È passato solo un mese dall'Inter sola in testa alla classifica e che se avesse battuto il Sassuolo al Meazza, si sarebbe laureata campione d'inverno. Un mese in cui tutto si è dissolto, quando invece, guardando il calendario, sembrava proprio che si potesse spiccare il volo. Tenendo fede alla sua indole, la Beneamata non ha perso punti senza rumore, senza farsi notare. No, li ha persi in modo grottesco, autoflagellandosi nei minuti finali di partite già vinte sulla cosiddetta carta, o facendosi prendere a testate per tre volte in fotocopia da quelli del Verona. La fatal Verona... già, da domenica anche per noi. È chiaro che quando troppi indizi fanno troppe prove, la verità viene a galla. L'Inter non era da scudetto nemmeno quando guardava tutti dall'alto in basso e aveva ragione Roberto Mancini, uno che il calcio lo conosce e bene, a sostenere che comunque ci sono squadre più attrezzate. “Se poi saremo bravi a rimanere nelle posizioni di testa sino a poche giornate dalla fine, vedremo...” aggiungeva il Mancio. No: giocatori, tecnico e anche società, bravi sino ad un certo punto della stagione, non sono poi stati così bravi a mantenere lo status e lo scudetto se lo contenderanno Napoli e Juventus. Ma intanto l'Inter è scivolata al quarto posto. Davanti, ad un punto, c'è la Fiorentina che domenica sera affronteremo nello scontro diretto al “Franchi”.
Ma andiamo per gradi. Essere scivolati in una posizione che non garantisce l'accesso al preliminare di Champions League è grave, ma ancora più grave è il clima che si sta creando, amplificato dalla mancanza di risultati che invece, quando arrivano, nascondono tutto. E allora ecco tornare, come nei peggiori incubi, l'Inter che non programma, in preoccupante difficoltà economica e a rischio default se non si dovesse centrare la Champions, con un Thohir lontano dal ring e un allenatore considerato sopravvalutato e sul punto di andarsene. E vuoi vedere che in casa Inter mangiano pure i bambini? Quante ne stiamo leggendo dopo le sconfitte con Lazio, Sassuolo, Juventus in Coppa Italia e Milan e i pareggi con Atalanta, Carpi e Verona. Nemmeno le vittorie con Empoli e Chievo, le uniche nelle ultime otto partite di campionato, hanno contribuito a registrare la realtà con maggiore equilibrio. Siamo estremamente delusi e incazzati per aver dilapidato quanto creato nei primi cinque mesi di stagione, ma non è vero che nulla sia cambiato dal passato.
L'Inter è a un solo punto dal posto che ti regala la chance di poter disputare la Champions League, domenica sera è in programma un vero e proprio scontro diretto, mancano quattordici partite, la lotta è dunque viva e la squadra andrebbe sostenuta con forza e passione. Invece solo la Curva lo fa, anche contestando i giocatori come a Verona, ma l'affetto della “Nord” non è mai mancato, neppure dopo le sei sberle complessive rimediate da Juve e Milan. Tanti, troppi tifosi che forse non la vedono nemmeno in Tv, vantandosi sui social di preferire altro a questa squadra giudicata inguardabile, sembra quasi che aspettino la sconfitta per vomitare i loro insulti. No, non sto esagerando. Io ho letto auguri di male fisico a questo o a quello per gli errori commessi in partita. Con cattiveria, frutto di evidentemente di chissà quali problemi personali. Si parla di calcio, la più importante delle cose futili, è bene ricordarlo sempre e lo dice uno che se non esistesse l'Inter, avrebbe problemi a considerare utile la giornata. Però c'è un limite a tutto.
Detto questo, i signori giocatori che indossano la gloriosa maglia nerazzurra, si mettessero in testa che non si può buttare una stagione nel cesso per mancanza di concentrazione e quindi di amor proprio. A parte qualche eccezione, non credo alla retorica sui calciatori che, se tifosi, rendono meglio. No, i tifosi stanno bene sugli spalti. Dentro il campo recitano dei professionisti che lo fanno per lavoro. Però con spirito di appartenenza, serietà, impegno e mentalità, il lavoro si svolge meglio, si vincono più cose e si guadagna anche di più. L'Inter deve iniziare a ragionare da Squadra, porsi l'obiettivo e non dimenticarlo in corso d'opera, richiando così di perdere o pareggiare partite da vincere senza nemmeno troppa fatica. Anche Mancini, che continuo a ritenere il valore aggiunto del club, dia di più a livello di grinta e motivazioni. Così come dovrebbero dare di più in queso senso Javier Zanetti e Dejan Stankovic, le nostre icone. Facciano sentire, capire, ogni minuto utile, cosa voglia dire giocare nell'Inter e per l'Inter.
Domenica sera si giocherà una grande partita. Difficile, perchè la Fiorentina di Paulo Sousa, pur con delle problematiche che ultimamente la stanno danneggiando, si è rivelata una delle è più belle realtà del nostro calcio e chi è interista ne sa qualcosa dopo la gara di andata. Ma che si vada al Franchi con voglia, rabbia, consapevolezza e tanta serenità. Non credete a chi vi vuol convincere che l'Inter sia solo un peso. Perché se ce la tiriamo da soli, la cose andranno anche peggio. AMALA!
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