Con 483 presenze, Marcos Aoás Corrêa, o semplicemente Marquinhos, è uno dei giocatori più 'longevi' della storia del Paris Saint Germain, club con il quale tornerà a giocarsi una finale di Champions, dopo quella persa nel 2020 con il Chelsea. Questa volta troverà di fronte l'Inter, squadra che già conosce visto il suo passato italiano, alla Roma. È il difensore brasiliano a seguire Hakimi e Luis Enrique ai microfoni di Sky, dove ha detto: "La motivazione, l’emozione e tutto quello che devo portare per vincere questa finale. Il percorso è stato lungo, a volte bello e a volte difficile. Ho vissuto tante cose qui, ho giocato con tanti giocatori e campioni, anche con alcune leggende mondiali. Ora ho l’opportunità di rivivere questo importante momento e gli do un grande valore. Porterò tutto quello che devo portare, ho lasciato passare l’opportunità di vincere la Champions una volta ed era lì in mano, non voglio farlo di nuovo. Voglio vincere e portare questo trofeo a Parigi e a casa, sarebbe la cosa più bella per me".
Era più forte il PSG della finale del 2020 o è più forte questo? Adesso forse avete meno stelle ma la vostra forza è proprio questa:
"È difficile dire se è più forte questo PSG o quello. Sicuramente abbiamo delle idee di gioco diverse e distinte. Quel PSG era forte forte, mi piaceva tanto, abbiamo fatto una stagione bellissima e con tante emozioni, anche se il contesto mondiale era un po’ strano. Questo PSG ha un’energia che porta ad essere ammirato per quello che fa in campo. Credo sia per questo che la gente pensa che questo PSG sia meglio. Io sono innamorato di questa squadra, di quello che facciamo in campo, dei nostri sforzi, del lavoro dei miei compagni, di come il mister prepara le partite e di come viviamo lo spogliatoio. Per tutto questo voglio veramente che finiamo la stagione vincendo questo titolo. Per concretizzare tutto il lavoro svolto fin qua, vincere questo titolo sarebbe la cosa più importante. Abbiamo fatto tutto bene e alla grande, adesso sta a noi concretizzare e vincere questa finale".
Da difensore, cosa hai provato a vedere Acerbi segnare un gol ‘da attaccante’ all’ultimo minuto?
"Da difensore so quanto sia difficile segnare e conosco l’emozione di segnare un gol del genere. A quel punto della partita, non c’è più un piano tattico e nulla di preparato. Lì contano soprattutto l’istinto e l’emozione, che ti portano ad andare avanti. A me è successa una cosa simile qualche anno fa nei quarti di finale di Champions contro l’Atalanta. Sono arrivato lì davanti e ho segnato un gol da attaccante. Sono cose del calcio che non si possono spiegare e proprio per questo siamo innamorati di questo sport. Per l’Inter è stata sicuramente una cosa bella, per il Barcellona meno ma per tutti quelli che stavano vedendo la partita è stato emozionante".
Hai giocato contro Lautaro Martinez in nazionale e contro Thuram in Francia quando era molto giovane, cosa pensi di loro due? Chi è più difficile da marcare?
"Sono due grandissimi attaccanti, entrambi di alto livello. Ho giocato contro Lautaro in nazionale e si vede che è in fiducia e in un grande momento. Non ho giocato contro Thuram negli ultimi anni, ma già quando era ragazzino faceva i danni. Ma tutti gli attaccanti che abbiamo affrontato in Champions sono molto forti, abbiamo lavorato per non farli segnare e in finale dovremo fare lo stesso. Dovremo fare una partita di grande livello collettivamente. Quando difendiamo collettivamente, pressiamo bene e non diamo modo alla squadra avversaria di pensare, è più facile difendere per noi difensori. Noi difensori abbiamo bisogno dell’aiuto degli attaccanti e dei centrocampisti, il loro aiuto facilita tanto il nostro lavoro".
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