Alla scoperta del mondo Yann Bisseck. L'ultimo numero del magazine tedesco 11 Freunde dedica un ampio reportage-intervista al difensore dell'Inter, fresco di debutto con la maglia della Nazionale teutonica nel match di Dortmund contro l'Italia. Ripercorrendo tutti i passi della sua carriera, a partire da quando iniziò a dare i primi calci nella sua squadra locale, lo SV Adler Dellbrück. Lui dice di non essere cresciuto con l'obiettivo di diventare un calciatore professionista. I genitori, camerunensi che si sono conosciuti mentre studiavano in Germania, vogliono semplicemente che il loro figlio facesse qualcosa. "Ma a un certo punto ti rendi conto che non torni a casa dopo la scuola, ma sempre ad allenarti. Gioco lì per otto anni, senza mai farmi notare". Inizia come attaccante, per poi arretrare a ogni fase di crescita. A 16 anni iniziò ad allenarsi con i professionisti perché erano molto infortunati. Al suo esordio in Bundesliga, il suo avversario è Davie Selke. In seguito ha dichiarato: "Dopo aver vinto il primo duello di testa contro di lui, ho capito che potevo competere in Bundesliga".
Qualcosa che si concretizzerà grazie al Colonia, che a 16 anni lo ha fatto debuttare nel massimo campionato tedesco: "Immagina. Hai 16 anni. Hai appena finito la scuola. E poi all'improvviso giochi nella Bundesliga. All'improvviso, avevo 10.000 follower su Instagram. Erano tanti all'epoca. E poi c'era la spunta blu. Era pazzesco: la spunta blu! E ho pensato: Ok, ora sono qualcuno. E poi senti tutto questo: il prossimo super talento di Colonia, il prossimo Lukas Podolski. E ho pensato, le cose possono solo migliorare da qui. Ora giocherò ogni partita, diventerò una leggenda qui". Purtroppo, la sua esperienza durerà appena tre partite, perché Peter Stöger, il tecnico che aveva voluto credere in lui, viene esonerato e il suo posto viene preso da Stefan Ruthenbeck, che pur avendolo allenato nelle giovanili dei Geißböcken, preferisce affidarsi a giocatori affermati nella lotta, poi fallita, per evitare la retrocessione.
La sua carriera prosegue prima nei Paesi Bassi col Roda Kerkrade, poi al Portogallo col Vitoria Guimaraes, dove troverà una sorta di 'angeli custodi' che lo aiuteranno a perseverare nella carriera di calciatore, ovvero Jonas Carls ed Elias Abouchabaka: "Se non ci fossero stati loro, avrei concluso la mia carriera professionale. Ho più ricordi positivi del Portogallo che negativi, ma avere entrambi lì ha reso tutto più facile. Era tipo: Ok, smetto di giocare a calcio, mi trasferisco a Berlino con Elias, metteremo su un appartamento condiviso, andremo al college. Era più un'anticipazione di qualcosa che poteva essere cool". Non è un mistero che avrebbe voluto fare il medico, strada poi effettivamente intrapresa da Abouchabaka, che studia in campo farmaceutico.
Il bivio per Bisseck si è presentato quando ha ricevuto proposte dalla 3. Liga, la Serie C tedesca: "A quel punto mi sono chiesto se volevo proseguire a giocare. Perché se vai in terza divisione, potresti finire rapidamente per rimanerci. Nel migliore dei casi. Ma se fai bene in Danimarca, allora forse passerai alla seconda o alla prima divisione". E alla fine, sceglie la Danimarca e l'Aarhus grazie all'aiuto di David Nielsen, allenatore della squadra e padre di un suo compagno di squadra in Portogallo, che lo contatta proponendogli di raggiungerlo: "Lì devi concentrarti sul tuo lavoro, perché ad Aarhus non c'è davvero molto da fare". Alla seconda stagione nel campionato danese, Bisseck viene nominato miglior difensore del torneo e sogna di approdare all'Eintracht Francoforte, "un grande club, una grande struttura, un top club che giocava la Champions".
Proprio in quel momento, però, spunta l'Inter: "Mio padre mi consigliava di andare all'Eintracht. Ma come giocatore, specialmente come giocatore che ha attraversato ciò che ho passato io, forse vuoi andare al più grande club possibile". E alla fine, eccolo approdare in nerazzurro. In un universo completamente diverso, quasi alieno per lui: "Naturalmente questi sono tutti giocatori che conosci avendoli visti in televisione. Ma non sai che persone sono. È gente del tipo: 'Ok, io sono la star e tu vieni dalla Danimarca, quindi con me non parli'? Oppure sono gente tranquilla? Ho dovuto studiare un po' la situazione. Per fortuna, all'Inter tutti sono estremamente rilassati".
Bisseck spiega che il bello del suo gioco è quando riesce a neutralizzare gli attaccanti avversari, come fa il suo riferimento Antonio Rüdiger: "Te ne accorgi quando il tuo avversario inizia a lamentarsi con i suoi compagni di squadra. Quando li accusa di aver fatto un 'passaggio di merda', anche se il passaggio era perfettamente a posto. Gli attaccanti amano sempre dare la colpa agli altri. E quando succede, lo sai: sei entrato nella testa del tuo avversario". Alla fine dell'intervista, realizzata a fine gennaio a Milano, Bisseck rivela la sua ambizione: "Voglio semplicemente diventare un giocatore della nazionale. Prima o poi. E per la Germania". Missione compiuta.
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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