È stato una delle colonne dell’Inter di Andrea Stramaccioni e di Roberto Mancini. Poi il trasferimento in Cina, del quale, forse, si era pentito dopo non molto. Oggi Fredy Guarin è tornato in Sud America e difende i colori del Vasco da Gama. Ma l’ex nerazzurro non ha dimenticato l’Inter, anzi. E in esclusiva per FcInterNews rivive l’esperienza meneghina e parla a 360° della Beneamata.
Quale è il suo primo ricordo legato all’Inter?
“I più importanti sono due. Il debutto contro il Genoa e quando in Europa League (contro il Vaslui, Ndr) realizzai la prima rete con la casacca nerazzurra”.
A proposito di gol, quale è quello del quale va più fiero?
“Zero dubbi, la rete segnata nel 2015 nell’ultimo Derby contro il Milan è quella che ricordo con maggiore affetto, l’ultima con la maglia della Beneamata”.
Cosa ricorda di preciso dei suoi allenatori all’Inter?
“Stramaccioni è stato il mio primo allenatore in nerazzurro: un mister con tanta voglia di trionfare, un lavoro nuovo, un gruppo unito. Successivamente arrivò Mazzarri. Di lui mi viene subito in mente il suo carattere forte e l’intensità del lavoro. Le svelo un aneddoto: abbiamo litigato molto, o meglio, discusso parecchie volte. Parliamo di un tecnico con un carattere duro, di un grande allenatore. Infine ci fu Mancini: voglio ringraziarlo per come mi ha trattato dentro e fuori dal campo. Di fatto era un amico, con una grande esperienza come tecnico. Sì, il termine giusto è amico, lo ricordo così, e devo dire che attraverso i suoi insegnamenti ho appreso tanto”.
I tifosi dell’Inter le hanno sempre dimostrato molto affetto. Lei sarebbe voluto tornare, ma non è successo.
“Da quando sono andato via in Cina, ho sempre sognato di tornare all’Inter. Ci pensavo sempre. Quando è terminato il mio ciclo nel Paese Asiatico ho provato a relazionarmi, a trovare contatti per un mio ritorno. Ho aspettato un invito, una chiamata, qualcosa che mi permettesse di vestire nuovamente il nerazzurro. Volevo chiudere il cerchio. Ma nulla di tutto ciò è mai arrivato. Devo dire che l’Inter era il mio sogno. E oggi parliamo di un sogno realizzato, un club che mi ha dato tanto ed è significato parecchio per me. Ringrazio per tutto quello ciò che l’Inter ha significato nella mia carriera. L’affetto del popolo nerazzurro resterà per tutta la mia vita, così come una connessione con loro”.
Chi era il più forte dell’Inter con il quale ha giocato?
“Quando sono arrivato c’erano vari giocatori importanti. Lucio, Sneijder, Stankovic, Maicon, Cambiasso. Però quello che voglio nominare è Pupi Zanetti, per quello che ha significato nell’Inter. Spesso durante i ritiri eravamo in stanza insieme. È una leggenda non solo per l’Inter, ma per il calcio. Per tutto il mondo, per la mia carriera, per la mia vita, per tutti quelli che hanno giocato con lui”.
Avreste potuto ottenere risultati migliori all’Inter?
“Io ho vissuto un’epoca particolarmente difficile in nerazzurro. Quella di vari cambiamenti. Nel 2010 i nerazzurri avevano conquistato il Triplete. Poi quando arrivai io, ci fu un ricambio tra gli atleti, i dirigenti, ma anche del Presidente del club. Tutto questo influisce probabilmente nei risultati di una squadra. Poi è ovvio che l’Inter sia una squadra abituata a vincere titoli, ma io purtroppo non ho avuto questa opportunità, di trionfare in nerazzurro. Detto ciò quanto vissuto con la Beneamata è stato molto importante per la mia carriera”.
Pensa che l’Inter possa tornare a vincere con Conte?
“Senza dubbio. Dopo i cambiamenti di questi anni, grazie ai quali hanno ricostruito tutto, dal punto più basso sino a quello più alto, ora c’è un allenatore troppo competitivo, nel senso positivo del termine, e oltre al mister campione, sono arrivati svariati top players. Questo è il momento dell’Inter per iniziare a vincere di nuovo. Non sarà facile, ma credo che abbiano creato una squadra che ce la possa fare a vincere il campionato”.
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