Era il 15 aprile, e Luca Caldirola gelava San Siro regalando al Monza uno storico successo in casa dell'Inter. Quello è stato sicuramente il momento in cui l'esperienza di Simone Inzaghi all'Inter è stata più vicina alla conclusione traumatica. Sono passati cinque mesi, sembra passata un'eternità: ora più che mai, dopo l'ennesimo successo nel derby, il tecnico piacentino ha sempre più il centro di gravità permanente dell'universo nerazzurro. Come ricorda la Gazzetta dello Sport, da quell'infausta serata Inzaghi ha ottenuto 15 vittorie, un pareggio (il 3-3 contro il Benfica, vista l'affermazione dell'andata, vale come un successo) e 2 sconfitte, contro il Napoli campione d'Italia e contro il Manchester City nella finale di Champions di Istanbul. Fino a questo inizio di stagione dove Inzaghi non ha sbagliato praticamente nulla. Quello spettro dell'esonero, peraltro ai tempi mai smentito categoricamente dalla dirigenza, oggi è scacciato via.

Il rinnovo di contratto fino al 2025, firmato neppure due settimane fa, è il meritato premio per un allenatore che ha assorbito le critiche arrivate durante la passata stagione, quella della finale Champions ma anche delle 12 sconfitte in campionato. A metà luglio, quando è iniziata la nuova annata, la dirigenza ha messo le cose in chiaro, sottolineando che l'obiettivo era cucirsi sul petto la seconda stella e che il rendimento in Serie A doveva essere necessariamente differente. Simone ha memorizzato il messaggio e ha centrato quattro successi nelle prime quattro giornate; non accadeva dai tempi della stagione 2019-2020 con Antonio Conte in panchina. Bravo a riallacciare il discorso lasciato in sospeso a giugno, forte anche di innesti di qualità arrivati dal mercato. "La forza di Simone, però, è anche un'altra: la calma che trasmette e la tranquillità che non perde mai. Né lo scorso anno quando le voci di esonero non erano mai state smentite da viale della Liberazione né in questo inizio di stagione in cui tutti danno la sua Inter per favorita numero uno nella corsa tricolore nonostante abbia perso due attaccanti del calibro di Lukaku e Dzeko. L'ex allenatore della Lazio è abituato ad andare avanti per la sua strada e, anche se non cambia mai modulo, è bravissimo a mutare l'atteggiamento tattico: ha vinto le prime due gare pressando alto, contro la Fiorentina ha alternato la pressione arrembante dei primi minuti con un baricentro più basso per sfruttare le ripartenze, mentre con il Milan si è difeso e ha steso i rossoneri in contropiede. Lui e il suo staff preparano (bene) le partite anche in base alle caratteristiche degli avversari. Finora non hanno sbagliato un colpo e da quel 15 aprile tutto d'un tratto sembra passata una vita", chiosa la Rosea.

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Sezione: In Primo Piano / Data: Dom 17 settembre 2023 alle 16:00
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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