Al termine del tradizionale tour di interviste con le televisioni, Luciano Spalletti arriva nella sala stampa di San Siro per commentare anche in conferenza la vittoria firmata Mauro Icardi contro l'Udinese. FcInterNews.it, presente con il proprio inviato, vi riporta le parole del tecnico di Certaldo:
Ottava partita senza subire gol, davanti qualcosa funziona meno... Cosa è successo nell'episodio del Var?
"E' chiaro che il centrocampista che imbuca o tira in porta è un vantaggio in più. Guardate le palle che sono capitate a Borja Valero e Joao Mario... Nainggolan ha quelle qualità come i due sopracitati, ma è il contesto che li ha fatti rimanere meno tranquilli. Borja e Joao Mario hanno un carattere diverso, non hanno quella ferocia di andare in porta, facendo finire l'azione come vogliono loro: sono un po' leggeri nell'interpretazione, ma qualitativi nelle scelte. Rischiamo di ridare a chi vuole scrivere il taglio di una gara in equilibrio, ma non è così: l'Inter ha vinto in maniera netta. Poi è chiaro che se non si segna, si concedono due tiri in porta sulle due ripartenze, ognuno può raccontarla come vuole. L'Inter l'ha giocata bene perché quando vieni dall'eliminazione in Champions, qualche giocatore può pensare di volersi riscattare in 5 minuti. Oggi, invece, siamo rimasti ordinati e non abbiamo perso punti come in altre occasioni. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare, cose piccole e semplici utili per prendere i tre punti. Per quanto riguarda Handanovic, è successo che i compagni non gli hanno detto niente e può rimettere in gioco per andare a prendere il vantaggio”.
Di Icardi ha impressionato il dato dei palloni toccati: oggi 45. Questa trasformazione è frutto del suo lavoro sul campo o altro?
"Quei numeri lì li hanno i goleador, che arrivano in fondo e sono sempre a lottare per la classifica cannonieri, poi vengono attratti da quei dati. E pensano a fare quei comportamenti per arrivare a quell'obiettivo, lui ha sempre giocato così. Arriva qui la maturità del giocatore, nelle ultime partite ha fatto vedere di essere un giocatore completo che vuole ambire al top. Lui ha rimesso a posto tutto con questo atteggiamento, noi siamo riusciti a portare palla dentro l'area grazie al suo contributo sulla trequarti, dove ha fatto scorrere verso Keita o Perisic. Ne trae beneficio lui stesso da questo perché lui è migliorato anche sotto l'aspetto della resistenza: ha la possibilità di andare a pressare, senza stare lì ad aspettare. Lui può fare quei metri per permettere alla squadra di fare meno fatica".
L'ingresso di Lautaro ha sistemato le cose?
"Secondo me sì, abbiamo retto bene la difficoltà che si era venuta a creare dal punto di vista della timidezza. Abbiamo iniziato la ripresa timidamente, con palloni a metà strada che non arrivano mai. E' mancata la qualità nella circolazione di palla e loro ci hanno preso qualche vantaggio, con lo stadio che cominciava a mugugnare. A quel punto serviva un segnale, era importante portare a casa la vittoria, che andava messa davanti a tutto. E allora ho messo Lautaro per dare un segnale alla squadra. Poi Lautaro ha quel carattere lì, è uno che lotta e difende bene la palla: lui cerca lo scontro fisico perché si sente forte. In seguito l'abbiamo rimessa a posto con Perisic".
Un commento alle parole di Marotta? Quale è il suo obiettivo da qui a fine stagione? Ci può essere una svolta come quella di Mourinho del Triplete?
"Io e Marotta siamo amici da tantissimo tempo, andiamo a cena insieme dai tempi del Venezia. Siamo sempre stati in sintonia, già lì mi ha insegnato delle cose, molte me ne insegnerà adesso: già ieri mi ha raccontato tante cose utili. Su questo tema è dura per voi giornalisti. Io, quando vengo qui, difendo l'Inter: quello è il mio obiettivo. Se si rimane lucidi, c'è la possibilità di leggere tante cose: non dobbiamo fare confusione tra di noi. La mia posizione conta relativamente, quello che conta è l'Inter. Noi dobbiamo essere gruppo compatto e forte. Se poi lavoro male, Spalletti va fuori dall'Inter: non ci sono problemi. Ma non ci mettiamo a litigare tra di noi, l'obiettivo è di portare l'Inter il più in alto possibile. Ricollocandola dentro una classifica importante di squadre a livello europeo. Sono esagerati i paragoni con quell'Inter lì, io non ce la faccio a essere Mourinho in due campionati: ho bisogno di più tempo per fare qualcosa. Non ci arriverò mai, ma ora l'Inter ha una squadra di cui essere orgogliosi: i giocatori non rinunceranno a nulla. Sono venuti al campo, si sono allenati bene, hanno lavorato correttamente. Il destino dipende da noi, tra i buoni e i cattivi risultati c'è la squadra: sono importanti i nostri pensieri".
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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