E' Walter Zenga l'ospite settimanale di 'Careers', il format di Inter TV che racconta la storia calcistica delle leggende nerazzurre. L'Uomo Ragno parte ricordando le sfide con Diego Maradona: ""L’ho frequentato recentemente a Dubai e tutte le volte che ci incontravamo lui mi diceva 'cavolo, farti gol era dura'. Questa è un’immagine della partita Scudetto che abbiamo vinto a quattro giornate dalla fine del campionato battendo il Napoli 2-1 a Milano con il gol di Matthaus su punizione a poco dalla fine. Quel campionato, cominciato più tardi per le olimpiadi di Seul non era cominciato bene, c’era contestazione, ma quel gruppo era speciale. Ricordo una riunione con Trapattoni in mezzo e c’era tanta onestà intellettuale da parte di tutti, era un gruppo che si prendeva le proprie responsabilità, che non scappava davanti alla difficoltà. Tre giorni dopo essere stati eliminati dalla Coppa Uefa dal Bayern Monaco avevamo vinto il derby in casa del Milan, era una squadra tosta. In quel gruppo c’erano delle personalità spiccate: Lothar, io, Nicolino, Riccardo, Bergomi e dei leader silenziosi come Brehme, Bianchi, Matteoli, Beppe Baresi, era un gruppo che riusciva a non esaltarsi e ad attutire i problemi che si trovano in una stagione".
L'esordio con l'Inter.
"Avevo 22 anni e dall’altra parte c’erano Platini, Zico, Gullit, Maradona, Van Basten... quando mi chiedono qual è stato l’avversario più difficile penso sempre agli altri portieri che si sono trovati davanti Rummenigge, Matthäus e gli altri. Quando mi trovavo davanti avversari di valore, pensavo alla forza dei miei compagni e questo mi dava la forza per andare avanti al meglio".
Coppa Uefa 1993-94.
"È una Coppa quasi difficile da raccontare perché nasce da un anno pazzesco. Mi ricordo che in campionato ogni volta che c’era una partita dicevamo “Sì va beh ma tanto c’è la prossima” e invece in Europa era subentrato il “o tu o io”, era immediata la cosa. Ricordo ancora quando deviai la palla di Sammer sulla traversa all’ultimo minuto della partita contro il Borussia Dortmund, quella è stata la svolta, quando abbiamo passato così il turno. In quella finale ero carichissimo, il pubblico ha cominciato a scandire il mio nome e mi ha dato quella scossa. Se ci fosse stato un regista, se fosse stato un film, la fine, l’apoteosi avrebbe dovuto essere proprio quella, giocare la finale in casa, uscire con la Coppa e dire “adesso ho rimesso a posto i conti”. Quella è la partita, insieme alla prima ufficiale con l’Inter che ha rappresentato il completamento totale, l’emozione del ragazzino che gioca la prima partita a San Siro con la maglia della squadra per cui tifa, nel suo stadio, dove prima vedeva i suoi idoli solo dall’alto: io andavo in curva, poi ho fatto il raccattapalle, poi il secondo, poi il titolare. Nell’ultima partita l’emozione era la stessa, avevo voglia di lasciare un segno dimostrando che “Io sono l’Inter” e ci sono riuscito. La mia partita d’addio è stata incredibile, con tanti protagonisti dello spettacolo".
La notte in cui fu introdotto nella Hall of Fame.
"È stata una serata bellissima organizzata dai miei amici, c’era tutta l’essenza della mia carriera. Avevo le lacrime agli occhi dall’emozione: entrare nella Hall of Fame come primo portiere della storia dell’Inter è stato il riconoscimento più bello della mia vita perché significa che sono riuscito a lasciare un segno, a prescindere dai trofei. Vinci se lasci un’impronta, un’immagine. Di fianco a me avevo tre fenomeni: Ronaldo lo conosciamo, Lothar è stato impressionante, uno dei migliori giocatori con cui ho avuto la fortuna di giocare, era tosto e anche fuori dal campo eravamo molto legati. Zanetti è arrivato che era un ragazzino e ha fatto tutto quello che un giocatore sogna di fare nella storia di una società".
Se chiudi gli occhi a cosa pensi?
"Al primo giorno di ritiro in Toscana con i nazionali che non erano ancora tornati dal campionato del mondo. Ero in camera con Juary e quel giorno andare al campo di allenamento passando tra la folla nerazzurra è stato impressionante, un’immagine pazzesca che ricorderò sempre. Il mio primo giorno da professionista nella squadra del mio cuore".
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