Squadra che vince non si cambia. Simone Inzaghi conferma gli 11 che hanno battuto Monza e Cagliari. La lettura delle formazione nerazzurra diventa una filastrocca, che si tramuta in sinfonia durante la partita. Vincenzo Italiano risponde con il doppio play Arthur e Mandragora per creare densità in mezzo e tridente offensivo “leggero” con Kouame, Beltran e Nico Gonzalez accompagnati da Bonaventura trequartista. Cambia qualcosa rispetto alla partita vinta nei preliminari di Conference, anche perché quella di San Siro è la 5^ partita in 15 giorni.
L'ANALISI PRIMA DEL 23° MINUTO
La Fiorentina però parte bene, arzilla e autoritaria, compatta e dalla manovra avvolgente, determinata ad imporre il proprio gioco. Riesce a costruire dal basso ma anche a verticalizzare e trovare Bonaventura e Mandragora che a turno si alzano tra le linee per creare superiorità. Arthur e compagni intasano gli spazi in mezzo, non concedendo le imbucate centrali ai nerazzurri, faticano di più sulle fasce dove Kouame e Gonzalez non riescono sempre a rientrare in tempo e a raddoppiare. L’Inter è sorpresa dall’atteggiamento tattico viola ma è brava ad abbassarsi, lasciare il pallino del gioco all’avversario e non concedere nulla, non riuscendo però ad essere sufficientemente aggressiva per recuperare tanti palloni. Dumfries è spesso a metà strada tra Kouame e Biraghi, stessa cosa Dimarco dall’altra parte con Dodò e Nico Gonzalez. Le mezze ali non riescono ad accorciare bene e il pressing chiamato da Calhanoglu non è portato con la stessa ferocia della partita contro il Cagliari. Così la Fiorentina gioca e prende campo, esponendosi a qualche contropiede non convinto dell’Inter.
L'ANALISI DOPO IL 23° MINUTO
Tutto cambia al minuto 23 quando una pressione convinta dei nerazzurri al limite dell’area viola porta alla riconquista palla e al cross di Dimarco che pesca Thuram sul secondo palo. Colpo di testa e 1 a 0. Da quel tuffo comincia un altro film, molto meno viola e più nerazzurro. L’Inter sale in cattedra e offre a San Siro uno capolavoro tecnico e tattico per i restanti minuti di gara. La Fiorentina perde la forza nel palleggio e le distanze tra i reparti si allungano. Arthur da play viene costantemente aggredito a turno da Barella, Calhanoglu e Mkhitaryan e comincia a fare qualche scelta sbagliata. I centrocampisti si sfilacciano e non riescono più ad allargare il gioco sugli esterni e a creare superiorità in zona d’attacco. Dumfries e Dimarco su input si Inzaghi si alzano in fase di non possesso a vanno a prendere Dodò e Biraghi, togliendosi dalla terra di nessuno tra i terzini viola e le ali. A centrocampo i nerazzurri cominciano a giocare a un tocco in velocità, sfruttando le sponde di Lautaro e Thuram che a turno si abbassano: palla avanti, palla dietro, apertura dello spazio, imbucata per un esterno che spinge e mette il cross. Thuram ha due nitide occasioni proprio con azioni di questo tipo. Tutti gli effettivi riescono ad accompagnare meglio la manovra rispetto ai primi 23 minuti e schiacciano la Fiorentina al limite dell’area.
Nel secondo tempo la musica non cambia, anzi sì. Perché gli atteggiamenti delle due squadre appena descritti dopo il 23esimo del primo tempo, si accentuano e la distanza fisica, tecnico e tattica si fa sempre più abissale. Italiano prova a proporre freschezza e fisicità davanti con Sottil e Nzola, ma è l’Inter che grazie a una grande compattezza e dei contropiede micidiali trova la doppietta di Lautaro. Entrano forze fresche sugli esterni che su diktat dell’allenatore continuano a portare pressione alta. Entra Frattesi che in fase di possesso si butta negli spazi nonostante l’ampio margine di vantaggio. In fase di non possesso invece stringe i reparti e si chiude non rischiando nulla. La partita scivola via. Nove punti in 3 giornate. L’Inter scintillante è partita con il piede giusto.
Riccardo Despali
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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