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GdS – Middelfart, alle radici di Eriksen. “Christian è la nostra famiglia, è stato male uno di noi”

GdS – Middelfart, alle radici di Eriksen. “Christian è la nostra famiglia, è stato male uno di noi”

Viaggio della Gazzetta dello Sport a Middelfart, la cittadina di Christian Eriksen. Meno di 16mila abitanti, isola di Fionia, 200 km più a est di Copenaghen. Racoclte diverse testimonianze. Kim Frank, insegnante di...

Alessandro Cavasinni

Viaggio della Gazzetta dello Sport a Middelfart, la cittadina di Christian Eriksen. Meno di 16mila abitanti, isola di Fionia, 200 km più a est di Copenaghen. Racoclte diverse testimonianze. Kim Frank, insegnante di Eriksen, oggi è ambasciatore del Cruijff Court all'interno della Cruijff Foundation. Ogni anno viene scelto il miglior talento che, come premio, ha la possibilità di scegliere dove costruire un campo di calcio in erba sitetica. Nel 2011 vinse proprio Eriksen, che indicò come luogo per il campo la Lillebaelt Skolen, la sua scuola. "Christian da bambino viveva con il pallone attaccato ai piedi - racconta Frank -. Ho un ricordo delle sue scarpe: mai pulite, sempre piene di terra, sempre “vissute”. E allora lui ha deciso che sarebbe stato giusto dare all’istituto un campo dove giocare a calcio senza doversi... sporcare tutte le volte. Eccolo qui, il campo. Ha scelto lui la location: vede laggiù, dietro quegli alberi? Ecco, lì c’è la sede della sua prima società. Questo campo ha unito così scuola e calcio. Io sono stato allenatore e compagno di squadra pure del padre. L’ultima volta che Christian è venuto in città è stato due anni fa. E’ venuto qui al campo, lo ricordo. C’erano 300 persone a chiedergli foto e autografi. Ma il bello è che per noi lui non è Eriksen, è semplicemente Chris, il ragazzo di sempre. E lui si comporta sempre allo stesso modo".

Eriksen mosse i primi passi nel Middelfart Boldklub, la squadra del luogo. La Gazzetta si reca nella sede del club e ovunque ci sono immagini e cimeli di Christian e della sua carriera. "Qui ha cominciato a giocare. E proprio qui, sabato sera, avevamo allestito un maxischermo. Eravamo 200 persone. Siamo rimasti gelati quando è caduto per terra. In maniera composta e silenziosa sono andati via tutti. Ognuno a casa propria. Nessuno pensava che la partita sarebbe mai ripresa. Proprio lui, proprio il nostro giocatore: tutto non aveva più significato, poi", la testimonianza raccolta.

"Non riuscivo a non pensare ai genitori di Christian. Li conosco bene, come non potrei. E lui stesso è un ragazzo perfetto, quando torna qui si mette sempre a giocare con i ragazzi della scuola calcio. È uno di noi, è un figlio della città, è un’icona. Lo aspettiamo qui, appena uscirà dall’ospedale e l’Europeo sarà finito, magari passerà qualche giorno a casa sua. E noi vogliamo stargli vicino", dice il sindaco Johannes Lundsfryd Jensen.

Charlotte Rasmussen dirige il pub Guldkronen, lo stesso dove il sindaco ha visto la partita contro la Finlandia: "Qui tutti conosciamo la famiglia Eriksen. Avevo il locale pieno l’altra sera, fuori tutti i posti occupati. Era una festa, doveva essere una festa. Si è svuotato in un attimo. Abbiamo un pensiero fisso in questi giorni, che va oltre il lavoro e la famiglia. Anzi no: Christian è la nostra famiglia, è stato male uno di noi". E questo è il pensiero di tutti.