Di sicuro, è stato uno dei protagonisti sul campo più amati della storia recente dell’Inter, l’uomo che spesso è stato anche artefice dei gloriosi destinati di qualche anno orsono; tanto per citare un esempio magari un po’ banale, passò dal suo spostamento sulla trequarti il rilancio della prima Inter di José Mourinho, quella che magari vinceva ma ancora arrancava un po’, preda delle eccessive insistenze del tecnico portoghese sul 4-3-3 e delle difficoltà di Amantino Mancini e Ricardo Quaresma, tutto questo tra l’altro dopo aver sfiorato la partenza direzione Juventus e rischiato di perdersi gli anni probabilmente più belli della sua carriera.

Centrocampista di potenza e qualità, idolo ancora intatto di diversi interisti anche di un certo rilievo, basti pensare all’ammirazione ammessa del sindaco di Milano Beppe Sala, Dejan Stankovic è ancora molto attento alle vicende nerazzurre. E soprattutto, è ancora una voce che conta quando si parla di Inter attuale. Gli si può decisamente credere, quindi, quando esalta quelle doti che la squadra di Luciano Spalletti ha saputo tirare fuori subito dopo la clamorosa sconfitta interna contro il Parma, a partire dalla rabbia agonistica, chiamatela ‘garra charrua’ se preferite, esplosa fragorosa in quella magnifica serata di Champions a San Siro e mai andata in esaurimento, magari un po’ al contrario di quanto è accaduto con la benzina in corpo dei vari giocatori, come i tanti impegni ravvicinati potevano effettivamente far mettere in preventivo.

Si può credere quindi, al Drago, quando dice che era solo questione di pazienza prima di vedere l’Inter inanellare questo filotto di vittorie. Come gli si può credere quando dice che questa squadra non può permettersi di scegliere tra campionato e Champions: Juve o non Juve, è anche una questione di mentalità, che deve portare a prendersi il dovere morale di tenere sempre la testa alta, evitando magari di ricadere nei momenti di sconforto e di smarrimento che purtroppo restano sempre aleggianti intorno al gruppo, come si è visto già in avvio di questa stagione o, in maniera più prolungata e a tratti inquietante, a metà del cammino dello scorso campionato. La squadra c’è, plasmata in base ai voleri del tecnico, adesso sta cominciando ad avere una sua quadratura e questa sosta, al di là del consueto, inevitabile momento di noia da essa causata, servirà per riavere tutti al meglio alla ripresa delle danze, quando, tra Milan, Barcellona e Lazio, ci sarà da ballare eccome.

E inappuntabili appaiono anche i giudizi espressi su alcuni singoli: in primis Mauro Icardi, del quale apprezza la sua crescita costante soprattutto sul piano della maturità, e del resto d’altronde non potrebbe essere visto che ormai Maurito, volenti o nolenti, ha ormai parecchi anni da capitano alle spalle e quindi ha assimilato in quanto tale gli oneri e gli onori. Passando per Matteo Politano, per il quale non ha nascosto la propria stima e la propria soddisfazione per il rendimento offerto sin qui in nerazzurro. Lui che quando arrivò in nerazzurro fu pressoché oscurato dall’emergere delle voci sull’arrivo alla Juventus di Cristiano Ronaldo e il suo acquisto fu accolto con freddezza, financo con una certa punta di sarcasmo dagli stessi interisti, preso come termine negativo della differenza di valori, equilibri e potenzialità dei due club sul mercato. Ma quello che conta, alla fine, è quanto un giocatore rende in campo e sin qui l’ex Sassuolo il rendimento lo ha offerto anche in buone dosi.

Ma soprattutto, Stankovic si è soffermato su un altro giocatore, con un commento tanto lapidario quanto significativo: “Da lui mi aspettavo di più”. Ed è un parere che assume ancor più significato se il soggetto in questione è Roberto Gagliardini. Per un semplice motivo: sul giocatore arrivato quasi due anni fa dall’Atalanta si sono riposte da subito molte aspettative, specie in virtù della prima parte di campionato che aveva vissuto alla corte di Gian Piero Gasperini, un exploit tanto inaspettato quanto roboante. E quando è arrivato all’Inter, per lui sono arrivati subito i paralleli proprio con il serbo, se non altro perché ha deciso di prendere in eredità il suo numero di maglia, il 5, con tanto di messaggio di dedica arrivatogli proprio da Stankovic in persona.

Sul perché, una volta lasciato l’ambiente orobico, i tanti giocatori che nei tempi recenti hanno fatto le fortune della Dea abbiano incontrato più o meno tutti difficoltà di vario genere, si potrebbe addirittura scrivere un trattato. Non è sfuggito a questa norma non scritta nemmeno Gagliardini, che pure nelle primissime settimane di esperienza con il nerazzurro di Milano si era espresso anche ad ottimi livelli, salvo poi incappare anche lui in cali di rendimento anche preoccupanti. Due stagioni, fatto il conto, a fasi decisamente alterne, di sì e di no, di momenti esaltanti e altri meno, ma che hanno dato comunque una generale sensazione di un giocatore ancora lontano dall’avere raggiunto una piena maturità agonistica.

Stiamo comunque parlando di un classe ’94, che ha potenzialmente ancora il tempo dalla sua parte. L’importante, però, è che decida quanto prima di prendere le redini del suo futuro in mano. Si può essere felici anche delle piccole cose, che poi magari piccole non sono come l’impatto importante che ha avuto nel finale di match contro la Spal; però è ora il momento di svoltare, e in questo senso le parole di colui dal quale ha ereditato quel fatidico numero potrebbero essere lo sprone che serviva davvero.

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Sezione: Editoriale / Data: Mer 10 Ottobre 2018 alle 00:00 / articolo letto 17432 volte
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A