Non ci saranno i VIP che ultimamente raduna il 'Giuseppe Sinigaglia', ma San Siro è un 'red carpet' talmente prestigioso che il Como non può non voler fare bella figura in casa dell'Inter. Gli effetti speciali preparati da Cesc Fabregas, che non deroga neanche contro i campioni d'Italia ai suoi principi di gioco, sono l'attacco al pallone con aggressività che produce una manciata di riconquiste alte nei primi minuti: il più attivo in questo senso è Alieu Fadera che, al 4', riesce a leggere la linea del passaggio diretto a Denzel Dumfries prima di mettere un bel cross per il colpo di testa a lato di Van der Brempt. Questa voglia di seguire sempre e comunque la propria filosofia propone anche il rovescio della medaglia per i lariani: il gioco dal basso, se eseguito con tempi e modi sbagliati, apre possibilità a chi già come l'Inter ne crea da sé: Marcus Thuram, al 9', va via in serpentina in area ma si schianta contro un avversario sul più bello. Due minuti dopo Marc-Oliver Kempf rinvia male fuori area regalando il pallone dell'1-0 a Henrikh Mkhitaryan, che non se la sente di scartare il regalo di Natale in anticipo. I padroni di casa prendono slancio e continuano ad attaccare a pieno organico, sfruttando la duttilità dei suoi interpreti: Bastoni diventa regista in zona centrale, Bisseck co-regista da braccetto destro e così un tracciante del tedesco arriva in area senza che Lautaro lo sfrutti a dovere, con sullo sfondo la disperazione di Nicolò Barella che avrebbe voluto un altro finale con lui come attore protagonista. Al 25' torna ad affacciarsi nella metà campo avversaria, appoggiandosi su Andrea Belotti, falciato da Bisseck sulla trequarti: giallo per l'ex Aarhus, con gli ospiti che volevano l'applicazione della norma del vantaggio. Dalla punizione successiva scaturiscono un contropiede dell'Inter, non sfruttato da Barella, e una ripartenza del Como che riesce a mandare al tiro Nico Paz, al suo primo squillo: Sommer para senza problemi il destro del gioiellino argentino, osservato speciale della dirigenza nerazzurra. Si prosegue con un'occasione di qua e una di là: Fadera scappa via sulla sinistra, alle spalle di una linea difensiva che non si comporta bene, ma conclude a salve verso Sommer. Dall'altra parte, Dumfries si ritrova a calciare un rigore in movimento e lo spedisce al primo anello verde. Buttando via la chance più importante di tutto il primo tempo. Non è per nulla male neanche quella l'occasione che capita a Federico Dimarco al 42', che a centro area trova la coordinazione per calciare col piede debole ma senza impensierire più di tanto Pepe Reina. Zero a zero, squadre negli spogliatoi.
SECONDO TEMPO -
Partenza in quinta dell'Inter, che in due minuti mette al muro il Como prima di colpirlo con la testata di Carlos Augusto sul cambio di scena di Calhanoglu da calcio d'angolo. Secondo gol consecutivo in campionato per il brasiliano, bravo a staccare a due piedi sopra Dossena, rimasto nella terra di nessuno, senza riferimenti fisici della zona pura. Al 61' Carlos Augusto fa doppietta, ma non portando sul 2-0 l'Inter: l'ex Monza capisce in anticipo le volontà di Belotti e anticipa Goldaniga, appostato sul secondo palo per colpire a rete a porta vuota. Sul corner successivo, il Como disegna uno schema che manda in tilt la difesa di casa: la torre sul primo palo consente a Nico Paz di calciare tutto solo, anche se tutto scoordinato, verso la porta. Sommer fa suo il pallone e fa tirare un sospiro di sollievo a Simone Inzaghi, particolarmente agitato in panchina. Fabregas decide che è arrivato il momento di cambiare: fuori Strefezza e Sergi Roberto per Cutrone e Kone, ma è l'Inter a ritornare insidiosa: Lautaro riceve finalmente fronte alla porta, ma la sua mira è da rivedere. Il Toro centra il bersaglio pochi secondi dopo, deviando alle spalle di Reina un tiro di Dimarco, ma lo fa in fuorigioco e probabilmente con un braccio. Al 74' parte la girandola di cambi: Inzaghi manda dentro De Vrij e Zielinski al posto di Bisseck e Barella; nel Como, Mazzitelli e Barba prendono il posto di Belotti e Kempf. Sei minuti dopo altra sostituzione: Buchanan dà respiro a Dimarco, non proprio nella migliore delle sue serate. Non succede granché fino all'87esimo quando, dopo una rara persa di Mkhitaryan, il Como torna a spaventare l'Inter con Patrick Cutrone, la cui girata di testa finisce sui tabelloni pubblicitari. Per l'assedio finale, Cesc aumenta il peso in attacco con Cerri per Fadera; subito dopo le contromosse interiste: Frattesi e Taremi per Lautaro e Mkhitaryan. Ma è un giocatore in campo dal 1' Thuram, probabilmente quello che ha corso di più, a fare la differenza con le ultime energie scagliando una sassata sotto il sette dopo aver dribblato con facilità irrisoria Barba. Due a zero e titoli di coda: l'Inter con l'emergenza e la certezza porta a casa tre punti pesanti tenendo il passo di Atalanta e Napoli.
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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