"Il calcio di oggi è diverso e però eguale a quello dei miei tempi. Ora mi viene il sospetto che alcuni dirigenti non abbiano ancora compreso la portata di questo dramma, lasciandosi ispirare nei ragionamenti dai propri interessi: la Juve vuole chiudere il campionato perché così lo vincerebbe, chi sta in coda o teme di retrocedere fa altrettanto per evitare la Serie B. E invece servirebbero idee fondate sulla collaborazione e attraverso la costituzione di un pensatoio che studi formule e sistemi per ripartire". Lo dice Corrado Ferlaino, ex numero uno del Napoli scudettato di Maradona, intervistato dal Corriere dello Sport
 
È già così difficile far andar d’accordo due persone e lei immagina persino un consesso allargato? 
"Io penso che Agnelli sia una certezza e un referente che, nel confronto, tornerebbe utile; così come Lotito, che ha interessi divergenti da quelli della Juventus. E poi, super partes, chi ha dato dimostrazione in campo e fuori di essere illuminato: mi piace molto Percassi, che ha costruito un autentico miracolo; e propenderei poi per De Laurentiis che, negli ultimi campionati, ha rappresentato con il Napoli il contro-potere tecnico. Nel 2018 lo scudetto gli è stato negato, diciamo così, dalle decisioni di Orsato in Inter-Juventus. Perché quello scudetto sarebbe finito qui da noi". 
 
Il virus ha denudato il calcio e l’ha esposto alle sue debolezze, alle fragilità e anche agli errori di gestione: ci sono bilanci che lasciano sconcertati. 
"C’è stata una escalation paurosa, con calciatori che guadagnano molto più di quanto guadagnino i loro presidenti. E come è possibile che ciò accada? Mi aspetto ripercussioni per il Paese sotto il profilo finanziario, la ripresa sarà lenta e faticosa, e in assenza d’una presa di coscienza, nulla nel calcio sarà immediatamente come prima". 
 
Travolti dalla crisi, quindi soffocati fino alle estreme conseguenze...? 
"La rovina è dietro la porta, perché la ragionevolezza durerà un attimo. Poi, tranne per chi ha già dimostrato lungimiranza, si tornerà a correre verso l’acquisto più costoso, il contratto più elevato, i bonus più invitanti. Il sistema è corroso da dentro, ci sono procuratori - e a me non stanno simpatici - che giocano su più tavoli, perché vivono di provvigioni e ogni cessione muove capitali. E a loro non interessa altro che spostare i propri assistiti. Negli Anni Ottanta, gli incassi erano limitati al botteghino, al Totocalcio, a qualche sponsor che cominciò a comparire. Ora la Champions è un gettito di danaro che però viene bruciato, spesso, da spese colossali che non arrecano beneficio. Quanti sono i calciatori al mondo che cambiano, sul serio, la fisionomia di una squadra? Senza voler essere paradossale, ma Messi, altrove, farebbe vincere come riuscì a Maradona con il Napoli e l’Argentina? Ne dubito, perché fuori dal contesto Barcellona, con la sua Nazionale, non mi sembra sia riuscito ad ottenere risultati indimenticabili". 
 
Lei sta demolendo sei palloni d’oro. 
"Io sto esprimendo la mia opinione applicata alle verità. Perché non credo che Messi, inserito altrove, sia capace di far vincere a un club ciò che quel club non è stato in grado di conquistare fino a quel momento. Neanche Ronaldo ha portato la Champions alla Juventus, però le ha ridato in scioltezza lo scudetto che il Napoli le aveva quasi strappato. Ecco, questo tipo di giocatori fanno la differenza, gli altri si limitano a migliorarti un po’". 

Sezione: News / Data: Mer 01 aprile 2020 alle 22:27 / Fonte: Corriere dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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