"Provo a divertirmi e a divertire la gente che viene allo stadio”. In queste parole, pronunciate al termine della partita di mercoledì sera contro il Monaco che ha permesso all’Inter di certificare il passaggio diretto agli ottavi di finale di Champions League, c’è tutta l’essenza di un uomo ancor prima di un calciatore. Un uomo che probabilmente, visti i geni paterni, sapeva già quale fosse il suo destino e allora ha deciso di andargli incontro nel modo migliore possibile: sempre col sorriso, sempre con la voglia di vivere il calcio come una passione, un divertimento. Un gioco, insomma, che poi è quello che è nella sostanza. Quest’uomo si chiama Marcus Thuram, e in questi due anni i tifosi dell’Inter hanno imparato ad apprezzare fino ad amare questo suo dono speciale.
Non è la prima volta che Tikus esprime questo concetto, anzi nel corso dei mesi ha fatto capire che il divertimento, personale e degli altri, è una colonna portante del suo essere calciatore. “Il calcio per me è un gioco, un gioco che amavo fare quando ero bimbo, sognavo di diventare calciatore. Di fare gol, di dare piacere alla gente che viene allo stadio e aiuta a vincere le partite”, affermava ad esempio l’attaccante francese alla vigilia dell’ottavo di finale della scorsa edizione di Champions tra Inter e Atletico Madrid. E in un’intervista rilasciata a GQ sempre l’anno scorso, rimarcava ulteriormente il concetto: "La cosa più importante per giocare bene a calcio è amare il calcio”. Allargando poi il discorso a tutto il gruppo: “In questa Inter non c’è nessuno che non ami il calcio, siamo un gruppo di venticinque persone, alle quali devi aggiungere lo staff, che è felice di passare il tempo insieme e di lavorare uno per l’altro”.
È quasi passato un anno, ma le cose non sono di certo cambiate, al contrario: perché quando Thuram scende in campo, i motivi per andare in visibilio sono tanti. In primis, i numeri offerti dall’ex attaccante del Borussia Moenchengladbach, che mai come in questa stagione sono sin qui strabilianti: eguagliato il bottino dello scorso campionato ma con praticamente un intero girone di ritorno ancora da disputare; una sola zampata in Europa, come l’anno scorso, ma pesantissima perché arrivata nel recupero di un match che rischiava di assumere risvolti poco piacevoli come quello contro lo Young Boys e che invece ha portato tre punti pesantissimi.
Ma oltre ai numeri c’è tanto, tanto di più: c’è la forza devastante di chi quando parte lancia in resta diventa un ciclone inarrestabile per gli avversari, spesso e volentieri mandati in tilt dalle sue devastanti folate offensive o da quegli slalom in area indecifrabili per chiunque, che lo portano spesso anche a tentare l’ultimo dribbling, quello al portiere, come quando al Bentegodi ha scartato il doppio gentile omaggio di Joaquin Correa e Alessandro Bastoni ubriacando due volte il portiere dell’Hellas Verona Lorenzo Montipò. Mercoledì sera, contro i monegaschi, Thuram è stato poi decisamente immarcabile: gli son bastati 10 minuti per mandare a carte quarantotto ogni buon proposito della squadra di Adi Hütter guadagnandosi un rigore ed un espulsione e regalando un assist a Federico Dimarco che però non ringrazia a dovere.
Ma l’essenza del divertissement di Tikus sul calcio è anche e soprattutto al di là dell’agonismo: risiede ad esempio nella bellezza con la quale si diverte a festeggiare i gol dei compagni emulandone le esultanze oppure nella sua infinita goliardia pre e post-partita, quando inizia l’allenamento regalando alla folla una serie di palleggi con la testa che magari, senza voler sfociare nella ‘blasfemia’ calcistica, meriterebbe un accompagnamento in stile ‘Life is Life’ degli Opus a Stoccarda con Diego Armando Maradona. O quando si diverte a fare il ‘disturbatore’, mettendosi carponi per far cadere il povero Benjamin Pavard oppure andando a strappare via il pallone della tripletta di Lautaro Martinez. Senza dimenticare poi le tante 'mattane' durante gli allenamenti ad Appiano Gentile.
Contro il Monaco, poi, Thuram ha raggiunto un nuovo livello: sin dal momento del riscaldamento, quando, mentre tutti erano concentrati sul lavoro, lui decide di scendere in campo andando a bloccare il malcapitato Alessandro Bastoni per poi iniziare a palleggiare. E a partita ormai finita e a risultato acquisito, eccolo intrattenere i compagni cimentandosi in un piccolo gioco di prestigio con una bottiglietta, quelle che a volte finiscono preda della rabbia dei giocatori quando le cose non vanno bene. E chissà cosa avrebbe riservato a Giacomo De Pieri qualora il baby nerazzurro fosse riuscito a centrare la rete nel recupero, visto il rammarico colto dalle telecamere…
Marcus Thuram reincarna in un certo qual modo la quintessenza del calcio, in un momento in cui il calcio ha perso molto del suo aspetto romantico e giocoso. Sempre pronto a offrire un sorriso, a cogliere sempre il lato positivo, a stimolare i tifosi e a raccogliere gli stimoli provenienti da altri come quando viene stuzzicato nella sua fantasia da chi, con bravura, coglie nel suo modo di interpretare il calcio un parallelismo con una delle strofe più celebri del rapper Salmo. Il tutto, sempre con quel sorriso catarifrangente che illumina a chilometri di distanza.
Thuram e il suo modo di vivere il calcio, insomma, è il giusto ingrediente da proporre a chi magari sente di essersi un po’ disamorato del calcio o non riesce ad appassionarsi più, magari quelle generazioni più giovani che, come più volte denunciato, stentano a tenere alta la concentrazione su un evento a loro dire troppo lungo. Per tutti, quindi, una giusta dose di Thuramina, potremmo chiamarlo così questo ricostituente da assimilare per tornare a voler bene a questo sport.
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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