Piacere edonistico. Non è una formula, ma uno stile di vita. Che può essere interpretato anche dai filosofi del calcio. In serate di Champions League deve essere ricercato nello stesso momento in cui si avverte la spiritualità di una dimensione trascendente. Per ripristinare negli occhi il sentimento della fantasia, c'è da infilarsi nell’inesauribile forza della ragione. L'Inter conosce l’appiattimento dietro al serbatoio, lo detesta. Di fronte c'è un Arsenal recentemente appannato, che ricerca nuovi tasselli per sfuggire a quella prevedibilità sempre deleteria per chi ha ambizioni elevatissime. Nel manuale bipartito onde elettriche in tensione e baricentro come misura di pedine scatenate in avanti. La musica europea fornisce i contorni del placido vivere, ma la consapevolezza è pura passione, furiosa manifestazione della natura. A San Siro c'è una certezza: restare nella terra di mezzo rischia di essere una proiezione astratta. Nessun calciante ospite è estraneo ai pericoli, nessuno può davvero sfuggire ai colpi d'autore nerazzurri. Il mantra interista è partire forte: Dumfries spacca la traversa con l'esterno destro, facendo tremare tutti gli inglesi giunti nella Scala del Calcio.
GIOCHI DI EQUILIBRI AGGRESSIVI. L'iniziale acuto dopo due minuti è il viatico dell'avvio. Poi l'Arsenal, dopo qualche istante di spavento, prende confidenza con il campo, gli avversari, e lo stadio. La certezza s'infila nel gioco di equilibri aggressivi e incastonati nei meandri di due formazioni pronte a colpirsi reciprocamente. Verticalizzazioni intense, recuperi palla, sovrapposizioni e misure ragionate. I Gunners assumono il controllo del gioco, seppur senza la creazione asfissiante di palle gol. Tanto caos sui piazzati, posizionamenti confusionari per sparigliare le carte in uscita di Sommer; nulla è superfluo nell'universo pallonaro e anche le più piccole certezze possono essere intaccate dai movimenti estemporanei. Un paio di guizzi, senza cambio di passo. L'aggressività dell'Inter in avvio è l'indirizzo diretto verso Arteta, che opta per la manovra ragionata. Ma gli sprazzi offensivi arrivano dai cross. Il rigore di Calhanoglu (infallibile) permette ai nerazzurri di andare al riposo con più tranquillità, ma senza cambi di rotta.
LOTTA ASFISSIANTE E SOFFERENZA. Secondo tempo in trincea? L'Arsenal alza il baricentro, l'Inter erige il muro difensivo, provando a coprire ogni varco difensivo. Ritratto della perfezione? La contingenza dell'innatismo. In un certo senso Platone aveva ragione: alcuni principi dogmatici della conoscenza sono innati nelle menti umane. Nella traslazione al mondo pallonaro c'è quasi sempre la certezza che quando affronti le squadre inglesi hai di fronte la stessa cornice. Devi soffrire. Ebbene sì, uomo contro uomo, francobolli proiettati a colpire senza indugio le pedine inzaghiane. Il canovaccio non muta di un centimetro. È un impulso istantaneo e aggressivo, basato sul dinamismo intenso. La pressione s'intravede in quel coraggio energico nella costruzione di pericoli. E la ripresa del gioco è costante e continua. Un moto perpetuo, una panoramica illustrativa, che conduce al binario della gestione, con qualche rischio: sprint, accelerazioni, costruzioni aggiuntive, sovrapposizioni e sovrastazioni. L'Arsenal le prova tutte: i Gunners sono anche sfortunati. Inzaghi adotta diversi cambiamenti negli interpreti, i tre punti arrivano. Al termine di 98 minuti intensi e di sofferenza. Che lotta! Il giro di boa della Champions vede i nerazzurri saldamente tra le prime otto.
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