Paolo Scaroni, presidente del Milan, ha parlato alla Gazzetta dello Sport anche della collaborazione con l'Inter per San Siro. "La prima condizione è avere uno stadio moderno. Poi può essere di proprietà, oppure del Comune. Non è questo il fattore imprescindibile. E non escludo che ci si possa giocare in due. Ho la mente aperta a tutte le soluzioni. Tra l’altro San Siro è un’icona, una storia di successo per entrambe le milanesi. Lo abbiamo costruito, ci abbiamo vinto e poi che facciamo, ce ne andiamo? Poi, per carità, si può anche fare. Comunque il dialogo con l’Inter è iniziato proficuamente".

Secondo lei quanto tempo ci può mettere Milano per tornare a contendere la supremazia alla Juve?
"Ieri in Lega guardavo quel tabellone con i sette scudetti consecutivi e fra me e me riflettevo sul fatto che oggi lo scudetto vale un pochino di meno rispetto a 15-20 anni fa. Vincere il campionato è bellissimo, ma il mondo del calcio è diventato quello della Champions. E per noi quello che conta è tornarci, ma vorrei sottolineare che non è una previsione inserita nel piano con cui ci siamo presentati alla Uefa. Abbiamo parlato di Europa League e non di Champions. Il nostro è un programma a medio-lungo termine di una squadra giovane che deve coagularsi e rafforzarsi, senza stress. Giovane e italiana, cosa che mi piace molto".

Il ritorno in Champions comunque è obbligatorio per poter fare un salto di qualità finanziario: quando rivedremo il Milan fra le prime otto d’Europa?
"Non ci siamo dati una tempistica. Ma è un obiettivo all’interno del piano di Elliott, quindi i 3-5 anni di cui abbiamo già parlato. E comunque la Champions attrae più dello scudetto".

Torniamo ai fasti del passato: anche Li Yonghong aveva promesso di riportare il Milan sul tetto del mondo. Come possiamo definire Mr. Li?
"Un punto interrogativo che non è stato evaso e che forse non lo sarà mai. L’ho visto tre volte nella mia vita, non gli ho mai parlato perché non parla nessuna lingua a parte il cantonese. Ma a me non interessa nulla di quello che è successo, guardo avanti. Di certo è stata una vicenda inspiegabile, non ci ho capito un accidente, ma io penso a cosa deve fare il Milan nei prossimi due anni, non a Mister Li".

Fassone che amministratore è stato?
"Parecchie cose non le abbiamo condivise e parecchie di queste le ho viste dopo, perché non venivano portate nel Cda. Questo per me è oggetto di critica. In termini di scelte, come quella di separarsi da M-I Stadio (la società che gestisce San Siro e le attività connesse, ndr), mi sono trovato in disaccordo, mi parevano decisioni sbagliate".

Che cosa non ha funzionato in particolare nel Milan cinese?
"Il continuo tira e molla sui soldi. Le squadre vincono le partite, ma i campionati li vincono le società. Si passava il tempo a parlare di milioni mancanti e certe cose arrivano fino allo spogliatoio. I famosi ultimi 32 milioni dovevamo averli per forza perché se non fossero stati messi non avremmo potuto iscriverci al campionato: come fa un club come il Milan a campare in questo modo? Si crea un senso di precarietà deleterio per tutti. Mentre per quanto riguarda la campagna acquisti, vedo che Leonardo e Maldini hanno smontato molto di ciò che era stato allestito. Un motivo ci sarà pure".

Sezione: Rassegna / Data: Ven 14 Settembre 2018 alle 09:50 / articolo letto 8134 volte / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni