Lo ha sottolineato anche Beppe Marotta, presidente dell’Inter, dal palco di uno dei forum organizzati dall’ADiSe: l’ultima giornata della fase campionato della nuova Champions League è stata un concentrato di suspense se non per tutte, perlomeno per la maggioranza assoluta delle partecipanti, costantemente in bilico su un filo che le poteva portare a vivere saliscendi repentini in classifica nello spazio di pochi minuti. Bastava un gol in più o in meno e tutto il mondo intorno andava ad assumere connotati ben differenti, anche per la stessa Inter che per un po’ ha cullato anche il sogno di chiudere con un per certi versi clamoroso secondo posto. “Oggi viviamo un format nuovo, inedito e adrenalinico. Durante la partita avevamo un dirigente che seguiva le altre gare dalla tv: noi eravamo quarti e potevamo salire al terzo o al secondo, ma poi vedevamo come le altre squadre come l'Atalanta oscillavano tra le prime otto e in un momento era dentro e in un altro fuori”, ha affermato Marotta, mettendo in evidenza i connotati che la rivoluzione adottata dalla UEFA ha introdotto attraverso il varo del nuovo sistema a 36 squadre e otto partite da incastrare in un nuovo sistema di calendario.
Hanno cantato vittoria, da Nyon, nei giorni scorsi, quando alla vigilia dell’atto conclusivo ha pubblicato un comunicato nel quale in sostanza rivendica di avere fatto centro, avendo avuto pieno riscontro degli obiettivi prefissati: dal maggiore equilibrio competitivo che ha permesso anche a club della fascia inferiore di ottenere un buon numero di punti, come ad esempio il Brest che ha gagliardamente centrato l’obiettivo playoff, alla più ampia disponibilità di big match già durante la prima fase, che proseguirà anche nella fase spareggi visto l’abbinamento tra Real Madrid e Manchester City. Quello che la UEFA non dice, ma che ormai è sotto gli occhi di tutti, è che questo nuovo format ha portato in dote una bella carica di denaro sonante alle partecipanti e soprattutto a quelle già piazzate tra le prime otto: solo guardando all’Inter, il cammino europeo ha fruttato una cifra pari a 86 milioni, tra posizione in classifica, market pool e annessi vari.
Esauriti però tutti i frizzi e tutti i lazzi di questa prima fase tanto elettrizzante, ecco che forse, in questo momento, di questo avveniristico format cominciano a spuntare non tanto le prime crepe, quanto i primi dubbi legati all’effettivo valore rivoluzionario di questa SuperChampions. Marotta, e questo è un punto di vista che fa capo al singolo club, ha storto un po’ il naso di fronte all’eventualità di avere un derby tutto italiano già agli ottavi di finale, emozionante finché si vuole ma che finisce ad inficiare i benefici a livello di ranking UEFA con l’Italia che subirebbe una penalizzazione da un duello fratricida, ma questo è un discorso che ovviamente non era prevedibile a priori e dipende anche dalla sorte; più istituzionale quello dell’ad della Lega Serie A Luigi De Siervo che stana un pericolo nascosto, ovvero quello di vedere la nuova Champions creare una sorta di spirale di introiti tale da far precipitare i campionati nazionali nel tunnel di un potenziale ‘oblio’, fino a generare un effetto Superlega, proprio quell’incubo che la UEFA ha cercato di scacciare via ad ogni costo e anche a questo scopo ha partorito questa rivoluzione.
C’è poi un altro aspetto che forse sfugge ancora ai più, e cioè che questa nuova Champions è stata sin dall’inizio una sorpresa e continua ad esserlo. Al punto che i meccanismi di funzionamento, peraltro comunque spiegati a dovere da tutti gli addetti ai lavori possibili, sono stati a lungo tempo indecifrabili. E questo a partire dagli albori, da quando si cominciarono a presentare le prime bozze del nuovo progetto: l’introduzione del tabellone predefinito con le squadre inserite automaticamente in base ai piazzamenti poteva portare inizialmente i più a pensare che si sarebbe arrivati ad avere un bracket come nei playoff di sport come pallacanestro o pallavolo, con accoppiamenti definiti a priori, e invece questa eventualità è stata ‘attutita’ con il sorteggio a coppie per coinvolgere blocchi di quattro squadre per i playoff. E il prossimo 21 febbraio, verrà effettuato un nuovo sorteggio nel quale, oltre a conoscere chi saranno le avversarie agli ottavi delle Top8, sarà stabilito l’ordine delle partite di andata e ritorno dai quarti fino alla finale.
Insomma, stando così le cose il vantaggio dell’essere arrivati tra le prime otto nella League Phase garantendosi il ritorno in casa varrà solo per gli ottavi di finale, poi si proseguirà bene o male come in passato. Chiaro, il discorso era relativo in passato ed è relativo anche adesso perché conterà sempre e soprattutto la condizione nella quale si arriva alle varie partite; però, era forse logico aspettarsi che tanti bei discorsi legati al raggiungimento del quarto posto avessero garantito una tutela tale da avere la certezza di giocare in casa il ritorno finché non si affrontava una delle squadre arrivate davanti. E invece, a conti fatti, il premio più alto se lo prendono le casse dei club, beneficiarie fino in fondo del cammino sul campo. E squadre come Real Madrid, Manchester City, Bayern Monaco, PSG, Atletico Madrid, alla fine possono piangere solo con un occhio per non aver centrato i primi otto posti, tanto poi bastano due partite bene imbroccate e da marzo sarà tutta un’altra storia.
E allora, si può tranquillamente affermare che Simone Inzaghi e la sua Inter hanno colto in pieno la vera essenza dell’importanza di arrivare tra le prime otto: evitare di caricare ulteriormente un calendario già tremendamente affollato. Oltre ovviamente ad accogliere questo bel montepremi che male non fa mai. Tutti contenti? Sulla carta, a quanto pare, sì. Anche se la brutta sconfitta rimediata ieri a Firenze, che ha colpito nell'animo non solo per il risultato ma anche e soprattutto per l'impressione che se ne è ricavata dalla prova della squadra nerazzurra, scarica, senza nerbo e con un atteggiamento incline all'indolenza e all'autolesionismo quando c'era da riacciuffare un risultato che stava scivolando via fino a regalare sul piatto d'argento a Moise Kean il gol del definitivo 3-0 il 1° giugno, ha fatto risuonare un campanello d'allarme molto forte. Perché stride molto vedere che tanto impegno per completare al meglio la campagna europea riverberarsi in un avvio di febbraio con le gomme a terra.
Vantaggio importante sì, quello acquisito col quarto posto europeo; ma anche vantaggio che l'Inter non è stata capace di capitalizzare al meglio fino a questo momento. Occorre reagire prontamente per non incappare in situazioni ancora più antipatiche. C'è tutto il tempo capire cosa rimarrà, all’indomani della finale di Monaco di Baviera, di tutte queste emozioni da notti europee...
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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