"Non mi va di parlarne perché è un discorso ampio, però veniamo dal Bologna, dalla finale di Riad... Poi questa partita. In campo non me ne ero accorto, poi ho rivisto: non so quali siano le direttive. Ci sta che l'arbitro fosse coperto, ma chi sta seduto non può richiamare l'arbitro in una circostanza del genere. Può capitare, sbagliamo tutti, ma comincia ad essere la quarta e quinta occasione. Quando ho visto per dei falli sull'Inter fare delle trasmissioni di giurisprudenza, ora alla terza o quarta inizio ad arrabbiarmi". Probabilmente tra i vari interventi post partita di Simone Inzaghi quello ai microfoni di DAZN è il più duro ed eloquente. Dopo essersi morso la lingua in diverse occasioni l'allenatore dell'Inter non ha davvero mandato giù l'ennesimo rigore negato alla sua squadra, che stavolta ha pesato sul risultato finale del derby di Milano. Minuto 74', rossoneri avanti 1-0: Marcus Thuram ingaggia un duello in velocità con Strahinja Pavlovic, che tiene il suo passo per qualche metro salvo poi perdere il confronto, ma dentro l'area arriva in scivolata con i tempi giusti Theo Hernandez e porta via il pallone al connazionale, che frana a terra sul contatto. L'arbitro Daniele Chiffi fa il chiaro segno del pallone e lascia correre, tra le ovazioni del pubblico di casa. Decisione che in presa diretta appare corretta, perché l'intervento del terzino è evidentemente preciso. Poi si passa dalla diretta alle immagini al rallentatore e più dettagliate e si scopre che Pavlovic, prima dell'arrivo del compagno di squadra, colpisca Thuram alla caviglia in piena area di rigore. A questo punto il regolamento prevede che Aleandro Di Paolo, responsabile al VAR, dica a Chiffi di aspettare qualora il gioco si fermasse per controllare bene la dinamica dell'episodio. Invece dà il via libera a proseguire, non rilevando nulla. Errore macroscopico che non può essere giustificato da chi è stato designato solo per controllare minuziosamente gli episodi più dubbi ed è comodamente seduto nella struttura di Lissone con numerosi schermi davanti. Lo sfogo di Inzaghi infatti non è rivolto al direttore di gara, quando a chi era nella sala VAR e non ha svolto il proprio lavoro. A maggior ragione perché anche chi era a casa ha potuto constatare l'irregolarità con un semplice replay dettagliato da dietro.
L'allenatore dell'Inter non ha affatto digerito questo svarione perché la sua squadra stava spingendo e usufruire di un rigore a un quarto d'ora dalla fine le avrebbe dato il tempo, in caso di gol (non scontato, ci mancherebbe), di provare anche a vincere un derby che nella ripresa stava dominando sfidando anche la malasorte. In una fase della stagione in cui bisogna mantenere i ritmi del Napoli un 'dettaglio' come questo fa tutta la differenza del mondo e rispetto ai precedenti errori, citati dal tecnico piacentino, alla fine potenzialmente è costato 2 punti nella corsa Scudetto. Questo chiaramente non giustifica la prestazione al di sotto delle aspettative dell'Inter, che è mancata in alcuni dei suoi giocatori principali e ha basato la propria reazione più sui nervi che sulla solita qualità. Ma pur trattandosi di altra materia, l'episodio arbitrale non può essere taciuto perché è una delle classiche sliding door che cambiano l'esito di una partita e, i talune circostanze, di un campionato.
Inzaghi ha voluto rimarcare anche il fatto che da Riad in poi l'Inter non è stata molto fortunata con gli episodi arbitrali. Già in finale di Supercoppa, sul 2-0 e con la partita virtualmente in controllo, l'arbitro Simone Sozza ignora un fallo ai danni di Kristjan Asllani da cui nascerà la punizione vincente di Henrandez che permetterà al Milan di ribaltare il risultato (questo non sarebbe stato episodio da VAR). Contro il Bologna al Meazza finisce 2-2 e nella ripresa, con il risultato già in parità, l'arbitro Luca Pairetto trasforma in fallo di Thuram su Lukasz Skorupski quella che in realtà è un'uscita del portiere sulle gambe dell'attaccante, senza mai toccare il pallone. Sarebbe rigore e possibilità di vincere una partita che costa 2 punti ai nerazzurri. Contro l'Empoli finisce 3-1 e non se n'è parlato ma nel primo tempo Ardian Ismajili manca il pallone e colpisce in piena area sulla tibia Lautaro Martinez, che ancora oggi può orgogliosamente mostrare i segni di quel colpo. Il direttore di gara Ermanno Feliciani non vede nulla nel caos, ma al VAR Marco Guida non si accorge di nulla nonostante l'argentino rimanga a lungo a terra dolorante e avrebbe tutto il tempo del mondo per vivisezionare tutte le immagini. Si era sullo 0-0, episodio che avrebbe avuto il suo peso sul risultato. Poi c'è Lecce, minuto 2, ovviamente sullo 0-0: cross di Lautaro, Federico Baschirotto allarga il braccio e intercetta il pallone in area. Evidenti proteste dei nerazzurri, ma l'arbitro Livio Marinelli lascia correre. Dal VAR nessuna indicazione, in barba alle indicazioni sui falli di mano che invitano a punire questo genere di movimento non congrui che aumentano il volume. Non a caso, nella partita successivo, Baschirotto ci ricasca e al Parma viene concesso un penalty dopo OFR. Poi c'è il derby di ieri sera, di cui si è parlato.
Cinque episodi arbitrali controversi, alcuni troppo evidenti per non essere valutati correttamente soprattutto da chi è seduto nella sala VAR di Lissone. Quattro di questi sono rigori non concessi all'Inter (ergo, valutabili con l'OFR) e in due occasioni sono costati potenzialmente e complessivamente 4 punti in classifica. Ieri in particolare, dopo un cauto silenzio, Inzaghi ha voluto rimarcare il trattamento in campo nei confronti della propria squadra, ma anche la disparità di valutazioni nei salotti televisivi dove si bypassano o si minimizzano i casi contro i nerazzurri mentre si sottolineano quelli a loro favore. Lamentarsi non è nello stile della società e dell'allenatore, però dopo il derby di ieri sera il secondo ha deciso giustamente di fare un bilancio del 2025 in cui l'Inter è decisamente in credito con gli arbitraggi, magari provando a richiamare all'attenzione in vista delle prossime, delicate partite. Nessuno in Viale della Liberazione vuole lasciarsi andare a retropensieri, quello è un tipo di pressione ad arte che Antonio Conte ha voluto esercitare dopo Inter-Napoli, lamentandosi dell'uso che viene fatto del VAR. Da allora lui non ha avuto più motivo per farlo, mentre curiosamente il vento è cambiato ai danni dei nerazzurri, principali rivali nella corsa Scudetto del Napoli. Lanciare accuse filtrate è poco elegante, ma evidentemente alla lunga paga.
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