Mostruosa questa Inter. Che racchiude un messaggio forte e chiaro sin dal calcio d'inizio. Lo sappiamo: quando si torna a San Siro è sempre come se fosse la prima volta. La grande atmosfera è principio ontologico, le gambe sono elettrizzanti perché i calcianti nerazzurri sono pronti a realizzare i propri obiettivi. Prendere tra le mani il filo del discorso e proiettarsi in avanti a caccia di una possibile situazione insidiosa. Il Biscione ci prova, la sostanza è una ripartenza continua. L'immediatezza del sentimento e le inclinazioni soggettive devono essere superate dall'uomo saggio. Non si può stare appresso alle futili facezie. Piacere e necessità nascono quando l’individuo, deluso dalla sua ricerca estetica, si getta alla massima aspirazione di ritrovamento di sé stesso. La chance per Lautaro, la conclusione di Calhanoglu da fuori area, lo stacco di Thuram... sono tutti il preludio del prezioso desiderio, quello del vantaggio.

IMPLACABILMENTE MOSTRUOSI. Calhanoglu dal dischetto non ne vuole sapere di sbagliarne uno, la palla s'infila là, in quell'angolino che è un simbolo di successo. Dimarco è lì, il suo guizzo è l'ennesimo pallone magicamente calciato, freddamente calcolato, magistralmente diretto, con la bussola perfetta. Il processo di finalizzazione era lì, Thuram attendeva solo quello, come ogni cuore interista. Con la suola, la sintonia del tris rappresenta uno stordimento a senso unico per la truppa di Cioffi, che a dire il vero aveva perfino intrapreso un cammino meritevole di citazione. Le coordinate dell'essenza nerazzurra non cambiano. Così le azioni sono mutevoli, niente è permanente nell'assoluto. Multiformi. Fino a spingersi oltre alla loro natura personale. L'assetto ha un ordine di verità tutto suo e la soggettività la coglie all’esterno, entrando in contatto con le esperienze contingenti. Tre gol in otto minuti, un controllo magistralmente eseguito. Nei primi 45' sono 15 i tiri verso la porta di Silvestri. Una squadra ingiocabile. L'imprevisto diversifica le forme della natura: i difensori friulani, però, preferirebbero essere a conoscenza della direzione mutuale dei movimenti interisti.

SCHIACCIASASSI (E NON SOLO). Imprevisti e imprevedibili, pronti a scaldare un gelido sabato di dicembre. Il momento d’intersezione è un luogo della sacralità avanzata. Tutto ha un peso. Prima ci sono le tentazioni, quelle restano sempre: il gol è la chiave del loro successo. E lo sarà per sempre. La fame della ripartenza e della capacità di certificare il contro-sorpasso nel migliore dei modi. Nel manuale bipartito onde elettriche in tensione e baricentro come misura di pedine scatenate in avanti. E di fronte a loro s'allarga il brullo della collina. Tutto intorno, nei contorni del placido vivere, una consapevolezza che è pura passione, furiosa manifestazione della natura. L'Inter non conosce il significato della terra di mezzo. Vuole divorarsi ogni briciolo di prato verde. Proiezione che è arte quando si collegano le traiettorie dei passaggi. Lautaro fa quattordici in campionato. Agevole gestione nel secondo tempo, quando i ritmi s'abbassano e San Siro s'illumina per una cornice bellissima. Spettacolo per gli occhi.

Sezione: In Primo Piano / Data: Dom 10 dicembre 2023 alle 08:20
Autore: Niccolò Anfosso
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