Dopo i recuperi della 16esima giornata di Serie A, urge ricordare che nel calcio vince la squadra che fa più gol e che ogni vittoria, in Italia, frutta tre punti dalla stagione 1994-95. Inutile parlare di risultatismo all’italiana come ha fatto, stizzito, Cesc Fabregas dopo la sconfitta del Como contro il Milan di Max Allegri (lo aveva fatto anche dopo il netto ko con l'Inter dello scorso 6 dicembre). Il calcio è uno sport nel quale i passaggi sono finalizzati alla conclusione in porta, possibilmente per battere il portiere che, anche se viene trattato come un giocatore 'diverso' dal regolamento, è una delle risorse in campo esattamente come i suoi dieci compagni. Il calcio è uno sport a punteggio basso che, per sua natura, resta imprevedibile, nel quale l’allenatore dà un’idea di gioco, lavora su determinati principi tattici che gli interpreti mettono in pratica. Resta perché l’enorme mole di numeri e statistiche di cui disponiamo oggi per analizzare un match rispetto a venti anni fa comunque non risolvono certi misteri. Decade anche il discorso di sfortuna o fortuna, dando per assodato che non esista una formula esatta che garantisca di prevalere sul proprio avversario. C’è il gioco e c’è la giocata, strettamente legati perché altrimenti il calcio si trasformerebbe nella semplice misurazione della percentuale del possesso palla. Tutti ricercano l’efficacia, proprio per raggiungere il risultato, nessuno può ingraziarsi i tifosi parlando di ‘bel calcio’ perché già il termine ‘bello’ presuppone una questione di gusto. Ci si può esaltare per un gol segnato dopo tre passaggi e al contempo lodare un giro palla di un minuto e mezzo in cui tutti i giocatori partecipano alla segnatura. Ci sono le vittorie che arrivano con il primo tiro in porta, altre che arrivano con l’ultimo. Senza per forza dover riportare la questione sul piano morale parlando di giustizia a seconda delle convinzioni che si hanno.

Per evitare dispute da bar, dalla notte dei tempi esistono dei dati oggettivi coi quali è possibile stabilire chi sia stato migliore in un determinato campionato. Una maratona che prevede, nel caso della Serie A, 38 giornate in cui si affrontano avversari piccoli, medi e grandi. Ordini di grandezza che possono cambiare nel corso dei mesi e sui quali, vista la particolarità del nostro torneo, sarebbe cosa buona e giusta lasciare da parte. Per esempio, si sottolinea che, ormai da un anno e mezzo, la squadra che ha fatto più punti di tutte, l'Inter, faccia fatica negli scontri diretti. Sulla cui definizione ci sarebbe da dibattere a lungo. In teoria, con questa espressione si intendono le sfide contro le formazioni che lottano per l’obiettivo massimo, lo scudetto. Affare per pochissimi storicamente, ancora meno se si prendono in esame gli ultimi cinque anni durante i quali si sono cuciti il tricolore sul petto, oltre all’Inter, Napoli (due volte) e Milan (una). Se è vero che la sindrome da derby per i nerazzurri può aver un senso per la rivalità cittadina storica, è altrettanto sacrosanto giudicare i cugini rossoneri competitor solo nel presente visto l’ottavo posto dello scorso anno. Diverso il discorso sul Napoli che, dopo il duello punto a punto vinto grazie all'ex amato/odiato Antonio Conte, è da considerare a tutti gli effetti una seria concorrente per il trionfo finale. La dimostrazione è arrivata domenica sera, quando, a San Siro, Napoli e Inter hanno messo in scena una delle partite più belle dell’ultimo lustro del calcio italiano. Un pari celebrato come vittoria dagli azzurri, viste le contingenze, e con un po’ di amarezza dall’Inter, come ammesso da Cristian Chivu mercoledì sera. Il fatto di vivere male questa incapacità di vincere i big match è stata un minimo alleviata dal successo faticoso sul Lecce dopo l’incredibile passo falso del Napoli contro un Parma difensivista. L’ennesima testimonianza che non esistono partite facili nel campionato (tatticamente) più difficile del mondo. Merito di squadre come Como, Bologna e Atalanta, finte provinciali che, con idee e soldi, possono ambire al ruolo di 'grandi'. 

Sezione: In Primo Piano / Data: Ven 16 gennaio 2026 alle 20:55
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
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Mattia Zangari
Giornalista pubblicista che, da quando ho cominciato a lavorare per Fcinternews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.
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