è di essere stato amato e rispettato da entrambe le tifoserie. Non credo sia facile vista la rivalità, eppure anche da avversario ho avvertito calore e passione anche dai tifosi contro cui giocavo e ai quali cercavo in campo di dare un dispiacere. Ancora oggi mi manifestano affetto da entrambe le parti".
Lei ha giocato in Nazionale e alla Lazio con Diego Pablo Simeone. Molti sognano un suo ritorno in Italia, magari proprio all'Inter. Si aspettava potesse diventare uno dei migliori allenatori al mondo?
"Che il Cholo fosse un grande allenatore non avevo dubbi. L'aveva già dimostrato in Sudamerica vincendo due campionati e in Italia a Catania. Con l'Atletico Madrid ha fatto qualcosa di straordinario. Non ha l'organico di altre formazioni europee e grazie a lui e al suo lavoro ottimi giocatori come Falcao prima e ora Diego Costa sono diventati delle superstar. Mi fa enorme piacere vedere giocare la sua squadra e sono contento dei risultati che sta ottenendo. So quanta passione e impegno dedica al calcio. I suo risultati sono frutto di un lavoro incredibile che lo sta ripagando in pieno".
Autore: Nicolò Schira / Twitter: @NicoSchira
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