"Quasi fatta per...", "oggi è il giorno di...", "manca solo l'ufficialità per...", "parti vicinissime", "c'è l'intesa" e via dicendo. Siamo in quella fase della stagione lì. Del calciomercato dove vale tutto comprese le smentite, dove ogni giorno è quello bono per gridare all'affare ma il giorno buono rischia di durare settimane o mesi. E' inevitabile, d'altra parte.

In un calcio fatto sempre di più di chiacchiere, questa è la fase dell'anno in cui se ne fanno più del solito senza che chi la spara più grossa possa sentire anche solo il minimo imbarazzo per aver detto sciocchezze, aver alimentato voci o aver, semplicemente, cercato un po' di visibilità. Fa parte del gioco e ne è una parte un po' incerta e fumosa. Soprattutto nella parte iniziale, come ora, in cui le trattative devono davvero ancora decollare.

Barella, Dzeko, Lukaku, Rebic e non solo: il mercato dell'Inter, al di là dei nomi che le possono essere accostati e che effettivamente potranno poi diventare realtà e non solo oggetto di discussioni o fanta-formazioni, poggia su una solida garanzia. E quella garanzia ha il nome e il volto di Antonio Conte.

Intanto perché il solo fatto di avere un allenatore mette i nerazzurri avanti rispetto a molte altre concorrenti. E poi perché l'ex ct rappresenta la forma concreta delle ambizioni del club. Tra lui e l'Inter l'intesa esisteva da tempo, logico, quindi, pensare, che certi discorsi siano stati già intavolati e che dei rinforzi necessari sia già stato fatto un ampio e dettagliato disegno.

Ma a prescindere da quelli che saranno i nuovi acquisti e le partenze più o meno illustri, la scelta di Conte significa che alla base di tutto c'è un progetto societario che vuole, innanzitutto, portare una nuova mentalità e una nuova cultura del lavoro ( e che non si tirerà indietro dal fare investimenti che, di fatto poi, sono un aspetto imprescindibile). Il che, tradotto, pone l'Inter in quella che è una pura teorica griglia di partenza di inizio campionato, in una posizione di partenza più avanzata rispetto agli ultimi anni.

Perché Conte ha dimostrato di essere non solo un abile costruttore ma anche un abile valorizzatore, bravo a stimolare i giocatori, a tenerli sulla corda, a volte persino a rigenerarli. Bravo a cambiare, prima di tutto, le loro teste e forse proprio questa sarà la sua prima e più importante sfida da interista. Chi resterà lavorerà in modo nuovo e avrà, a sua volta, stimoli nuovi. Chi arriverà potrà aggiungere qualità. Chi è al centro delle trattative può trovare, proprio in Conte e in Suning, la spinta giusta per sentirsi affascinato e invogliato.

Il ritorno di Oriali è un ulteriore segnale che viaggia nella medesima direzione: perché le rivoluzioni, prima ancora che all'interno della rosa, vanno fatte all'interno della dirigenza e, da questo punto di vista, la famiglia Zhang si è mossa in maniera decisa, dirompente e, appunto, rivoluzionaria portando persone professionalmente qualificate a occupare postazioni di rilievo. Il mercato sarà poi una conseguenza di tutto ciò e chiunque arriverà ad Appiano troverà non solo il fascino della storia ma anche la concretezza di certe garanzie, date dai nomi (Steven Zhang, Marotta, Oriali, Conte) e dal valori (sudore, lavoro, etica).

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Sezione: Editoriale / Data: Dom 16 Giugno 2019 alle 00:00
Autore: Giulia Bassi / Twitter: @giulay85
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