Il silenzio stampa arriva, ufficiosamente, per evitare di incappare in squalifiche successive a dichiarazioni troppo di pancia. Ma quello dell'Inter dopo il 2-2 contro la Lazio è un messaggio soprattutto ai vertici arbitrali, forse tardivo e ormai inutile, ma rumoroso: "Non ci siamo mai lamentati come avremmo potuto e come hanno fatto altri, ma abbiamo visto tutto". Il rigore concesso al 90' ai biancocelesti, dopo OFR da parte di Daniele Chiffi, richiamato al monitor da Aleandro Di Paolo, scuce virtualmente lo Scudetto dalla maglia nerazzurra in un momento della partita in cui sembrava destinato a rimanere un'altra stagione. Classico fallo di mano su cui si può discutere per ore, giorni, mesi, ma che può essere comunque punito con la massima punizione. L'errore è infatti di Yann Bisseck che incautamente allarga il gomito aumentando lo spazio corporeo e intercettando un pallone innocuo. Molto reattivo Di Paolo a convocare Chiffi, non come nel derby di ritorno quando la coppia si è persa un rigore per i nerazzurri con i rossoneri avanti 1-0 (nel recupero arriverà il pareggio di Stefan de Vrij).
Minuto 74': Marcus Thuram ingaggia un duello in velocità con Strahinja Pavlovic, che tiene il suo passo per qualche metro salvo poi perdere il confronto, ma dentro l'area arriva in scivolata con i tempi giusti Theo Hernandez e porta via il pallone al connazionale, che frana a terra sul contatto. Chiffi fa il chiaro segno del pallone e lascia correre, tra le ovazioni del pubblico di casa. Decisione che in presa diretta appare corretta, perché l'intervento del terzino è evidentemente preciso. Poi si passa dalla diretta alle immagini al rallentatore e più dettagliate e si scopre che Pavlovic, prima dell'arrivo del compagno di squadra, colpisca Thuram alla caviglia in piena area di rigore. Di Paolo dà il via libera a proseguire, non rilevando nulla. Errore macroscopico che nega sulla carta ai nerazzurri la possibilità di vincere quel derby, in un secondo tempo all'arrembaggio e con tre legni colpiti. Stessa combo arbitrale, due decisioni diverse ed entrambe a sfavore dell'Inter.
Ma al di là dell'evidente contraddizione, la direzione di Chiffi è stata esattamente quella che ci si aspettava da lui: fischi e mancati fischi senza logica, valutazioni controverse, tendenza al protagonismo e a interventi 'preventivi' che negano opportunità da gol come un pallone recuperato regolarmente sulla trequarti o un corner non concesso per un presunto fallo sul portiere. Esattamente il bagaglio tecnico dell'arbitro padovano, più volte argomento di discussione da parte delle squadre da lui dirette. E sorprende che, in un contesto del genere, il designatore Gianluca Rocchi non si sia fatto scrupoli a mandarlo a Milano per una partita così delicata, la più importante della 37esima giornata. Tanti piccoli-grandi fastidi che vanno al di là del rigore assegnato allo scadere e che hanno confermato abbondantemente quello che in casa Inter era già evidente: un trend di decisioni che hanno tolto diversi punti ai nerazzurri, con un bilancio decisamente a sfavore della squadra di Simone Inzaghi. Bypassando il mancato fischio su Kristjan Asllani a Riad in Supercoppa (direttore di gara Simone Sozza), che ha dato il la alla rimonta rossonera, in campionato sono diversi gli episodi a dir poco discutibili e che con un'attenta valutazione al VAR sarebbero stati corretti in tempo reale.
Contro il Bologna al Meazza finisce 2-2 e nella ripresa, con il risultato già in parità, l'arbitro Luca Pairetto trasforma in fallo di Thuram su Lukasz Skorupski quella che in realtà è un'uscita del portiere sulle gambe dell'attaccante, senza mai toccare il pallone. Sarebbe rigore e possibilità di vincere una partita che costa 2 punti ai nerazzurri. Contro l'Empoli finisce 3-1 e non se n'è parlato ma nel primo tempo Ardian Ismajili manca il pallone e colpisce in piena area sulla tibia Lautaro Martinez, che a lungo ha potuto orgogliosamente mostrare i segni di quel colpo. Il direttore di gara Ermanno Feliciani non vede nulla nel caos, ma al VAR Marco Guida non si accorge di nulla nonostante l'argentino rimanga a lungo a terra dolorante e avrebbe tutto il tempo del mondo per vivisezionare tutte le immagini. Si era sullo 0-0, episodio che avrebbe avuto il suo peso sul risultato. Poi c'è Lecce, minuto 2, ovviamente sullo 0-0: cross di Lautaro, Federico Baschirotto allarga il braccio e intercetta il pallone in area. Evidenti proteste dei nerazzurri, ma l'arbitro Livio Marinelli lascia correre. Dal VAR nessuna indicazione, in barba alle indicazioni sui falli di mano che invitano a punire questo genere di movimento non congrui che aumentano il volume (altra decisione non uniforme). Non a caso, nella partita successivo, Baschirotto ci ricasca e al Parma viene concesso un penalty dopo OFR. C'è poi, dopo il già citato derby, il discusso Inter-Fiorentina, quello del famoso corner concesso ai nerazzurri nonostante il pallone fosse uscito un secondo prima del cross di Alessandro Bastoni: sulla battuta arriva l'autorete di Marin Pongracic che fa saltare i nervi agli ospiti, ricompensati alla fine del primo tempo da un rigore per fallo di mano di Matteo Darmian, assegnato dopo OFR da Federico La Penna (Francesco Meraviglia al VAR) nonostante il pallone inatteso e il movimento congruo del difensore: ennesimo caso di difformità. Nello scontro diretto al Maradona, prima di trovare la rete del vantaggio con Federico Dimarco, il direttore di gara Daniele Doveri ignora un colpo sulla schiena di Denzel Dumfries da parte di Scott McTominay: sarebbe rigore netto, ma né l'arbitro né il VAR (Marco Di Bello) si 'sporcano' le mani. Lo stesso olandese poi interviene con le braccia per rispondere a una conclusione da fuori area, ma tutte le moviole sono concordi sostenendo che non amplia il volume del corpo e non va assegnato il penalty, come da decisione di campo. Soprassedendo sugli 11 metri guadagnati dal Bologna per battere due rimesse laterali e trovare la rete decisiva con Riccardo Orsolini grazie alla possibilità della battuta lunga (arbitro Andrea Colombo, fino a quel momento molto attento a questi dettagli), ma non episodio da VAR, prima di ieri sera l'errore da matita blu è di Michael Fabbri, che in Inter-Roma ignora una vistosa trattenuta in area di Evan N'Dicka su Bisseck, pronto a segnare a porta praticamente vuota nei minuti finali. Di Bello, al VAR, come a Napoli si gira dall'altra parte e non corregge un errore che priva i nerazzurri di un possibile pareggio e di un punto che oggi pesa tantissimo.
C'è da aggiungere che il fallo di mano fischiato a Bisseck contro la Lazio dopo OFR non è stato gestito allo stesso modo anche in Lecce-Napoli, altra partita chiave per lo Scudetto. Con i partenopei avanti 1-0, Leonardo Spinazzola si ritrova sul braccio, un po' largo, un pallone respinto dalla traversa in piena area. Per Davide Massa e il varista Maurizio Mariani è tutto regolare. Una delle tante disparità di trattamento evidenziate dall'Inter nel confronto diretto contro il Napoli e che nel computo complessivo hanno spostato diversi punti in classifica. Certo, ogni squadra ha il diritto di lamentarsi per i torti subiti, ma in Viale della Liberazione sanno che se questo Scudetto verrà perso per un solo punto sarà anche a causa di valutazioni arbitrali controverse e non omogenee, che di punti per strada ne hanno lasciati parecchi.
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