Per adesso si sta limitando a ritagliarsi il proprio spazio in alternanza con Federico Dimarco, ma la sensazione è che Carlos Augusto possa presto diventare un giocatore molto importante per la causa nerazzurra, grazie alla voglia di migliorare, alla serietà e alla serenità con cui affronta questa avventura all'Inter. L'esterno brasiliano è stato protagonista di una lunga intervista con DAZN: "L'Inter punta a vincere sempre lo Scudetto, vogliamo la seconda stella ma anche la finale di Coppa Italia e arrivare più avanti possibile in Champions League. Da quando sono qui mi sono trovato bene con tutti, il gruppo e lo staff mi hanno aiutato tanto per integrarmi. Sono molto felice di fare altrettanto con i miei compagni".
Perché hai scelto l'Inter?
"Perché è una grande squadra, quando ero in Brasile la guardavo in tv, gioca la Champions League come ho sempre desiderato. Ho fatto la scelta giusta".
Cos'hai provato la prima volta al Meazza con questa maglia?
"Anche in panchina vedevo i tifosi, tutto straordinario. Ricorderò per sempre questa partita (contro il Monza, ndr)".
Con chi hai legato di più all'Inter?
"Parlo di più con Frattesi, abbiamo giocato insieme a Monza e quando è uscita la notizia che stavo per andare all'Inter mi ha scritto subito. Parlo soprattutto con lui, ma mi piace farlo con tutti".
Da fuori sembrate davvero una famiglia, ma è veramente così?
"Sì, è così, mi sono sorpreso al mio arrivo. Praticamente è una famiglia, tutti si aiutano, per questo stiamo andando bene".
Che impatto hai avuto con Inzaghi?
"Un allenatore che ti aiuta a crescere, ti sta sempre vicino, ci parla sempre, tiene il gruppo unito. Mi ha aiutato tanto in questo inizio di stagione. Con lui posso crescere".
Nel suo gioco gli esterni sono fondamentali.
"Mi ha spiegato subito la parte tattica, come giocano i quinti. Mi ha aiutato tanto a capire".
In tre anni a Monza la tua carriera è cambiata. Ti fermi mai a pensarci?
"Quando ho firmato con l'Inter ero a casa con mio padre e pensavo a come le cose andavano velocemente. Ma era il mio sogno giocare in una grande squadra, lui era molto contento, come me. E spero di continuare così".
Tu hai interpretato molti ruoli prima.
"Sì, fino a 15 anni ero esterno offensivo, poi sono diventato terzino. Nel passaggio alla prima squadra mi sono adattato a difensore centrale. In Brasile mi dicevano che ero un terzino difensivo, poi sono arrivato in Italia e mi hanno definito terzino offensivo. Diciamo che mi piace fare bene entrambe le fasi, così posso essere più contento. Sono un esterno di centrocampo ma sono anche pronto a fare altri ruoli".
Parliamo un po' dei tuoi inizi.
"Non ero uno di quelli che sognavano di diventare calciatori. A scuola ero scarso, poi ho detto a mio padre che volevo imparare un po' a giocare così i miei compagni mi avrebbero lasciato in pace. Mi ha messo in una scuola calcio e sono andato 11 anni al Corinthians".
Quindi l'inizio col calcio non è stato facile.
"Le prime volte alla scuola calcio sono stato 6 mesi e poi ho detto a mio padre che avrei voluto smettere. Poi dopo una pausa sono tornato e le cose sono andate bene naturalmente"
Quindi tuo padre è stato un fattore per continuare su questa strada.
"Sì, lui voleva sapere perché volevo smettere, poi mi disse che se non avessi firmato a 17 anni il primo contratto da professionista sarei andato a lavorare con lui. Lui non spingeva perché fossi per forza un calciatore, ma è sempre rimasto al mio fianco".
Che lavoro faceva tuo padre?
"Commercialista, mia madre professoressa. Mi hanno aiutato tanto, io poi sono andato per la mia strada da calciatore. Poi quando sono andato al Monza dal Corinthians, in tanti mi chiedevano perché andare in una Serie B italiana. Ma penso di aver fatto la scelta giusta per crescere come uomo e imparare il calcio italiano. Così come credo di aver fatto la scelta giusta venendo all'Inter".
Chi ti ha portato in Italia?
"A guardare le mie partite è stato Filippo Antonelli, direttore del Monza. Poi ho parlato con Galliani. Sono grato a entrambi, mi hanno aiutato tanto. Sono arrivato nell'anno del Covid, sono stato da solo, i miei genitori non potevano raggiungermi. Galliani è stato come un padre per me, gliel'ho detto. Berlusconi? Un presidente sempre vicino alla squadra, amava il calcio. Mi spiace tanto che non ci sia più, ho le foto con lui, è stato un piacere conoscerlo. Quando mi vedeva diceva sempre: 'Questo è il terzino che fa tutta la fascia, questo è il nostro treno'. Una persona straordinaria".
Un terzino brasiliano che ti ha preceduto in nerazzurro è Roberto Carlos.
"Lui è stato devastante. Ero piccolo quando giocava qui, ho osservato con più attenzione Marcelo. Ma ho guardato tutti i brasiliani che hanno giocato all'Inter, Roberto Carlos, Adriano, Ronaldo, Julio Cesar".
All'Inter sei in concorrenza con Dimarco.
"Credo sia un bene per tutti e due, lui sta facendo benissimo, è un grande calciatore, parliamo sempre. Voglio aiutare la squadra, essere pronto e quando c'è l'opportunità approfittarne".
Il momento più bello e più brutto della tua carriera.
"Il più brutto forse non essere riuscito a salire in Serie A nel primo anno col Monza. Il più bello l'esordio a San Siro con l'Inter".
Il giocatore del quale vorresti la maglia.
"Neymar".
Il migliore al mondo nel tuo ruolo.
"Dimas", ovvero Federico Dimarco. "Sta facendo benissimo".
L'allenatore della svolta.
"Raffaele Palladino, mi ha lasciato più libero di fare il mio ruolo e di attaccare pur restando sempre attento a difendere".
Lo stadio in cui ti piacerebbe giocare.
"Al Bernabeu".
La partita che ti rende più orgoglioso.
"La prima fatta in prima squadra, in Brasile".
L'hobby preferito.
"Gioco alla PlayStation: Call of Duty, Fifa...".
Sogni la Nazionale brasiliana o quella italiana?
"Sono più per la Seleçao".
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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