"Credo che una squadra italiana debba avere uno zoccolo duro per poter arrivare a risultati importanti". Era il luglio del 2019 quando Beppe Marotta, fresco a.d. nerazzurro, sottolineava a Sky Sport l’importanza di una rappresentanza ‘made in Italy’ nella nuova Inter di Antonio Conte. In quella lunga e profonda chiacchierata con il direttore Federico Ferri, l’esperto dirigente varesino offriva facili titoli ai giornalisti annunciando che Mauro Icardi e Radja Nainggolan erano “fuori dal progetto dell’Inter”, ma al contempo lanciava segnali e tracciava la strada azzurra che il club meneghino aveva già iniziato a seguire con sicurezza, come dimostrano gli acquisti di giovani italiani già formati come Stefano Sensi e Nicolò Barella, punti fermi dell’Inter che verrà e della Nazionale del ct Roberto Mancini.

"Il campionato italiano ha delle caratteristiche di grandissima difficoltà e quindi gli italiani lo capiscono più facilmente degli stranieri - aveva continuato a spiegare Marotta nella stessa intervista della scorsa estate -. Hanno un senso di appartenenza forte, che possono poi trasmettere ai giocatori stranieri che arrivano. E soprattutto ritengo che il patrimonio calcistico nazionale venga valorizzato attraverso l'acquisizione da parte dei club italiani, come per esempio l'Inter. L'Italia calcistica esprime dei grandi talenti nell'ambito degli allenatori, ma anche e soprattutto dei giocatori". 

E negli ultimi mesi l’Inter ha aumentato i giri del processo di ‘italianizzazione’ della rosa. Al momento mister Conte (uno che in Azzurro ha lasciato bei ricordi) ha a disposizione dodici italiani: dai portieri Daniele Padelli e Tommaso Berni fino a difensori Alessandro Bastoni, Danilo D’Ambrosio, Cristiano Biraghi e Andrea Ranocchia, passando per i già citati Barella e Sensi a cui si aggiungono Roberto Gagliardini, il rigenerato Antonio Candreva e i baby talenti Lorenzo Pirola e Salvatore Esposito. Senza dimenticare i tanti giovani del vivaio che sembrano destinati al grande salto, come Edoardo Vergani, Matias Fonseca, Samuele Mulattieri e altri interessanti profili in prestito per 'farsi le ossa', come Federico Dimarco o Eddie Salcedo.

L'impressione è che l'Inter voglia conservare - e se possibile rafforzare ulteriormente - questo “zoccolo duro”, blindando i gioielli della cantera, trattenendo ad Appiano Gentile i punti fermi del presente con i rinnovi di contratto (ben avviati i discorsi con D’Ambrosio e Candreva) e puntando con forza sulle promesse del futuro. Non è un caso che sul ricco taccuino degli obiettivi dell’accoppiata Ausilio-Marotta siano trascritti anche i nomi di gente come Federico Chiesa, Sandro Tonali e Gaetano Castrovilli, ma anche di profili più esperti come Armando Izzo. Senza dimenticare Marash Kumbulla, promettente difensore dell'Hellas Verona che ha già esordito con la Nazionale albanese ma gode della cittadinanza italiana perché nato a Peschiera del Garda. 

Insomma, l’identikit generale è chiaro: giovani e italiani, affermati ed ambiziosi. Per un’Inter... Nazionale che sembra destinata a prendere sempre più forma. Sarà solo il tempo a dire se questo cambio di pelle del Biscione potrà portare nuovi successi e prestigiosi trofei al club di Via della Liberazione, dove sognano di replicare quanto fatto poco più di dieci anni fa da un'Inter 'Internazionale', simbolo del melting pot e guidata da José Mourinho, uno degli stranieri più Special della storia del calcio. Ora però la palla passa all'italiano Conte. E alla nuova Inter 'made in Italy'.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 24 maggio 2020 alle 00:00
Autore: Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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