Dalla sentenza Bosman a quella De Vrij. Quando una decisione di un giudice può fare giurisprudenza e cambiare letteralmente il mondo del calcio. Sebastien Ledure, avvocato specializzato in diritto sportivo internazionale a capo dello studio legale CRESTA, ha seguito personalmente la controversia del difensore dell’Inter chiedendo i danni alla SEG, l’agenzia che curava i diritti del calciatore, e ottenendo da questi ultimi un congruo risarcimento per il suo assistito. In esclusiva per FcInterNews il legale racconta la vicenda.
In cosa consiste il suo lavoro?
“Seguiamo molti atleti in giro per il mondo, siamo i loro consulenti di fiducia, dei consiglieri privati indipendenti dal lavoro degli agenti. Possiamo definirci dei cani guardia che controllano che i procuratori dei professionisti non facciano il doppio gioco. Capita spesso, purtroppo, che non vengano perseguiti gli interessi dei vari clienti, bensì quelli personali. Anche perché praticamente sempre i vari professionisti non sono coinvolti nelle contrattazioni. Il problema è che gli agenti, avendo nel corso degli anni stabilito delle relazioni con i club, sono spesso più broker che procuratori. Lavorano per più committenti e non solo per il calciatore. Un esempio? Le grandi commissioni che finiscono nelle tasche dei procuratori, senza che un euro venga girato nel conto del giocatore, che con grande probabilità non sa nulla dell’accaduto”.
Parliamo anche di calciatori di livello mondiale?
“Assolutamente. Uno dei miei primi clienti è stato Romelu Lukaku. Aveva avuto due esperienze negative con i suoi precedenti agenti. Senza entrare nel dettaglio della vicenda, non si sentiva di poter controllare il suo futuro. Così ha scelto Pastorello, che però deve dare conto a un team specializzato che lavora per l’attaccante belga. Calciatori così importanti sono una sorta di azienda, per un business strettamente connesso, ecco perché lavoriamo con l’élite di giocatori che hanno bisogno della nostra consulenza”.
È stato Lukaku a parlare a De Vrij di voi?
“Sì, rappresentiamo anche altri giocatori della Nazionale olandese. I ragazzi parlano tra di loro. E fortunatamente stiamo entrando in una nuova era in cui i calciatori non vogliono più essere ignoranti. Ma vogliono capire il proprio valore e si interessano anche nella parte economica degli accordi. Non è più: ‘Se ne occupa il mio agente’. No, adesso, proprio per evitare di perdere milioni di euro, in molti pretendono maggiore trasparenza”.
L’agente di De Vrij è Raiola?
“Non c’è nulla di firmato, ma sì, è lui la persona incaricata di seguire il rinnovo di Stefan con l’Inter. Ne parleranno presto, noi eventualmente interverremo per verificare tutte le postille inserite nel nuovo accordo. Ma al momento il giocatore vuole concludere al meglio la stagione e non pensa a questioni di questo tipo, proprio per tutto quello che è appena successo. È appena uscito da un incubo, ora vuole essere libero di scegliere il proprio futuro in completa libertà. Mi ha proprio detto che vuole vincere un secondo Scudetto con l’Inter e poi penserà a quello che sarà”.
La controversia legale con la SEG. Cosa è accaduto?
“L’agenzia ha rappresentato De Vrij sin da quando lui aveva 16 anni. Ma non esisteva un contratto firmato, nonostante lo abbiano seguito in Olanda, portato alla Lazio e successivamente all’Inter. C’era uno stretto rapporto, che andava anche oltre la soglia professionale, ma Stefan era sicuro che lavorassero per i suoi interessi. In realtà un anno dopo il suo trasferimento all’Inter chiese perché da free agent non avesse percepito alcun bonus alla firma. E realizzò che la SEG non era stata trasparente con lui leggendo una copia dell’accordo dell’agenzia con il club nerazzurro. Il motivo? Stavano legittimamente lavorando per l’Inter, ma non per il ragazzo. Fondamentalmente c’era un evidente conflitto di interesse. La SEG aveva trovato un accordo con l’Inter per una commissione totale di 9,5 milioni di euro, più ulteriori bonus, in favore dell’agenzia, ma De Vrij non avrebbe percepito un euro. Stefan confidava nel loro lavoro, ma in quel momento capì che non avevano perseguito i suoi interessi. Di fatto avevano stipulato un accordo vantaggioso che però non lo riguardava”.
Il giudice vi ha dato ragione.
“Nonostante non ci fosse un accordo scritto tra De Vrij e la SEG ne esisteva uno orale. E abbiamo presentato un faldone contenente un mucchio di prove volte a dimostrare che Stefan venisse seguito da loro. Ecco quindi che abbiamo dimostrato il conflitto d’interesse. E la corte, prendendo una decisione storica, ha riconosciuto un indennizzo di 4,75 più interessi in favore del giocatore. Quindi 5 milioni e 160 mila euro”.
E qual è la posizione vostra nei confronti dell’Inter?
“In un certo senso anche loro sono stati danneggiati. La SEG non è stata trasparente con Stefan, ma anche con l’Inter, dato che non potevano lavorare per due clienti nello stesso momento. Magari avrebbero risparmiato del denaro”.
Siamo arrivati all’ultimo grado di giudizio?
“No, la SEG può impugnare la decisione e fare ricorso. Ma la sentenza impone loro di pagare immediatamente quanto deciso dal giudice”.
Se tutto venisse confermato, il mondo degli agenti si farebbe certamente due domande.
“È finita l’era dorata in cui il procuratore percepiva più soldi rispetto al calciatore. Per noi questa è un’assurdità, un qualcosa di ingiusto. Le sembra normale che prendano più degli atleti? La FIFA raccomanda una commissione del 3%. In alcuni casi questa è arrivata al 100% dell’accordo stipulato con un atleta. Se prima i calciatori, anche per colpa loro, non badavano a queste cose, adesso la tendenza sta cambiando. Non vogliamo ovviamente che i procuratori spariscano del lavoro, ma che non se ne approfittino. Non è un caso che sempre più atleti si affidino a legali, amici stretti o familiari per tali questioni economiche, per essere sicuri che davvero vengano perseguiti i propri interessi”.
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