Come quando arriva l'ultimo giorno d'inverno: non vedevi l'ora e non fai altro che fantasticare su come sarà l'estate e su quanto sarà bello godersela. L'inverno dell'Inter, però, ancora non è terminato perché quei tre maledettissimi punti mancati prima di poter dire raggiunta la qualificazione in Champions, sono abbastanza per sapere e capire che nulla è ancora definitivo. Quindi attenzione ai colpi di freddo perché no, l'inverno non è ancora finito.

A Napoli l'Inter può chiudere un discorso che ha contribuito a mantenere vivo più del lecito con un terzo posto che sembrava sicuro fino a un certo punto ma che poi una serie di pareggini e un passo lento hanno contribuito a rimettere nel mirino degli inseguitori alimentandone fiato e speranze. I nerazzurri non hanno saputo piazzare il colpo del ko e fare l'allungo decisivo sfruttando alcuni big match casalinghi (Atalanta, Roma, Juventus) o trasferte non impossibili (Udine) e per questo, ora, la sfida del San Paolo può e deve avere proprio questa funzione. Consentire di chiudere il discorso. Con una bella impresa.

E in questo forse sbaglia leggermente Spalletti nel dire che questa trasferta non è come come quella dell'Olimpico dello scorso anno contro la Lazio: ovvio che non sia così, all'epoca era una questione di vita o di morte, stavolta un po' meno. Ma nella testa di giocatori che troppe volte hanno dimostrato di non saper fare il salto di qualità vincente, forse era meglio inculcare il pensiero che pure quella di Napoli, in fondo, potesse essere questione di vita o di morte. Che tornare a Milano con tre punti e qualificazione sotto braccio fosse una sorta di atto dovuto, che tuttavia poco o nulla andrebbe a togliere o ad aggiungere a una stagione che i suoi giudizi li vede più o meno già segnati ma che comunque avrebbe il profumo del doveroso.

E se per una volta l'Inter riuscisse a fare il suo dovere, a non sbagliare una partita decisiva e a non rimandare ulteriormente discorsi e sofferenze, ecco che questo renderebbe in parte giustizia anche al percorso di Spalletti. Uno che ha riportato normalità, logica e, se tutto andrà come deve, piazzamenti. Uno che ha iniziato a a spostare le macerie per fare spazio alle fondamenta anche se poi finirà, quasi inevitabilmente, per pagare alcune mancanze, cambiamenti di rotta più o meno convinti, una certa mentalità, un po' di cocciutaggine.

Ma prima di pensare all'estate, deve finire l'inverno, in mezzo ai tanti discorsi che già occupano le menti e le le probabili formazioni che prendono forma ancor prima che il nome dell'allenatore sia un qualcosa di anche solo lontanamente ufficiale. E' che l'estate attira di più, c'è poco da fare. Ma te la puoi godere solo se hai fatto un buon raccolto.

Chiudere il discorso a Napoli significherebbe anche evitare psicodrammi e patemi all'ultima giornata, contro un Empoli che presumibilmente sarà ancora in corsa per la salvezza. E non è mai una certezza come l'Inter sappia reagire in questi casi. Motivo in più per non fare calcoli e vivere davvero Napoli come una sorta di finale. Per mettere la parola fine da un lato a questo campionato ed essere sì, solo allora, legittimati a pensare al prossimo. Che i ben informati dicono essere sotto la guida di Conte ma per scrivere di questo ci sarà molto tempo. Prima deve finire definitivamente l'inverno.

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Sezione: Editoriale / Data: Dom 19 maggio 2019 alle 00:00
Autore: Giulia Bassi / Twitter: @giulay85
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