‘Don’t look back in anger’. Impossibile trovare una colonna sonora migliore per Manchester City-Inter, il primo passo dei campioni d’Inghilterra e d’Italia nella nuova era del calcio europeo per club. Il 10 giugno 2023 fu l’ultimo atto della Champions League, stasera l’Etihad Stadium è stato teatro del primo capitolo del romanzo tutto da scrivere di una competizione nuova di pacca. Facile pensare che nella playlist musicale ascoltata dai nerazzurri nell’avvicinamento alla sfida fosse vietato qualsiasi riferimento agli Oasis, tornati alla ribalta recentemente sulla scena rock con la reunion dei fratelli Gallagher, mai passati di moda da queste parti. C’è persino un riferimento stilistico in campo che rimanda a uno dei membri del duo mancuniano, visto che la divisa indossata dagli uomini di Pep Guardiola è stata disegnata con l’aiuto di Noel. I riferimenti non casuali al primo, storico precedente tra le due squadre, invece, si sono sprecati nelle scorse ore: da Rodri fino a Beppe Marotta, abbiamo saputo chi ha rivisto la finale di Istanbul tra i protagonisti di quella notte. Un modo di dire che il passato non si può cambiare, nel bene e nel male, ma ciò che importa è il qui e l’ora.
Dopo il fischio d'inizio, i padroni di casa diventano padroni del pallone da subito, come da copione, arrivando anche a creare la prima situazione interessante dopo un palleggio prolungato. Al 4’, il cross di Jack Grealish sporcato da Hakan Calhanoglu diventa un pasto invitante per il famelico Erling Haaland, ma Alessandro Bastoni gli toglie il pane dai denti proprio sul più bello. Il primo tiro in porta dell’intera gara è dei nerazzurri: ripartenza condotta da Mehdi Taremi e conclusa dal destro di Marcus Thuram comodo per Ederson. Una fiammata che permette alla squadra di Simone Inzaghi di tornare a fare il suo gioco ormai riconosciuto a tutte le latitudini. Le linee di passaggio allentano la pressione forte degli avversari e aprono il campo a giocate potenzialmente letali. Solo potenzialmente perché le ultime scelte non sono all’altezza della costruzione e finiscono nella trappola del fuorigioco, sui cartelloni pubblicitari o tra i primi seggiolini dello stadio, come nel caso della seconda soluzione provata da Tikus e nella svirgolata di Calha. Il City non può stare troppo a guardare e si ripropone in avanti aggirandolo il muro milanese con un cross in area per Haaland, che vince il duello aereo con Francesco Acerbi ma manda l’incornata tra i guantoni di Yann Sommer. Si viaggia sul filo dell’equilibrio: Calhanoglu sbatte contro Akanji di qua, Savinho spara alto di là. Un equilibrio comunque instabile, con l’episodio decisivo che è dietro l’angolo: prima della mezz'ora, Ederson, per evitare un calcio d’angolo, interviene in scivolata rimettendo il pallone a disposizione di Matteo Darmian, che calcia verso la porta semivuota trovando il salvataggio di Josko Gvardiol. Poi bravo a opporsi anche al tiro di Barella. Il botta e risposta continua con il City che spreca due palle-gol ghiotte: prima con Haaland che non riesce a mettere in buca d’angolo un gioco di sponde in area, poi con Bernardo Silva che liscia malamente un rigore in movimento gentilmente concessogli da Kevin de Bruyne. In questo ping-pong da un lato all’altro del campo, è ancora brava l’Inter ad aggredire alta per aprirsi la possibilità di passare in vantaggio. Ma la mira fa ancora difetto a Thuram, che manda a lato un buon pallone. La stessa situazione si ripresenta sulla trequarti nerazzurra: Haaland capisce in anticipo le intenzioni di Sommer, ne intercetta il rinvio pigro e scatena il contrattacco non finalizzato da De Bruyne, murato da Calhanoglu. Il primo tempo si conclude con la disperazione di Inzaghi in panchina per il duello tutto brasiliano vinto da Ederson contro Carlos Augusto, ottimo ad accompagnare spesso e volentieri l’azione.
SECONDO TEMPO
Il City cambia volto dopo la pausa: fuori De Bruyne, tra i più positivi ma ammaccato per un contrasto verso il tramonto del primo tempo, e Savinho, dentro Gundogan e Foden, che è il primo a rendersi vagamente pericoloso con un tiro alto. Decisamente più ghiotta l'azione manovrata da Taremi che porta Darmian a trovarsi in buona posizione, nell'area nemica, con la palla per battere Ederson in diagonale. Non è la scelta presa dall'ex United, che rifiuta la possibilità di fare il gol nel suo derby personale per eseguire un colpo di tacco che non fa altro che spiazzare Barella dietro di lui. Al 65', è tempo di staffetta: Thuram e Zielinski lasciano il posto a Lautaro e Mkhitaryan. Forze fresche per l'Inter, ma è il City ad accarezzare l'idea dell'1-0: al 68', tre tocchi veloci in area liberano il mancino di Foden neutralizzato da Sommer. Inzaghi attinge ancora dalla panchina mandando in campo Benjamin Pavard e Denzel Dumfries. Quest'ultimo, da scattista puro, guadagna il fondo e mette in mezzo per Mkhitaryan, che alza troppo la mira da posizione privilegiata nel cuore dell'area. Prima dell'ingresso in campo di Jeremy Doku per Bernardo Silva, il City schiaccia per qualche secondo l'Inter nella sua area, producendo un tiro forte ma centrale di Gvardiol. All'82', esce di scena uno stanchissimo Calhanoglu per Frattesi. Cambiati 5/11 della squadra titolare, l'Inter segue sempre lo stesso spartito: lesta su ogni linea di passaggio, pronta a ripartire per pungere. Lautaro arriva fino in fondo, ma spara a salve. Esattamente come Gundogan poco prima del 90', a due passi dalla porta: colpo di testa troppo tenero tra le braccia di Sommer. La stessa scena si ripete quasi uguale poco prima del triplice fischio, ma questa volta l'incornata sorvola la traversa. Zero a zero alla fine, ma per nulla 'catenacciaro'. Ieri Rodri diceva "dovremo giocare contro un muro, sappiamo come difendono le squadre italiane". Aveva ragione solo a metà, l'Inter è stata anche molto altro. Citando gli Oasis, si è visto un Wonderwall nerazzurro, una certificazione dello status europeo dei campioni d'Italia.
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