Domani in campo per tre punti d'oro. Inizia il girone di ritorno e inizia col botto, visto che a San Siro è in programma la supersfida tra l'Inter di Cristian Chivu e il Napoli di Antonio Conte, gara che dopo i risultati del turno infrasettimanale assume una valenza doppia in chiave Scudetto, visto che i tre punti potrebbero o lanciare in fuga i nerazzurri o permettere ai campioni d'Italia in carica di ricucire lo strappo creatosi dopo il pareggio col Verona. Dalla sala conferenze di Appiano Gentile, Chivu presenta così la gara di domani.
Dalla partita di andata col Napoli, i numeri testimoniano che l'Inter è cresciuta soprattutto in termini di solidità. Com'è cambiata la squadra?
"Col lavoro, dando continuità a quanto di buono si è fatto o si è provato di fare. Con la convinzione e l'ambizione, cose che abbiamo portato in campo per far vedere il valore di una squadra in cento minuti perché i numeri non bastano. Abbiamo fatto cose bene e meno bene, con alti e bassi, ma con la consapevolezza e la voglia di migliorare".
Il Napoli di ottobre era molto diverso, quanto si aspetta distanti le due partite?
"È passato poco tempo, anche se loro hanno cambiato sistema e hanno qualche interprete diverso come Holjund che all'andata non c'era mentre era presente Anguissa che domani non giocherà. Ma loro hanno una rosa importante, di giocatori forti, con elementi di grande intensità. Sarà difficile da affrontare per noi e per loro, la massima attenzione sarà nella mente di tutti per cercare di fare meno errori. Sarà una partita che vivrà di episodi, normale quando si affrontano squadre di certo livello".
Non so quanti si sarebbero aspettati di vedere l'Inter a +4 alla fine del girone di andata sul Napoli due mesi dopo, prevale la voglia di andare in fuga o il timore di rivedere il Napoli a meno uno? Chi ha più pressione?
"Dipende a chi fai questa domanda, noi vogliamo andare a più sette e loro vogliono restare a meno uno. Ma dalla voglia ai fatti c'è tanto; l'impegno, l'ambizione, la concentrazione, la responsabilità, l'equilibrio. Cose che determinano l'andamento di una partita che non è detto finisca come vorresti. L'impegno c'è, noi stiamo dando continuità nei risultati e nell'interpretare le partite, a volte ci riesci ma non è detto che domani noi e loro siamo sicuri di ciò che accadrà. Noi siamo sicuri di aver lavorato bene per superare certi momenti, l'ambizione del gruppo adesso è aumentata visto ciò che è accaduto nell'ultimo mese. Siamo consapevoli di affrontare una gara che può indirizzare il cammino di una stagione e siamo pronti a fare una grande partita".
Cosa pensi di Conte allenatore?
"Ho una grande stima, l'ho anche affrontato da calciatore e gli ho fatto i complimenti per quello che sapeva trasmettere alla squadra. Nel frattempo si è evoluto, ha cambiato il modo di vedere il calcio e fa cose più adatte al calcio di oggi; è un vincente, noi giovani tecnici abbiamo tanto da imparare da lui, questa è la realtà. Per me non esiste il confronto Chivu-Conte, sono due allenatori che danno il massimo per la loro squadra, perché il calcio deve rimanere al livello degli interpreti dello sport che sono i calciatori senza dimenticare i tifosi che devono avere passione. L'allenatore è diventato ultimamente anche troppo rispetto a ciò che deve rappresentare; ovvio che lui è il leader, è quello che incide; ma il calcio deve rimanere a livello di tifosi e calciatori".
Cosa ti aspetti in più domani dalla tua Inter?
"Non è che il Napoli è più importante di quello che è stato il Parma. Per arrivare a sfidare il Napoli in queste condizioni devi passare da Parma o dal Bologna, dal Genoa e dall'Atalanta. Ogni partita va affrontata in maniera seria senza fare proclami solo perché prima della gara col Parma nessuno è interessato ai proclami degli allenatori e non voglio farlo nemmeno prima del Napoli. Il campionato è una maratona di 38 partite, devi meritare di essere competitivo e pur avendo alti e bassi lo stiamo facendo, avendo la forza anche di rialzarci dopo momenti meno fortunati dove abbiamo ottenuto meno di quello che meritavamo. Ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo lavorato dimostrando di poter offrire ancora qualcosa ed essere competitivo. Ci ritroviamo alla gara di domani sperando di fare meglio di quanto abbiamo fatto a Napoli, una prestazione un po' condizionata però da certi episodi. Negli ultimi mesi ci siamo allenati a non pensare troppo alle ingiustizie e a pensare al nostro vero valore e ambizione, credo siamo migliorati in questo".
L'Inter deve migliorare nel mantenersi fredda nei minuti finali, quando la tensione agonistica sale?
"Nel calcio c'è sempre da migliorare nel gestire determinati momenti, se devi accontentarti di qualcosa o aggiungere qualcosa nella partita in quei famosi momenti che la partita ti regala o ti cambia da un minuto all'altro. C'è la maturità di una squadra, quella individuale e quella del tecnico che deve fare certe scelte in determinati momenti. Troppo semplice parlare di scontri diretti non vinti perché i numeri dicono questo; la realtà dice che siamo primi, davanti a squadre che mi hanno battuto. Poi noi siamo consapevoli dell'importanza di queste partite ma anche del fatto che tutte le partite sono importanti uguali".
Ha la sensazione che nello spogliatoio questo ciclo di vittorie abbia esorcizzato la paura della grande sfida?
"Mai vista paura negli scontri diretti, questo ciclo di sei partite dice poco e nulla. Si lavora per ottenere e dare continuità a prestazioni e risultati, siamo tutti consapevoli dell'importanza della partita di domani, del fatto che a livello mentale siamo migliorati molto rispetto a due mesi fa. Questo è merito dei ragazzi, di una squadra che è maturata molto. Non abbiamo mai pensato di togliere qualcosa semmai di aggiungere delle cose, e una volta aggiunte la bellezza del gioco e dei risultati è venuta fuori. Quando vengono fuori queste cose crescono fiducia e autostima, le cose fatte bene portano consapevolezza di avere più possibilità di vincere le partite".
Un pareggio sarebbe negativo?
"Lo dite voi, non capisco cosa vuol dire pareggiare, perdere o vincere. So cos'è il lavoro, so cos'è entrare in campo con una determinata mentalità. Poi sono i momenti e gli episodi che ti portano ad ottenere o non ottenere qualcosa".
Quanto è importante che Bisseck sia alle spalle di Luis Henrique come braccetto, essendo più libero di avanzare?
"Bisseck avanza poco perché glielo chiedo io di non farlo, sono io che gli chiedo quando c'è bisogno di mobilità e serve che lui si inserisca. Di là abbiamo Luis Henrique e la mezzala destra che devono fare qualcosa in più, e Bisseck ci dà qualcosa in più nella mobilità. Luis è migliorato tanto dal punto di vista tattico, ci dà una grossa mano in quel ruolo ed è importante per noi; sono felice per lui perché non è vero che i giocatori non sentono e non vedono ed era impossibile che lui non sentisse il rumore arrivato forse anche da parte mia che avevo detto che in quel momento non era pronto commettendo un errore di comunicazione. Con lavoro, umiltà e dedizione si è messo sempre a disposizione, ha imparato e cercato di mettere in mostra ciò che gli veniva detto. E lo ha fatto abbastanza bene, sono nove partite che gioca dall'inizio. Siamo felici di vederlo in campo col sorriso, poi sappiamo che può migliorare dal punto di vista caratteriale e della personalità. Ma giocare a San Siro con 80mila persone con la maglia dell'Inter non è facile, come sentire le critiche che ti piovono addosso. Gli faccio i complimenti per aver dimostrato di avere le spalle grosse e cercato di aiutare la squadra, me lo tengo stretto".
Darmian può tornare presto? E Luis Henrique può giocare sempre finché Dumfries non rientra?
"Ogni tre giorni non è facile, però abbiamo soluzioni. Gli allenatori devono sistemare problemi, non crearli; e io li sistemo. Questo non vuol dire che non ho un'opinione e non dico mai quello che penso in sede chiusa, però non vengo mai a piangere per quello che ho o non ho. Darmian sta abbastanza bene, si allena da due giorni col gruppo; però è passato del tempo, da ottobre ha avuto dei problemi quindi ci vorrà del tempo. Domani non sarà convocato però spero di integrarlo presto nel gruppo, portandolo magari a Lecce. Dumfries tornerà forse a fine gennaio, ora è in Olanda per la riabilitazione seguito dal nostro staff medico. Quando tornerà inizierà la parte atletica, spero che per fine febbraio sia a disposizione. Però io non sono medico; non l'ho visto, questo è quello che vorrei".
Hai qualche dubbio di formazione?
"Io ho sempre dubbi, perché devo sempre confrontarmi con le difficoltà di un gruppo che si allena sempre al massimo e le caratteristiche di un avversario. Oggi sono buono e dico che Luis Henrique giocherà".
Ieri ha parlato Manna, dopo che Conte disse che mai avrebbe mandato un dirigente a parlare. Il parlare di arbitri toglie un po' di serenità ai giocatori e agli arbitri stessi?
"Non so quale sia la verità per i calciatori, noi abbiamo scelto di non interessarci di quello che fanno gli arbitri e pensare al campo, a essere la migliore versione nostra e dare il massimo in partita, senza farci influenzare dalle scelte degli arbitri. Ho detto spesso che dobbiamo essere più forti dell'ingiustizia, che dobbiamo avere una disciplina mentale che ti liberi dal pensiero che tutto ti venga contro. Ancora oggi sto combattendo, perché la cosa più semplice nel mondo è cercare scuse. Ma io non punto il dito contro nessuno se mi viene fatto un torto, ho sbagliato anche io in qualcosa, e se devo perdere lo devo fare a modo mio. Nel calcio e non solo si tratta di lezioni di vita, di valori che cerco di trasmettere; purtroppo a volte mettiamo davanti a tutto il milionario, le etichette. Ma arbitri, calciatori, dirigenti, allenatori, prima di tutto sono persone".
Quanto è stata 'utile' la sconfitta di Monaco a maggio per ripartire bene? Usi ancora quel tasto coi calciatori?
"Non auguro a nessuna squadra al mondo di vivere ciò che ha vissuto l'Inter. I ragazzi non devono perdere quella voglia di ottenere risultati che a volte sono al limite del pensiero. A me fa piacere perché mettono la faccia, non si nascondono; poi nel calcio vinci o perdi ma la cosa più importante è che hanno saputo rialzarsi perché gli uomini forti cadono e si rimettono in gioco. L'ho detto anche dopo la semifinale di Supercoppa, provi, piangi e ti rialzi; il ciclo della vita è questo, gli uomini forti non puntano il dito nel cercare errori, non cercano scuse ma ci mettono la faccia col lavoro, consapevoli che alti e bassi ci sono sempre ma bisogna essere sempre pronti a rialzarsi quando il destino ti regala cose che non vuoi. Questo ha fatto l'Inter".
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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