Due stagioni all'Inter e un album dei ricordi da sfogliare. Zé Elias, ex centrocampista nerazzurro dal 1997 al 1999, si racconta in una chiacchierata sul profilo Instagram di FcInternews.it, partendo dalla sua routine: "C'è confusione sul Covid-19 qui in Brasile, la gente non sa cosa deve fare. Speriamo di uscire più forti, così come mi auguro all'Italia".
L'Inter di Conte.
"Mi sembra stiano facendo una bella stagione. Ci sono cose da migliorare, anche Conte deve sfogarsi negli spogliatoi non fuori; serve trovare la mentalità giusta, quella che Conte ha già portato avendo vinto degli scudetti".
Ripresa del calcio.
"Le notizie non sono positive. Qui in Brasile, le squadre hanno debiti e dipendono dagli incassi dei diritti tv. Per quello sono in pressing per questo motivo".
Ex compagni.
"L'amicizia è rimasta, parlo molto spesso con Mazzantini, Moriero, Pagliuca e Winter".
Avventura all'Inter.
"Sono rimaste tante fotografie, la conquista della Coppa Uefa. Anche gli allenamenti erano fantastici, c'era un bellissimo ambiente: eravamo tutti uguali".
Il 3-5-2 di Simoni come quello di Conte?
"Zanetti usciva un po' di più, Winter non era un terzino destro. Moriero giocava in attacco, io aiutava dietro. Avevamo meccanismi diversi, facevamo un po' di zona ma con l'uomo come riferimento. Eravamo una squadra corta che usciva in velocità con Ronaldo che sfruttava gli spazi aperti di Zamorano e Djorkaeff".
Hai giocato tante partite all'Inter, te l'aspettavi?
"Mi sono guadagnato la fiducia del mister piano piano, a partire dall'allenamento. Con il Neuchatel mi concesse un'occasione, feci bene segnando un gol e forse un assist: lì è cominciata la mia avventura".
Hai avuto modo di parlare con Ronaldo di quegli anni?
"Non parlavamo di Inter o di calcio, ormai ci siamo ritirati. Poi è uno con molti impegni, è difficile da contattare. E' il più forte che ho visto giocare, faceva cosa pazzesche in partita e in allenamento. Il Fenomeno è stato il soprannome più azzeccato".
Perché Gabigol non ha sfondato in Europa?
"Quando è arrivato all'Inter, mi ricordo alcuni ex che si aspettavano Ronaldo, ma lui non è Ronaldo. E' un finalizzatore, all'epoca non era pronto e per me non è adatto per il calcio italiano. Quando è arrivato in Serie A doveva ricominciare tutto da capo, non ha capito questa situazione. Una nuova opportunità all'Inter? No, magari in un'altra squadra di medio livello per poi andare in una big. Ai giovani serve personalità, quella che ha Lautaro: l'argentino è diventato un attaccante fortissimo".
Ronaldo o Cristiano?
"Con tutti il rispetto per il secondo, che è uno dei più forti al mondo, come il Fenomeno non ne esistono".
Stagione '98.
"Il problema non fu solo la gara di Torino, ma quello che successe prima: Juve-Inter fu la ciliegina sulla torta. Ci furono tanti episodi, tipo Udinese ed Empoli; quando arrivammo a quella partita, eravamo tesi perché non sapevamo cosa sarebbe successo con l'arbitraggio. Poi, purtroppo, abbiamo visto cosa è successo...".
I derby giocati in carriera.
"In Grecia c'è passione, quando esci dall'hotel prima di un Pana-Olympiacos ci sono 300 motociclette davanti al pullman. In Brasile, Palmerias e Corinthians si ammazzano un mese prima. A Milano, nel mio primo derby, vedevo giocatori nervosi ma anche tranquilli".
Talenti brasiliani da portare in Italia.
"C'è un giocatore che è andato al Lione, Bruno Giumaraes, che per me sarebbe adatto per il calcio italiano".
Cosa ci dici di Baggio?
"E' una persona meravigliosa, perbene e molto umile. Era un giocatore fantastico, anche se io non ho visto la sua miglior versione perché aveva dei problemi fisici".
Eliminazione in Champions contro lo United: hai qualche rammarico?
"Mi sono mangiato dei gol a Milano, altrimenti saremmo passati e avremmo affrontato la Juve in una semifinale bellissima. Lì, senza arbitri italiani, avremmo potuto giocarcela. Va detto che i bianconeri hanno avuto anche dei meriti: una squadra fortissima e una mentalità vincente".
L'Inter vincerà qualcosa a breve?
"Sì, a patto che non si cambi tanto. Conte ha il suo modo di fare, sa come si arriva alla vittoria. Serve trovare una spina dorsale e poi costruirci attorno la squadra. Scudetto già quest'anno? Tutto può succedere, nel 2009 è successo al Flamengo. Il problema è che l'Inter dipende dai risultati di Lazio e Juve".
Si giocherà eventualmente con il calendario compresso: cambierà qualcosa?
"I giocatori hanno una vita da Dio, possono giocare ogni tre giorni. Sicuramente non performeranno come quando si gioca una volta a settimana, ma il discorso è tutto mentale. Zanetti avrebbe giocato una volta al giorno tutti i giorni".
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