Seconda partita al Mondiale per Club per l'Inter, reduce dal deludente 1-1 contro i modesti messicani del Monterrey, stavolta contro i non certo blasonati giapponesi dell'Urawa Red Diamonds. Che meritano comunque il massimo rispetto per il semplice fatto di essere in questa competizione come migliori rappresentanti del proprio Paese e, soprattutto, per le oggettive difficoltà dei nerazzurri. Più che aggrapparsi alle assenze, assai numerose, la vera perplessità resta la tenuta atletica della squadra, che anche contro i Rayados nella ripresa ha notevolmente abbassato i giri del motore rassegnandosi a un pareggio che poteva persino diventare qualcosa di peggio.
Cristian Chivu sta cercando di bruciare le tappe in quella che normalmente, per qualsiasi allenatore, sarebbe la fase di preparazione della nuova stagione, con tutte le sperimentazioni del caso. Invece l'agenda della FIFA ha imposto, pagandolo munificamente, questo torneo di cui i club europei avrebbero fatto volentieri a meno. Soprattutto l'Inter, ancora involuta fisicamente e mentalmente, frustrata da un finale di stagione da incubo. Massimo appoggio morale dunque all'allenatore romeno, che ha accettato con entusiasmo una patata bollente, nella speranza che a Seattle la squadra alzi il proprio livello e inizi a portarsi avanti in ottica qualificazione. Magari con l'aiuto degli 'Esposito brothers', l'appiglio offensivo di un Chivu privo, davanti, di Marcus Thuram, Mehdi Taremi e un paio di mister X (Bonny è come le caramelle Dufour: non basta ma aiuta) che servirebbero come il pane dal mercato. Pio è recuperato, Seba già rodato, uno dei due o, chissà, entrambi avranno la loro visibilità. Sliding doors che vanno prese al volo...
Tra i tanti che stasera marcheranno visita c'è anche Hakan Calhanoglu. Del turco ormai si parla solo in ottica mercato, perché come l'estate scorsa è ricominciato il tam tam che lo vorrebbe prossimo a una cessione, con voci incontrollate provenienti dall'estero, virgolettati reali o presunti tali riportati senza cognizione di causa e smentite poco convinte filtrate dalle parti in causa. Benvenuti al circo, siori e siore! Se l'estate scorsa c'era di mezzo il Bayern Monaco, che dall'alto del proprio blasone ha interrotto rapidamente il flusso di notizie tirandosi fuori, stavolta di mezzo c'è il Galatasaray che ha dalla sua la passione del centrocampista per i colori giallorossi del Cimbom. Ed è noto che i media turchi sguazzino in certe situazioni grigie, spingendole dalla propria parte senza preoccuparsi più di tanto. Il presidente del Gala, Dursun Ozbek, ha voluto fare chiarezza sostenendo che non c'è alcuna trattativa per portare a Istanbul il giocatore classe '94, ma il sesto senso impone di non sbarrare completamente questa porta. Potrebbero essere, e anzi verosimilmente lo sono, parole di circostanza per togliere un po' di riflettori sulla vicenda (sì, come no...). Anche perché, se prendessimo seriamente i rumors, la cifra che l'ambizioso club turco sarebbe disposto a sborsare per convincere l'Inter sarebbe decisamente bassa, quasi offensiva considerando la centralità di Calhanoglu nel progetto nerazzurro.
Partendo da questo presupposto, al di là di come si svilupperà la vicenda, la domanda sorge spontanea: ci sarebbe vita per i nerazzurri oltre Calha? La risposta è ovviamente sì, com'è stato per Marcelo Brozovic che sembrava indispensabile. Ma quando il croato è stato spedito a fare soldi in Arabia, Simone Inzaghi aveva le spalle coperte proprio dal nativo di Mannheim, che l'allenatore stesso aveva plasmato a regista con sorprendenti risultati. Se il diretto interessato chiedesse di tornare nella sua Patria, nessuno in società lo obbligherebbe a restare, a patto che Ozbek faccia uno sforzo economico notevole per convincere l'Inter. Sarebbe una perdita enorme, perché anche a 31 anni e nonostante una stagione in poco chiaro e tanto scuro, Calhanoglu rimane un elemento chiave per la squadra, e anche Chivu metterebbe il like a questa affermazione. Però trattenere a forza un giocatore che sente il bisogno di una nuova esperienza sarebbe deleterio, a qualsiasi latitudine o longitudine. Il caso Inzaghi è la riprova, quando hai esaurito le energie spesso senti il bisogno di ricaricarti altrove.
Ovviamente chi vivrà vedrà, oggi il turco è saldamente legato a Milano ma le cose cambiano in fretta e bisogna farsi trovare pronti. Messaggio chiaramente rivolto ai nostri dirigenti, che probabilmente hanno già segnato sul taccuino due-tre nomi che potrebbero sostituire Calhanoglu e abbiano il benestare del nuovo allenatore. Ricordando che in linea di massima il numero 20 andrebbe rimpiazzato con un innesto che pesi a bilancio allo stesso modo, perché è questo il parametro scritto in grassetto da rispettare. E, vi do una notizia, da graditissimo parametro zero oggi il suo peso non è elevatissimo, non abbastanza per sognare un top. Disgrazie del settlement agreement. Quindi, occhio a invitare Calha a levare le tende prima possibile, perché non è detto che arrivi un giocatore di questa levatura. Anzi, è molto probabile che sarebbe un'altra scommessa. Con il turco quattro anni fa è stata vinta, ma la corda non è indistruttibile...
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