L’altro giorno, dopo aver sentito quelle che secondo il mio modestissimo pensiero erano delle farneticazioni senza senso, ho scritto ad una mia ex compagna di classe che oggi lavora in politica. Le ho chiesto di provare a far qualcosa per questo sentimento di razzismo, unito a stupidità a ignoranza, che a mio avviso sta dilagando in Italia. Non è importante che vi dica l’appartenenza al suo Partito perché non esiste che faccia propaganda. Ma reputo giusto proporvi la sua risposta in merito al tema: “Un’operazione che va contrastata quotidianamente sui luoghi di lavoro, a cena con gli amici, sui trasporti pubblici. Nessuno di noi deve accettare i soprusi, gli insulti e le violenze che si stanno giustificando e aizzando”. Ecco, siccome sposo in toto questo pensiero, nel mio piccolo, colgo l’occasione per dire la mia. Senza paura di scrivere ed esprimere quello che molti altri purtroppo temono, anzi, si cagano sotto, perché questo è, di pubblicare. Tutti quelli che hanno ululato contro Koulibaly sono dei razzisti, stupidi e deficienti, ai quali letteralmente (deficere, non è una parolaccia ma latino) manca l’intelligenza nel momento stesso in cui compiono un gesto così becero nei confronti di un ragazzo di colore. Che poi lo facciano perché gioca in una squadra rivale, dimostra come probabilmente siano degli stolti a convenienza, che magari si sentono meglio quando, con l’appoggio del branco e mai da soli, prendono di mira l’avversario di turno. Ah, non provate a gettare fango sulla Curva. Generalizzare è sempre sbagliato, controproducente e ingiusto. Non è che soltanto e tutto quel settore ha sbagliato. Eh, no. Anche perché pure molti signori dei cosiddetti distinti hanno avuto il medesimo e ripudiabile comportamento. Basta con le giustificazioni. Basta con quei: “Eh, ma tanto succede ovunque”. Basta con: “Non è razzismo”. Si tratta di azioni ignobili. Ok, magari sono perpetuate senza la consapevolezza reale della matrice intollerante di cui si forgiano, ma restano ingiustificabili. Come il: “Figlio di puttana” urlato a Materazzi, il “frocio” rivolto a chi prova amore per le persone dello stesso sesso e il: “vende rose nel metro” rivolto pochi anni fa a Eto’o. Si cerca apposta di fare del male. Chiamatelo razzismo, idiozia, stupidità. Quello che volete. Ma in un mondo normale devono per forza prevalere lo sdegno e l’indignazione per chi si comporta così. I colpevoli devono essere puniti. I mezzi per individuare chi siano ci dovrebbero essere, che vengano usati. E si faccia lo stesso ogni volta, in ogni stadio. Che siano 50,100 o 1000. Ognuno di loro merita una pena esemplare. Senza che ci vada in mezzo la brava gente, e i veri supporters, che non c’entrano niente e subiscono accezioni negative per colpa di una sparuta minoranza. E che ora non potranno per un bel po’ di tempo godersi live la propria del cuore, dal momento che San Siro resterà chiuso per due turni, tre per la Curva. Le persone si dividono in categorie, è vero. Ma non in bianchi, neri, gialli, rossi, verdi o arcobaleno. Solo brave e cattive. Uomini/donne o piccoli esseri insignificanti. Quelli che ululano per sfregio e per creare apposta tensioni sono incivili. Sono loro che con la loro condotta possono essere accostati agli animali. Loro, sì. Non le persone o gli atleti che subiscono tali atteggiamenti. Insomma, per colpa di questi biasimevoli individui, che possono manifestare la propria preferenza per qualsiasi squadra ma non dovrebbero mai essere considerati tifosi, perché non lo sono, non ho potuto iniziare il pezzo tessendo le lodi dell’Inter, che dopo essersela giocata alla pari con la Juve a Torino, aver schiacciato il Milan e scherzato a Roma con la Lazio, ha vinto con merito, e senza un rigore piuttosto netto, ma anziché gridare allo scandalo stile Zaniolo, praticamente tutti hanno fatto finta di nulla, contro il Napoli di Ancelotti. Con gli Azzurri che non possono manco aggrapparsi ai due rossi ricevuti, semplicemente sacrosanti. Di fatto la Beneamata ha dimostrato ancora una volta come in Italia, nelle sfide clou, si faccia trovare praticamente sempre pronta. Con Spalletti, tra l’anno scorso e questa prima parte di campionato, i nerazzurri hanno perso due volte solo con la Juve. Per il resto solo vittorie o pareggi. Una volta ok. Due ancora/ancora. Ma ormai questa è l’abitudine. Quindi che i detrattori se ne facciano una ragione. L’Inter, almeno tra i confini dello Stivale, è un team che di tutto rispetto. Senza se e senza ma. Nello specifico, contro i campani, bravo il mister di Certaldo nell’undici iniziale e nei cambi. Avevo disapprovato alcune sue scelte nell’ultimo turno di Champions, oggi è doveroso fargli i complimenti. Certo, serve un ulteriore upgrade. In Serie A ci vuole continuità e la stessa cattiveria e voglia di vincere anche contro club meno blasonati. In Europa poi la sfida contro il PSV è stata la dimostrazione di come serva un ulteriore passo in avanti, ma si intravede, diciamo così, la retta via. Magari con maggiore coraggio. Mi piacerebbe vedere di più Lautaro, match winner nella partita contro i partenopei. Reputo l’argentino un attaccante di razza, che di reti decisive ne segnerà tante se gli si concederà minutaggio. Aspetto che Vecino la prenda ancora. E guarda un po’, credo anche nei futuri cross di Dalbert, nelle geometrie del professore Joao Mario e magari, te pensa, in un’incornata vincente del bravo ragazzo per eccellenza, Andrea Ranocchia. E non è un caso che abbia citato alcuni di questi giocatori. Perché fateci caso: se li avete criticati o magari anche insultati, non era di certo per il colore della pelle. Ma per quanto espresso sul terreno di gioco. Capito la differenza? Speriamo…
Sezione: Editoriale / Data: Ven 28 dicembre 2018 alle 00:00
Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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