Nicola Berti è un'icona dell'Inter, ma con una parentesi anche nel Tottenham. "Per sei mesi fui molto felice - racconta alla Gazzetta dello Sport -. Prima che mi imponessero il 4 per vendere maglie avevo il numero 35: lo adoravo. I tifosi mi chiamavano Gorgeous, magnifico, perché ero simpatico, forte e facevo impazzire tutte, ehm, tutti. Altri ritmi, a quei tempi: in tre settimane ero già a posto, al settanta per cento facevo la mia figura. Allora in Inghilterra era un calcio più disordinato, perfetto per me: giocavo alla Pirlo e in più contrastavo anche, in cinque mesi 3 gol e 4 assist". Poi i problemi con gli allenatori e parentesi chiusa.

Kane l’uomo da temere?
"Lui e tutti quelli davanti. La mia radiografia del Tottenham: difesa perforabile, centrocampo buono, Dembelé molto buono e attacco di fenomeni".

Dunque?
"Dunque ce la giochiamo. Anzi, dico di più: Tottenham più esperto, perché negli ultimi anni la Champions l’hanno fatta loro, e Inter leggermente più forte. E dico ancora di più: potrebbe essere un’Inter nata per essere più forte in Champions che in campionato".

Il sorteggio non aiuta questa sua «visione».
"Il calendario però sì: bella la prima in casa che quasi ti costringe a vincere, tutta adrenalina. Se esiste un buon calendario, questo lo è".

Per la qualificazione: Inter o Tottenham?
"Possibile. Ma può cascarci dentro anche il Barcellona".

Motivi per essere fiduciosi, nonostante il campionato choc?
"Sono almeno quattro. Uno: è metà settembre, la condizione e dunque il ritmo migliorano anche da una partita all’altra. Due: la crescita dei croati, anche grazie al Mondiale, ci può dare più internazionalità. Tre: finora Spalletti, che per un bel po’ non ha avuto a disposizione Nainggolan, non si è sentito del tutto “libero”, ma secondo me ha in ballo altre soluzioni tattiche. Compresa la difesa a tre, certo. Chi non ci penserebbe, con quei tre là dietro? Quattro: quelle soluzioni può alternarle anche in corsa, perché ha molti giocatori che chiamerei universali".

Un po’ com’era lei: un interista di oggi che le ricorda Berti?
"Gagliardini è troppo ordinato... Nainggolan, per forza: un po’ di pazzia ci vuole. Io ero ancora più matto, più disordinato, lui ha più tecnica ed è, diciamo così, più metodico, nella libertà che Spalletti gli dà, anzi gli deve dare. Io invece la libertà me la prendevo".

Che cosa le piace di Nainggolan?
"Che non tira mai indietro il piede, e questo penso piacerà anche ai tifosi. E pure che non si chiude in casa a guardare la tv: è giusto avere un contatto con la città e con i tifosi, godersi Milano, ovviamente quando si può. Un bar, un ristorante, una volta ogni tanto una discoteca: oggi non esiste quasi più l’incontrare la gente che tifa con te, e invece è importante".

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Sezione: Copertina / Data: Mar 18 settembre 2018 alle 08:56 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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