Tra i tanti temi toccati da Fabio Paratici durante l'intervento sul palco di Solomeo durante il 'Global Launch of the 100's' dell'European Golden Boy' c'è anche il momento del calcio italiano. Il direttore sportivo della Fiorentina nomina anche l'Inter quando chiamato a commentare i fatturati dei club di Premier League: "Sono super potenze del calcio - esordisce l'ex Juventus, come raccolto da TMW -. Un conto è avere 200 milioni di fatturato, un conto un miliardo. Un altro è avere 500 milioni di fatturato come le nostre big. Questi 500 milioni bastano per creare una squadra super competitiva. Come ad esempio l’Inter. Io non sono certamente interista, ma quando vedo le critiche all’Inter mi dà fastidio, perché ha giocato due finali di Champions in tre anni. Io conosco il livello di difficoltà nell’arrivare a questi traguardi. Sui 500 milioni di fatturato si può fare una squadra competitiva. L’importante è utilizzare bene il budget: il Barcellona ha delle restrizioni, ma se formi dieci giocatori nel tuo settore giovanile compensi. Ci sono mille modi per fare calcio, l’importante è non mischiarne dieci altrimenti fai confusione". 

I colpi Pogba e Vidal della sua prima Juventus e l’utilizzo dei dati?
"C’è un sistema e un metodo di selezione, ogni club ha un sistema di scouting che fa selezione. Poi sono stato molto attento, ho studiato i dati, ho dovuto seguire un po’ questo modello in Inghilterra. Aiutano, ma resta il fatto che non ci sarà mai nessun algoritmo o dato che possa raccontare la personalità, il coraggio, la personalità… Giocare davanti a 5000 persone o 100 mila è diverso, questo i dati non te lo dicono. Resta l’istinto e la sensibilità della persona che sceglie. Non tutti i calciatori vanno bene per la stessa squadra. La riunione tipica ai tempi di quella Juventus durava tutto il giorno, il problema è che i litigi che si creavano venivano smaltiti in diversi mesi. C’erano persone di grande personalità che esprimevano le proprie idee in modo risoluto, le discussioni c’erano. Aver avuto persone di diversi paesi, di diverse culture, ci ha migliorato molto come persone e come club. Abbiamo cambiato anche la metodologia di lavoro del settore giovanile. Ricordo una riunione in cui dovevamo fare un elenco di giocatori alla Vidal o Pogba: io misi Lampard e Gerrard, gli spagnoli mi dissero Cazorla… Per dire che ci hanno aperto la testa, il calcio non è solo uno e devi essere aperto per capire".

Cosa era quella Juventus?
"Per noi la Juventus è stata una grande scuola, con Andrea Agelli che era un visionario da ogni punto di vista. E lo stesso Marotta che è stato un grande insegnante per tutti. Così abbiamo potuto rubargli il mestiere, tutto il gruppo aveva voglia di imparare e migliorare".
 

Sezione: Focus / Data: Mer 20 maggio 2026 alle 17:39
Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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Stefano Bertocchi
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Da sempre a contatto con l’Inter per ‘colpa’ dei dribbling di Ronaldo. Giornalista pubblicista dal 2019, racconta la prima squadra e il mondo nerazzurro con le dita su una tastiera. Non rinuncia alla bellezza di San Siro e al fascino delle trasferte.