Intervistato da lacasadic.com, Emanuele Berrettoni è tornato anche su quel famoso Inter-Pordenone di cinque anni fa, il 12 dicembre 2017. Gara di Coppa Italia giocata a San Siro e vinta dai nerazzurri solo ai calci di rigore contro la formazione di Serie C. "Già cinque anni, purtroppo. Adesso sto bene, mi sto aggiornando e vedo se riesco a rientrare nel mondo del calcio - dice l'ex attaccante anche di Lazio e Perugia -. Per una squadra come il Pordenone, giocare a San Siro contro l’Inter è l’apice della sua storia. Ma quella esperienza fu bellissima perché avevamo costruito un percorso. L’anno prima il Pordenone era retrocesso, poi era stato ripescato. Io arrivai a gennaio, la squadra inizialmente doveva salvarsi ma sfiorammo la promozione. Il presidente Lovisa ci aveva sempre creduto, il “folle” è sempre stato lui, diceva sempre che il Pordenone sarebbe arrivato a certi livelli. La sera di San Siro non avevamo ansia, ce la siamo goduta perché era l’apice di una cavalcata".
E furono necessari i tiri di rigore per decretare un vincitore. "Una volta arrivati ai supplementari volevamo tenere botta, ai rigori poteva succedere di tutto. Io tornavo da tanti mesi di inattività, mi ero operato al ginocchio per la terza volta e giocare prima a Cagliari poi a San Siro fu come un premio - racconta Berrettoni -. Quando sei lì balli. Loro sbagliarono qualche occasione, noi prendemmo un palo, magari giocavano con il freno visto che affrontavano una squadra di Serie C. Però poi batter un rigore a San Siro ha avuto il suo peso. Chi si è presentato sul dischetto è stato sanamente incosciente, non si sa mai quando ricapita“.
"Negli spogliatoi alla fine fu una festa. Soltanto all’1% eravamo amareggiati, dopo avremmo dovuto affrontare il Milan tornando a San Siro, sarebbe diventata un’abitudine sennò - scherza l'ex attaccante -. Mi ricordo che Ranocchia e Spalletti vennero negli spogliatoi a farci i complimenti. Ranocchia ci portò una scatola con una quantità enorme di magliette. Comunque avevamo tenuto testa all’Inter. Io presi due maglie: una di Borja Valero, l’altra di Skriniar, che l’ho regalata. I giocatori dell’Inter furono gentili e umili, dei grandi. Tutti avevamo vissuto un sogno, quell’Inter aveva Icardi, Cancelo, Perisic, era forte. Lo ritengo un privilegio aver giocato contro di loro".
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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