"Non avrei mai pensato che mio figlio sarebbe diventato calciatore dove sono cresciuto io, al Banfield. Lui al Bologna? Si parla anche di Olanda, River Plate... In tanti hanno chiesto informazioni, ma non ci sono notizie". Lo ha raccontato Julio Ricardo Cruz, ospite in collegamento con Sky Sport.
Ce lo descrivi?
"Fisicamente è simile a me, per non dire uguale. Ha più tecnica di me quando avevo la sua età, lavora tanto. Mi fa piacere perché fino a 3 anni fa andava all'università, poi ha chiesto di fare un provino e la vita gli ha regalato questo momento bello come giocatore".
Passiamo al derby: hai segnato 4 gol al Milan in carriera, a quale sei più legato?
"Tutti quelli che ho segnato sono stati speciali. Quello più bello è quello che ho segnato uscendo dalla panchina nel 2007, il pareggio dopo 11 secondi dopo il gol di Ronaldo. Vincemmo con un gol di Ibra, fu una partita speciale. Eravamo tutti felici per quella rimonta".
Con la regola dei cinque cambi, tu oggi saresti fondamentale.
"Ieri parlavo di questa cosa, io ho vissuto la mia carriera con tanti giocatori importanti: in Nazionale c'erano Crespo, Caniggia, Batistuta. Stessa cosa all'Inter: ci giocavamo due posti con Ibra, Martins, Vieri, Recoba e Adriano. Ci giocavamo due posti. Io cercavo di dare tutto quando venivo chiamato in causa, ed è andata bene. All'Inter c'erano giocatori importanti anche in altri ruoli, così come nel Milan che aveva Kakà, Sheva... Ho vissuto un calcio bellissimo, ne parlavo qualche tempo fa con Paolo Maldini, grande capitano e persona che considero un amico".
Ti piace Dzeko?
"Sì, mi piace. Io mi sono adattato al calcio moderno, Guidolin mi diceva che i centravanti cambiano col tempo perché devono giocare con la squadra. All'Inter ho sempre dovuto adattarmi".
Il rapporto con Ibra.
"Ci siamo divertiti, abbiamo vinto uno scudetto giocando in coppia. Tutti dicevano che eravamo incompatibili ma quell'anno segnammo tantissimi gol. Non ricordo perché prese la maglia numero 8, ma non mi ha mai chiesto la 9".
Te lo aspettavi ancora in campo a 40 anni?
"Dico la verità: no. Gli faccio i complimenti perché non è facile. Mi fa piacere che stia facendo bene perché è un ragazzo perbene, un grandissimo giocatore. Poi ha vissuto in un periodo in cui ci sono stati Ronaldo e Messi, per quello non ha mai vinto il Pallone d'Oro".
Ce lo descrivi?
"Fisicamente è simile a me, per non dire uguale. Ha più tecnica di me quando avevo la sua età, lavora tanto. Mi fa piacere perché fino a 3 anni fa andava all'università, poi ha chiesto di fare un provino e la vita gli ha regalato questo momento bello come giocatore".
Passiamo al derby: hai segnato 4 gol al Milan in carriera, a quale sei più legato?
"Tutti quelli che ho segnato sono stati speciali. Quello più bello è quello che ho segnato uscendo dalla panchina nel 2007, il pareggio dopo 11 secondi dopo il gol di Ronaldo. Vincemmo con un gol di Ibra, fu una partita speciale. Eravamo tutti felici per quella rimonta".
Con la regola dei cinque cambi, tu oggi saresti fondamentale.
"Ieri parlavo di questa cosa, io ho vissuto la mia carriera con tanti giocatori importanti: in Nazionale c'erano Crespo, Caniggia, Batistuta. Stessa cosa all'Inter: ci giocavamo due posti con Ibra, Martins, Vieri, Recoba e Adriano. Ci giocavamo due posti. Io cercavo di dare tutto quando venivo chiamato in causa, ed è andata bene. All'Inter c'erano giocatori importanti anche in altri ruoli, così come nel Milan che aveva Kakà, Sheva... Ho vissuto un calcio bellissimo, ne parlavo qualche tempo fa con Paolo Maldini, grande capitano e persona che considero un amico".
Ti piace Dzeko?
"Sì, mi piace. Io mi sono adattato al calcio moderno, Guidolin mi diceva che i centravanti cambiano col tempo perché devono giocare con la squadra. All'Inter ho sempre dovuto adattarmi".
Il rapporto con Ibra.
"Ci siamo divertiti, abbiamo vinto uno scudetto giocando in coppia. Tutti dicevano che eravamo incompatibili ma quell'anno segnammo tantissimi gol. Non ricordo perché prese la maglia numero 8, ma non mi ha mai chiesto la 9".
Te lo aspettavi ancora in campo a 40 anni?
"Dico la verità: no. Gli faccio i complimenti perché non è facile. Mi fa piacere che stia facendo bene perché è un ragazzo perbene, un grandissimo giocatore. Poi ha vissuto in un periodo in cui ci sono stati Ronaldo e Messi, per quello non ha mai vinto il Pallone d'Oro".
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