Ventunesima giornata, niente più asterischi, a più sei sui Campioni d'Italia, tre sul Milan, secondo in classifica e con la partita col Lecce ancora da giocare.  Questo dice la classifica a metà gennaio, quando posizioni e punti contano fino al secondo capoverso. Lo sa bene Cristian Chivu e lo ha ribadito in conferenza stampa quando, interpellato sulla formazione ha spiegato come da fuori venga sottovalutata una partita rispetto a chi, da dentro, come nel suo caso non abbia "tempo di sottovalutare niente".

"Oggi affrontavamo una squadra forte, allenata bene, le scelte che abbiamo fatto oggi sono in base all’avversario senza pensare a niente e senza fare i calcoli. Quando fai calcoli rischi di calcolare male". Ipse dixit. Una semplice risposta che vale un monito, o addirittura un vero e proprio mantra per una stagione che ha appena varcato la soglia della seconda metà, ancora tutta da scrivere e con delle lacune da poco evidenziate, vedi la gara col Napoli, qualcosa ancora da aggiustare, lavoro da fare e al contempo ha capito e assorbita un'altra grande citazione cardine del tecnico romeno: non essere belli, ma funzionali. Non necessariamente brillare, ma vincere. Sembra quasi un paradosso, di sicuro singolare, l'Inter col 'minimo sforzo' ottiene il massimo punteggio, ieri in casa dell'Udinese come lo scorso mercoledì contro il Lecce: 1-0 e tre punti in tasca che valgono legna lungo il cammino, a proposito di... 

Atteggiamento che i nerazzurri adottano in maniera corale e se in campo la costruzione e la solidità della squadra valgono un altro turno con la sicurezza di un primato in solitaria, Chivu dalla panchina aggiunge quella legna di cui sopra e di cui ha parlato a proposito di sostanza difensiva che ha iniettato nel finale con cambi finalizzati a preservare un risultato che doveva essere portato a casa a qualunque costo. Se il primo tempo è stato un frame di consacrazione del duo d'attacco Esposito-Lautaro, questa volta con il capitano in gol su assistenza di Pio in un gol che mette insieme ancora coralità. Zielinski innesca un'azione che il 94 interista rende deliziosa: protegge e con un filtrante manda in porta Lautaro che tentenna, tira, batte Okoye e corre ad esultare, spezzandp il 'digiuno'. Momentaneamente a +3 da Pulisic, secondo, il Toro svetta in classifica marcatori e torna a casa con un'altra statuetta e concede una notte tranquilla agli interisti. Col sorriso di chi sa che quelle rilasciate ad AFA Studio quando parla di aver scelto di stare dove è felice, dove sta bene, dove si sente a suo agio, per citarlo fedelmente. A suo agio al punto tale da non aver mai avuto dubbi nello scegliere l'Inter anche di fronte a proposte economicamente più sostanziose perché qui è felice. Felice di segnare a raffica, di esultare sotto lo spicchio dei tifosi nerazzurri dopo il gol. E felice anche di avere un nuovo grande compagno al suo fianco col quale fare scintille.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 18 gennaio 2026 alle 00:10
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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