La Serie A ai tempi delle App. Con l’estinzione delle mitiche radioline, la contemporaneità sui nove campi del 'campionato più incerto del mondo' (copyright di Ezio Maria Simonelli) impone al tifoso da stadio di aggiungere nel kit di sopravvivenza per gli ultimi 180’ del campionato un cellulare che aggiorni sui risultati di giornata. Lotta scudetto, lotta per le Coppe europee e lotta salvezza si intrecciano in una domenica che profuma d’antico, anche se l’orologio non indica le 15. Il fischio d’inizio è stato fissato alle 20.45, quando tutto il calcio italiano si sincronizza sullo stesso fuso orario per conoscere i vari verdetti. Mentre a San Siro rotola il primo pallone di Inter-Lazio, al Tardini il Napoli lancia la sfida a distanza ai campioni d’Italia per il titolo potendo contare sul vantaggio minimo di un punto. E’ un rimbalzo continuo tra Milano e Parma, neanche se fossimo al Foro Italico per assistere alla finale degli Internazionali di Roma tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Una diretta-gol arrangiata sul posto, con un occhio buttato al campo e un orecchio alle notifiche dello smartphone. Tra un maledizione e l’altra lanciata al 5G, il pensiero degli appassionati nerazzurri prima della partita va alla finale di Champions del prossimo 31 maggio con il coro 'Ce ne andiamo a Monaco' che si alza dal secondo anello verde. Finalmente si comincia, con 4' di ritardo rispetto alla tabella di marcia. Ed è un inizio di pura foga agonistica, infarcito di errori tecnici dettati dalla fretta di sbloccare il risultato per avere un impatto anche a chilometri di distanza. Succede poco, in realtà, sul piano delle occasioni da gol: nei primi 15' se ne contano zero. L'unica situazione da segnalare arriva verso il 16', su un retropassaggio apparentemente innocuo di Nuno Tavares che Mandas gestisce con qualche brivido vicino alla linea di porta. Al 22', San Siro diventa una bolgia dopo che Daniele Chiffi fa capire che non c'è rigore su Yann Bisseck per un contatto in area lievissimo con Rovella. I replay danno ragione all'arbitro, che diventa il più fischiato in campo per altre decisioni borderline. Al 30', Federico Dimarco scalda le mani di Mandas con un mancino dei suoi: tiro troppo centrale, ma almeno è qualcosa dopo mezzora in cui gli appunti sul bloc notes scarseggiano. L'equilibrio resiste e, allora, in sala stampa si rincorrono le voci su come stia andando il Napoli: filtra l'informazione che al 33' Zambo Anguissa abbia preso un palo interno, e più di qualcuno che ascolta la notizia tira un sospiro di sollievo. Tornando al Mezza, il mirino del pubblico è sempre sul signore in completo rosso, colpevole - secondo i presenti - di due fischi sbagliati. Uno fa imbufalire anche Hakan Calhanoglu, che rischia il doppio giallo per due proteste consecutive. Il turco allontana dalla zona del calcio di punizione con un solo giallo sul groppone. Al 42', Yann Sommer non esce dalla modalità anti-Yamal e neutralizza un contropiede biancoceleste che Gustav Isaksen non riesce a concludere perché sostanzialmente calcia troppo centrale. Il colpo di scena è in coda al primo tempo: al 46' in punto, Yann Bisseck, in mischia, trova la coordinazione per mettere il pallone alle spalle di Mandas raccogliendo la respinta di Alessio Romagnoli sul tiro di Dimarco.
SECONDO TEMPO -
Al 51', Isaksen, annullato da Bastoni e ipnotizzato da Sommer, lascia il campo per far posto a Pedro, una svolta a posteriori per gli ospiti. La contromossa di Inzaghi non si fa attendere: al 56' Joaquin Correa sostituisce Mehdi Taremi. Intanto, tra i tifosi, le voci si rincorrono: si parla di un forcing del Napoli e di una traversa di Politano. Cose su cui non si può avere il controllo, meglio concentrarsi su ciò che si ha di fronte. Come il cambio fisiologico sulla fascia sinistra da parte dei padroni di casa: fuori lo sfiancato Dimarco per Carlos Augusto. Pochi secondi dopo, Boulaye Dia ha sul destro il pallone dell'1-1, ma, anche perché disturbato da un avversario, la manda a lato ciabattando d'esterno. Al 72', San Siro si ammutolisce dopo il gol di Pedro dopo un'azione rocambolesca che si macchia di giallo: il guardalinee alza la bandierina per segnalare un presunto fuorigioco. Che non c'è come confermato dalla sala VAR di Lissone. Uno a uno e palla al centro, con la classifica che torna uguale alle 20.49. Napoli ancora a +1 sull'Inter. Al 79', San Siro si rianima per una punizione guadagnata da Thuram vicino al lato corto dell'area di rigore laziale. Punizione dalla quale Dumfries trova l'incornata vincente per il nuovo sorpasso. Sempre l'olandese, all'82esimo, va addirittura vicino alla doppietta personale dando l'illusione ottica del gol ad alcuni tifosi. Esterno della rete. Gol mancato, rigore subito. Per una sciocchezza in area, non la prima, di Bisseck, che allarga il braccio e ferma un dribbling in pallonetto di Castellanos. Chiffi non vede, la coppia al VAR sì. Al 90', Pedro non sbaglia dal dischetto: Sommer intuisce ma non arriva sul pallone calciato dall''ex Barcellona. Mentre vengono segnalati i 7' di recupero, Inzaghi chiama il triplo cambio mandando dentro Zalewski Zielinski e Arnautovic. Quest'ultimo, al 93', manda in fumo a pochi passi dalla porta una sponda di Acerbi lisciando goffamente il pallone. E' l'ennesima sliding door scudetto. Al 96', Castellanos spedisce un contropiede promettente tra i guantoni di Sommer. L'Inter carica a testa bassa, alla ricerca della vittoria, inconsapevole che al Napoli è stato assegnato un penalty. Il 3-2, alla fine, lo segna Arnautovic ma al di là della linea difensiva. L'Inter non si abbatte e va vicina ancora al sorpasso a un soffio dal triplice fischio, con Acerbi che manda a lato dopo un'azione personale di Nicolò Barella. Doveri revoca il rigore al Napoli, mentre cala il sipario a San Siro: pari su entrambi i campi. Una X sulla lotta scudetto che rinvia l'epilogo del campionato agli ultimi 90'.
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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