Marco Branca, ex responsabile dell'area tecnica dell'Inter, parla a tutto tondo ai microfoni de Il Foglio Sportivo. Raccontando le sue ere vissute in nerazzurro prima da calciatore poi da dirigente. Lui che arrivò nel 1995 in nerazzurro, anno di transizione prima dello sbarco di gente come Djorkaeff, Zamorano, Simeone, Recoba e Ronaldo il Fenomeno. Ma fu in quei momenti che Branca maturò l'idea di lasciare il club: "Dissi a Massimo Moratti che non mi sentivo più all’altezza dell’Inter e che volevo andare in Inghilterra. Non lo sentii più per un anno e mezzo o due ma, quando nel 2001 smisi di giocare, il presidente mi chiamò per offrirmi la carica di capo osservatore. Moratti mi seguiva in ogni passo. Un giorno mi convocò nel suo ufficio: ‘Marco, ti voglio a capo dell’area tecnica, te la senti?’. Col terrore nel cuore, accettai. Sapevo di dover imparare tutto in pochi mesi e di dovermela cavare da solo perché, per via della mia giovane età e del mio nuovo ruolo, stavo simpatico a pochi".
Tra i capolavori di Branca vi fu indubbiamente l'estate del 2009, quella della cessione di Zlatan Ibrahimovic al Barcellona per circa 45 milioni di euro più il cartellino di Samuel Eto’o. Un’operazione di mercato che agevolò gli arrivi di Lucio, Sneijder, Thiago Motta, Pandev e Milito. Tre anni dopo Branca passò il testimone a Piero Ausilio. “Ho favorito il suo ingresso nel 2010 perché Piero era ormai da tantissimo tempo all’Inter. Mostrava passione e attenzione per i particolari. Se lavori tanto, hai meno possibilità di sbagliare. Sono felice per lui perché deve essere stato difficile gestire quella transizione. Il Fair Play Finanzario? Se lo avessero introdotto in quella stagione non so se saremmo riusciti a starci dentro. Sicuramente venivamo da anni di vittorie e trofei e io avevo preso diversi giocatori pagati sotto il loro reale valore, alzandolo notevolmente nei successivi 4-5 anni”. Un lavoro che però fu presto dimenticato, quello di Branca, che ha chiuso la sua avventura nell'occhio del ciclone per tante critiche. Ma lui la prende con filosofia: "Ho assistito a pañolade nei confronti di Florentino Perez,a forti critiche per Silvio Berlusconi e Adriano Galliani dopo 25 anni di successi nel Milan. Fa parte del gioco. Io tendo solo a ricordare i momenti fantastici che il mio presidente Moratti mi ha dato l’opportunità di vivere”. La storia dice che l’Inter, dopo Branca, ci ha messo dieci anni per tornare a vincere. Con lo scudetto di Antonio Conte e Gabriele Oriali, che tornò in nerazzurro dopo l’addio nel 2010 e una rottura totale con l’ex ds del club meneghino. “Non c’è mai stata l’occasione per confrontarci e onestamente non l’ho mai cercata. Tra tante cose fantastiche che mi sono successe, ci può stare che qualcosa non torni. E su queste non ci ho mai perso tanto tempo”.
Adesso, Branca guarda il mercato da un'altra prospettiva, quella dell'agenzia First Football Management, dove fu chiamato due anni fa da Marco Busiello: "Cercavo passione perché se non ce l’hai con me non scatterà mai nessun feeling e in First l’ho trovata. Faccio il Direttore strategico, osservo i giovani, anche quelli più piccoli come gli Under 16 e 17 che, negli ultimi anni, sbocciano soprattutto nel nord Europa. Danimarca, Svezia e Norvegia sono straordinari produttori di talento. Non sono solo forti fisicamente, sanno giocare e hanno capacità tecniche che qualche anno fa non si vedevano. Agli assistiti posso parlare di calcio oltre che di valori e spogliatoio dove ho passato trent’anni della mia vita. Condivido comportamenti tecnici e tattici, provo a suggerire con quale allenatore li vedrei meglio, o quale squadra potrebbe esaltarli. Questi ragazzi sanno tutto della mia storia e questo conta quando si interfacciano con me. Possono parlare con un ex calciatore e direttore tecnico che ha gestito calciatori importanti. Magari tornerò anche all’Inter per trasferire un nostro assistito, a patto però che si tratti di un pezzo da novanta. Appena lo trovo, ne parlerò con Ausilio".
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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