Inter mai uguale a se stessa. Il dato viene portato alla luce dalla Gazzetta dello Sport che evidenzia come Spalletti cambi spesso e volentieri l'undici iniziale della squadra: fin qui, una gestione particolarmente azzeccata del tecnico. Esempio lampante l'utilizzo vincente di Joao Mario, in naftalina fino alla Lazio e poi decisivo a Roma e con il Genoa. "Volendo usare una metafora, si può dire che l’Inter è un compasso che ruota intorno a Brozovic, il più impiegato con 1.191 minuti stagionali - si legge -. E forse è per questo che Spalletti farà di tutto per metterlo dentro anche oggi, nonostante la fatica. Perché ci sono pure le eccezioni, al ragionamento. Se nel discorso venisse inserita anche la Champions, solo una volta Spalletti si è ripetuto scegliendo lo stesso undici, tra derby e Barcellona a San Siro: è quella la formazione titolare, con una variazione comunque assicurata tra i due match con il cambio di modulo, dal 4-2-3-1 al 4-3-3. Il punto di caduta della centrifuga è doppio. Di squadra, ovviamente. Ma anche a livello individuale. Così facendo Spalletti ha allargato la base di lavoro e ha regalato il passaporto ai suoi giocatori, liberi di conquistare – in alcuni casi riconquistare – la nazionale. Di Joao Mario s’è già detto, ma D’Ambrosio – escluso da questo giro di Mancini, ma presente nelle scorse chiamate –, Gagliardini e lo stesso Politano sono la fotografia perfetta di un’Inter che fa affidamento su tutti. Vale anche per Lautaro, che la Seleccion l’ha conquistata in pianta stabile nonostante nell’Inter sia diventato arma utile più a gara in corso che dall’inizio. Ma tra i titolari delle 12 formazioni c’è stato anche lui".

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Sezione: Rassegna / Data: Dom 11 novembre 2018 alle 09:05 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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