Francesco Colonnese apre il suo album dei ricordi per la Gazzetta dello Sport. L'ex difensore di Inter e Napoli non nasconde il particolare affetto che lo lega ad ambedue le realtà: "Le squadre a cui mi sento più vicino. Napoli ti soffoca di amore, anche quando le cose vanno male, l’Inter è elegante e severa perché San Siro non ti perdona l’errore. Napoli è speciale perché mio papà era tifoso azzurro: piangevo quando non mi hanno riscattato e sono dovuto andare all’Inter, ma non potevo sapere sarebbe stato il viaggio più incredibile della mia vita. A Milano ho vinto una Coppa UEFA, ho giocato con Ronaldo, il migliore di tutti, e ho scoperto l’interismo e una squadra che tiferò per sempre. E pensare che da ragazzo simpatizzavo per la Juve".

Inevitabile un ricordo dello Scudetto sfumato nel 1998.
"Ha lasciato una ferita aperta che non si chiude più. Più passano gli anni più aumenta il dolore, vincere lo Scudetto non succede tutti i giorni e quell'Inter poteva aprire un ciclo. Il 5 maggio è invece la dimostrazione che nel calcio c'è l'imprevedibilità; quando tutto sembra scontato la scivolata è sempre dietro l'angolo. Mi è dispiaciuto molto vedere l'Inter soccombere ma le partite bisogna giocarle sul campo, non fuori. Vedere la gente piangere è stato brutto perché da dentro dicevo che nel calcio le partite vanno giocate. La Lazio era una squadra forte, l'Inter aveva la convizione di vedere una Lazio superficiale e la partita è finita con un epilogo brutto". 

Quanto il mancato Scudetto del 1998 ha unito quel gruppo, forse più della vittoria della UEFA? 
"Quella sconfitta ci ha lasciato un amore eterno. Ci ha unito molto. La dimostrazione è che, a distanza di quasi 30 anni, abbiamo una chat creata da me e da Moriero in occasione della scomparsa di Gigi Simoni. Scriviamo tutti, da Simeone a Ronaldo. Perfino West che lascia sempre questo messaggio: 'Ullalà'. Lo ripete da 30 anni... Taribo è unico, non è solo quello che ha preso a morsi Nicola Caccia del Napoli dicendogli 'Ti mangio'. Quando finivamo la doccia, lui era ancora lì ad Appiano a correre per i fatti suoi: l’allenamento non era mai abbastanza". 

Lei ha citato anche Ronaldo e Simeone: è vero che lei ha fatto da paciere tra i due? 
"Sono stato mediatore tra due campioni, metteteci poi dentro la rivalità Brasile-Argentina... Il Cholo è il miglior amico che mi ha dato il calcio, ci sentiamo ogni giorno e spesso vado da lui a Madrid. Non tollerava niente che non fosse la perfezione atletica, mentre Ronaldo era un mondo a sé, per decisione di Simoni. Non aveva bisogno di fare tutte le nostre ripetute anzi, quando ci vedeva, rideva goliardicamente e questo mandava fuori di testa Diego. Oggi, con la testa d’allenatore, ha capito che non tutti i talenti sono uguali". 

Sezione: News / Data: Mer 01 aprile 2026 alle 15:48
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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