Se non avesse dato il là all’azione del 2-2 firmato da Cambiasso di lui non ci sarebbe stata alcuna traccia nel match di Trieste. Ancora una volta Diego Forlan ha steccato, vanificando le aspettative che partita dopo partita l’ambiente Inter e la tifoseria nutrono nella sua caratura internazionale. Invece nulla, anche contro il Cagliari una prestazione grigia, da insufficienza piena, a conferma di un trend che a questo punto ha radici lontane e che domani lo farà partire presumibilmente dalla panchina. Doveva essere il sostituto di Eto’o nell’undici nerazzurro, invece ad oggi, salvo un finale di stagione da applausi, è la principale delusione del mercato interista, nonostante una concorrenza agguerritissima. Tornando al match di sabato, l’uruguagio non si è mai visto in zona offensiva, non ha mai cercato la porta di Agazzi ed è stato costretto più di una volta a inseguire Pisano sulla sua fascia, svolgendo un compito non suo.
PROBLEMA TATTICO - È proprio la questione tattica una delle principali cause del flop di Forlan in maglia Inter. Raramente l’attaccante della Celeste ha potuto esprimersi nella posizione a lui preferita, quella di seconda punta che svaria su tutto il fronte offensivo e che gli ha permesso di racimolare valanghe di gol con quasi tutte le maglie indossate (Manchester United a parte). All’Inter, pur sotto tre allenatori, poche volte ha interpretato questo ruolo, ‘vittima’ di moduli che non prevedono questo genere di movimenti. Con Gasperini larghissimo a sinistra a fare l’ala, con Ranieri sempre esterno ma mai nella condizione giusta per fare male. Idem con Stramaccioni, che senza trequartisti deve proporre le tre punte e si vede costretto, per mancanza di alternative, a impiegarlo da ala. Solo Ranieri aveva provato a schierarlo da seconda punta, ottenendo anche buoni riscontri, come a Bologna e contro il Napoli (prima della follia di Rocchi). Poi, però, quando si cominciava a intravedere il vero Cacha, arriva l’infortunio in Nazionale che lo tiene fermo per tre mesi. Una mazzata psico-fisica non indifferente.
QUELL’INFORTUNIO… - Già, perché da quel grave problema muscolare, il peggior infortunio della sua lunga e raggiante carriera, il bomber ex Atletico Madrid non si è più ripreso. Ha lavorato duramente, ha corso molto, ha cercato di essere professionale ma il fisico non ha mai risposto come avrebbe sperato. In altre parole, il tifoso ha visto solo la controfigura del vero Forlan, schierato in un ruolo non suo e senza la condizione atletica necessaria per reggere certi ritmi. A questo va aggiunto che il diretto interessato ha ammesso di essere al tramonto della sua carriera, vista l’età (classe 1979) e uno spunto che ormai non c’è più. A tutto ciò va aggiunto anche l’impatto psicologico con la realtà nerazzurra, nella stagione più deludente dell’ultimo decennio: il tifoso a un certo punto, sfogando la propria delusione, se l'è presa in particolar modo con lui, simbolo di un mercato fallimentare da parte del club. Situazione difficile da sopportare per chi è abituato a un trattamento da idolo.
BILANCIO NEGATIVO - Il bilancio, ad oggi, è assolutamente deludente: 19 presenza complessive (2 in Champions), 2 reti appena messe a segno, contro Palermo (inutile) e Cagliari (determinante per la rimonta da 0-2). Quattro gli ingressi a partita in corso, 10 le sostituzioni ricevute, sintomo di una serie di prestazioni al di sotto delle aspettative. Complessivamente, 1153 minuti giocati, una miseria considerato che Forlan avrebbe dovuto rivestire i panni della punta titolare inamovibile. Ormai la stagione dell’Inter e la sua sono compromesse, e la prossima stagione potrebbe invitare il club a una riflessione: ha senso insistere nel blasone dell’attaccante uruguagio sperando che dopo un esordio traumatico alla seconda esperienza nerazzurra possa fare meglio? E il tifoso accetterebbe di dargli una seconda possibilità? Va aggiungo che il biennale da 4,5 milioni a stagione che ha firmato lo scorso agosto potrebbero rappresentare un deterrente per una riconferma, alla luce della necessità di ricostruire e di risparmiare che la società si è autoimposta. Ma prima di un eventuale addio, bisogna trovare un acquirente. E oggi non è cosa semplice…
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