Anche la squadra degli arbitri si prepara alla ripresa del campionato. Nicola Rizzoli, designatore della Can A, ha parlato in esclusiva alla Gazzetta dello Sport.
Le squadre si stanno ritrovando dopo uno stop fatto di allenamenti a casa, anche per gli arbitri è stato così?
"Per ciascuno c’è stato un programma di allenamento personalizzato in base agli spazi che aveva. Chi aveva la palestrina in casa ha avuto la possibilità di fare pesi e ginnastiche mirate, ma bene o male chiunque è riuscito a fare gli esercizi di base. Chi aveva anche spazi esterni privati e ha potuto fare test e allenamenti probatori come lo yo-yo (un esercizio con sforzi progressivamente crescenti, ndr) confrontandosi col preparatore atletico. Da quando c’è stata la possibilità di uscire poi, non avendo ancora i nostri poli di allenamento disponibili, tutti si sono allenati anche sulla corsa individualmente in un programma comune per tutti".
Il presidente Nicchi, qualche settimana fa alla Gazzetta, non aveva escluso che per ridurre la mobilità si potesse designare un arbitro anche per una partita più vicina al suo luogo di residenza. Era un momento diverso da questo, ma è ancora un’opzione sul tavolo?
"Voglio essere chiaro: di base verrà designato sempre l’arbitro migliore per la partita che deve dirigere, anche se è ovvio che abbiamo un pool di arbitri in grado di fare qualunque partita. Poi le considerazioni sul viaggio, sul modo in cui dovranno spostarsi, sui pernottamenti, sono elementi che saranno tenuti in considerazione, ma non come priorità, ma per semplificare e per salvaguardare tutti. L’obiettivo principale è evitare che un arbitro diventi positivo, perché in quel caso bisogna andare a ritroso per individuare tutti i suoi contatti. Tutti dovranno essere facilmente tracciabili e isolabili per finire il campionato anche con la possibilità che qualcuno possa diventare positivo, minimizzando il rischio - che non potrà mai essere zero - grazie ai protocolli".
Capitolo proteste: il documento predisposto dalla Lega dice chiaramente che saranno vietate le proteste nei confronti degli arbitri e le distanze di sicurezza.
"Stiamo parlando di correttezza, che dovrebbe già esserci da un punto di vista del rispetto e che prevede che per parlare ci siano solo due persone. L’emergenza legata al virus ci impone la distanza e quindi laddove il capitano verrà a parlare con la giusta distanza e i giusti modi l’arbitro parlerà. Se istintivamente, perché l’istinto e l’adrenalina sono comprensibili, verrà troppo di corsa dimenticando la distanza sarà invitato a mantenersi a un metro e mezzo. Solo se si va oltre il rispetto e la correttezza sarà necessario ammonirlo per comportamento antisportivo. Insomma, è solo un rafforzativo di quello che è un passo culturale da compiere, ma è quello che abbiamo sempre fatto: quando ci sono stati troppi giocatori a protestare dall’arbitro, il direttore di gara non ha parlato, ma ha cercato il capitano chiedendogli di mandare via i compagni per poi parlare".
Capitolo Var, alla ripresa ci sarà, con postazioni messe in sicurezza e con 3 persone anziché 4 (il quarto, l’operatore che invia le clip alle regie, sarà altrove). Ma se la Var room unica a Coverciano fosse stata pronta non sarebbe stato un vantaggio in una fase come questa?
"Potenzialmente sì e potenzialmente no. Tedeschi e spagnoli, ad esempio, hanno valutato fino all’ultimo la sala unica a rispetto alle varie postazioni negli stadi. E anche lì si è scelto di mantenere le persone separate anziché assembrarle. Ripeto, dobbiamo fare in modo di non aver positivi, perché si complicherebbe tutto. Anche se c’è da dire che per come è progettata la Var Room di Coverciano garantirebbe il distanziamento anti-contagio rispetto ad altre che usano sale uniche, mentre noi come gli spagnoli avremo postazioni separate e chiuse e con ventilazione autonoma".
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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