"Questa partita racconterà solo se il prossimo anno giochiamo in Champions o no, nel senso che il lavoro rimane lì". Spalletti ha rivendicato con forza nella conferenza stampa di vigilia di Lazio-Inter quello che è stato il percorso dell'Inter 2017/18: una strada che ha visto prima la squadra in testa alla classifica fino a metà dicembre, poi i due mesi di calo, le difficoltà, i fantasmi del passato e infine la ripresa. Una risalita fatta di nuove convinzioni, soprattutto nel gioco, nelle prestazioni e nella ricerca di un concetto forte di squadra, dove tanti giocatori dall'età media non altissima sono riemersi facendo gruppo, quello che era mancato nella scorsa stagione e in tante altre di fronte alle difficoltà, perché mai sicuri di una guida altrettanto solida e stabile.

Il leader di questo gruppo, sempre saldo al suo posto, mai messo in discussione dalla società, è senza dubbio Luciano Spalletti. Quella crescita che lui sottolinea, quella base che deve costituire le fondamenta dell'Inter 2018/19 (al netto di tutte le profezie di diaspora in caso di quinto posto) è la stessa sottolineata, condivisa, appoggiata, guarda caso, da Piero Ausilio, da Alessandro Antonello, da Javier Zanetti e dal massimo rappresentante della proprietà vicino alla squadra Steven Zhang, che mai hanno fatto mancare l'appoggio all'allenatore, definito 'il nostro condottiero' dall'amministratore delegato, semplicemente 'il migliore' dal direttore sportivo, 'molto intelligente e fin da subito ha capito il nostro ambiente e cosa vuol dire rappresentare l'Inter" la sintesi del vicepresidente.

"Steven Zhang ci manifesta sempre tutto il suo affetto. Mi ha chiesto di viverla senza pressione per me e la squadra, perché abbiamo fatto un buon campionato. Anche lui ha voluto dircelo prima del risultato di Crotone", ha voluto ribadire Spalletti. Per far intendere che la fiducia della società si è fatta sentire a prescindere dal risultato finale, proprio come lui ha voluto fare e dimostrare ai suoi uomini, i suoi professionisti, come li ha sempre chiamati durante la stagione: "Ho visto l'amore e l'attaccamento negli spogliatoi dopo la sconfitta di sabato. Dopo Lazio-Inter ci sarà grande entusiasmo o grande delusione e verrà condizionato il giudizio dal risultato, ma il lavoro è stato fatto ed è lì - ripete per la seconda volta il 'condottiero' orgoglioso dei suoi - . I calciatori hanno dimostrato professionalità, serietà, correttezza. Si sono sempre comportati molto bene, anche in campo. Io in base a questo loro comportamento ho scelto domenica mattina dopo il Sassuolo per dirgli cosa penso di loro, non ho bisogno di aspettare domani l'altro. Gli ho detto che mi sono trovato bene con loro e che ho imparato molte cose. Hanno lavorato in maniera seria, hanno ribaltato il momento di difficoltà".

In queste parole c'è tutto l'orgoglio di Spalletti per quei nove mesi di campionato giocato da squadra; un sentimento, l'orgoglio, che per la prima volta dopo anni di cambi frenetici e spesso illogici di giocatori, allenatori e anche proprietà, dà finalmente un'idea di compattezza tra staff tecnico, giocatori e società. Steven Zhang ha voluto parlare con Spalletti prima del Crotone. Spalletti ha voluto parlare con i giocatori prima del Crotone. Il lavoro fatto resta, te lo ritrovi, quando non disfi la tela per ripartire ogni volta da zero. E' possibile, anche in Italia. Lo diceva anche lo Special One, Mourinho: "Non conta solo il risultato, ma anche il gioco. Qui si guarda tanto, troppo il risultato. L'Italia è un Paese 'risultatista'". Concetto ripreso da Spalletti parlando di questa stagione: "Noi abbiamo fatto vedere soprattutto in questo finale di stagione che possiamo giocarcela alla pari contro la Lazio. Loro sono forti, hanno fatto un grande campionato, ma l'ha fatto anche il Napoli e si tende a sminuire anche loro. Secondo me ha vinto la coppa del manuale del calcio, ma si dice che non hanno portato nulla a casa. Hanno fatto divertire tutti, anche me".

Questo non significa che l'Inter e i suoi tifosi non debbano tornare a lottare per vincere e soprattutto vincere, ma vuol dire che il processo di risalita è evidente dentro e fuori dal campo e dovrà e verrà in ogni caso portato avanti. Certo, potrà essere rallentato o accelerato dalla partecipazione o meno alla prossima Champions League, ma è inevitabile e non si fermerà, nemmeno davanti al giochino 'del fenomeno e del fallito' tanto caro ai media di un Paese 'risultatista' e mai digerito da Spalletti. Figlia di questa mentalità italica, puntuale è arrivata la domanda: "Teme che possa essere la sua ultima partita all'Inter o è certo del contrario?". Ferma anche in questo caso la risposta di chi non ci sta a entrare nella centrifuga, forte stavolta della fiducia di un club che sta programmando il futuro non più solo a vista: "Io mi trovo benissimo nell'Inter, a vivere l'importanza del momento e la voglia di essere in questa posizione. In confronto a questo la lunghezza del contratto è una barzelletta. E' talmente bello quello che sto vivendo adesso che del contratto mio lei ne può fare quello che gli pare", ha risposto in conferenza stampa l'allenatore nerazzurro.

Lazio-Inter deciderà la velocità di avvicinamento ai vertici del calcio italiano dell'Inter. Non è niente, ma neanche tutto. E quando vivi il presente, consapevole del percorso che stai facendo e sapendo con chi e dove vuoi andare, diventa naturale programmare senza temere il futuro. Questo è chiarissimo per l'allenatore dell'Inter: "C'è la volontà e la consapevolezza di poter fare tante cose insieme e che abbiamo un'Inter che ha lavorato e che lavora, che vuole dare e togliersi soddisfazioni andando a vincere delle partite importanti. In parte è già stato fatto. Nessuno vuole andare via dall'Inter. Vogliono rimanere tutti, perché l'Inter è una squadra forte". Il segnale di tutto questo viene da chi è stato oggetto di polemiche tra l'assurdo e il grottesco: Stefan de Vrij. Il difensore olandese darà ovviamente tutto per la Lazio contro l'Inter il 20 maggio 2018, ha dimostrato negli anni, nei mesi e anche di più, se possibile, nelle ultime due partite che professionista e che giocatore sia. Ma ha scelto l'Inter per il suo futuro, come l'ha scelta Spalletti l'anno scorso, nonostante Lazio e Roma volessero trattenerli fortemente e potessero offrire magari anche una partecipazione in più in Champions League. De Vrij e Spalletti hanno scelto l'Inter, come vogliono sceglierla Rafinha e tanti altri, perché per vincere domani oggi l'Inter è tornata credibile. A prescindere da stasera.

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Sezione: Editoriale / Data: Dom 20 Maggio 2018 alle 00:01 / articolo letto 42142 volte
Autore: Michele Borrelli