copertina

Vieri: “Inter da scudetto. Lukaku e Hakimi devastanti, Conte non è un pupazzo: vada avanti ascoltando solo sé stesso”

Vieri: “Inter da scudetto. Lukaku e Hakimi devastanti, Conte non è un pupazzo: vada avanti ascoltando solo sé stesso”

Lunga intervista della Gazzetta dello Sport a Christian Vieri, con l'ex bomber di Inter e Milan (ma soprattutto Inter) che parla della stracittadina in programma sabato. Inter-Milan si può sintetizzare anche così: esperienza...

Alessandro Cavasinni

Lunga intervista della Gazzetta dello Sport a Christian Vieri, con l'ex bomber di Inter e Milan (ma soprattutto Inter) che parla della stracittadina in programma sabato.

Inter-Milan si può sintetizzare anche così: esperienza contro gioventù. Cosa può pesare di più?"Ci vuole un po’ di entrambe le cose, ed entrambe le squadre in realtà le mescolano. All’Inter gente come Nainggolan e Vidal farà bene, ma si è aggiunta anche la freschezza di Hakimi. Il Milan è giovane, ma ha un numero uno, il “vecchio” Ibra: ribadisco, farà più di venti gol".

Da centravanti: meglio i cross di Hakimi o di Theo Hernandez?"Fortissimi tutti e due, la foto della qualità che sta tornando anche all’Inter e al Milan, non solo sulle fasce. Però Hakimi in questo momento è il miglior esterno destro del mondo: devastante".

Da difensore (che non è stato): avrebbe più paura di Lukaku o di Ibrahimovic?"Non dormirei comunque tranquillo. Lukaku è “Unstoppable”, il treno del film con Denzel Washington: una forza della natura. Gli dai cinquanta metri di campo e lui ti sbrana, palla addosso il difensore non riesce ad anticiparlo mai".

Cosa rivede di suo in Lukaku?"Il sinistro e i chili, ma lui è anche più grosso di me... E come gioca per la squadra: mi capita di guardarlo e dire “Ah, quella giocata l’avrei fatta anch’io così”, soprattutto quando cerca l’uno-due per mandare dentro gli altri. Per quello lui e Lautaro sono perfetti, insieme".

Ha mai pensato che Conte avrebbe lasciato l’Inter?"No e comunque sarebbe stato un grande errore. Antonio è uno che chiede tanto, ma dà tanto: in pochi sanno cambiare una squadra in pochi mesi come lui. E ora ha l’Inter per vincere il campionato, sicuramente per giocarsela".

Ma quando era il suo capitano martellava così tanto?"Fascia o non fascia, da dietro rompeva le palle. Sentivi in continuazione: “Vai, vai, sali a pressare, vai a prenderli”. Lo ascoltate in tv? In questo non è cambiato di una virgola".

A quando il suo prossimo sfogo?"Antonio è così, se lo prendi sai chi prendi: se vuoi un pupazzo scegli un pupazzo, e si sa chi sono; se vuoi Mourinho o Conte, li prendi, sai che avrai un allenatore di personalità e, però, poi non ti devi meravigliare se ogni tanto sbotta. Quando prendevi Vieri era lo stesso: sapevi che io non sarei stato zitto".

Ma questa è un’Inter da trequartista o no?"Per me quel sistema di gioco è sempre un punto interrogativo. Conte deve andare avanti ascoltando solo sé stesso, i giocatori li vede lui tutti i giorni, mica noi: sa quando, e soprattutto se, giocare con un trequartista".

Kanté sarebbe stato così importante per l’Inter?"Nel suo ruolo è il numero uno al mondo: un giocatore che da solo tiene in mano gli equilibri di una squadra. Ma non è arrivato...".

Perché Conte ha voluto così fortemente Vidal?"Qualità, personalità, esperienza: lo ha già avuto e sa quello che gli può dare. E ricorderei che arriva dal Barcellona...".

Nainggolan, Eriksen, forse Brozovic: troppi giocatori non titolari «ingombranti»?"Le faccio cinque nomi in attacco: Vieri, Ronaldo, Baggio, Zamorano, Recoba. Tutti insieme, ma nessuno si sentiva ingombrante: alle grandi squadre per vincere servono tanti giocatori importanti. E tanta pazienza. Se vai all’Inter devi mettere in conto un rischio: forse non giocherai".

Azzardiamo: Inter da scudetto e Milan da Champions League?"Inter da scudetto sì, Milan da Champions è dura. Ma nel calcio non si sa mai".

Non un salto indietro di 17 anni abbondanti: ha mai pensato a come sarebbe potuta cambiare non la sua carriera ma la sua bacheca se avesse potuto giocare quel “famoso” derby in semifinale di Champions del 2003 e dunque fosse finita in un altro modo?"A volte nel calcio vinci e non si sa perché, a volte perdi e non si sa perché: dunque, è inutile pensarci".